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Francesca Miali/Ripartire da sè

Pubblicato da: Categoria: Copertina

26
LUG
2013
Dietro l’ideale di una vita tranquilla, un carattere  deciso per affrontare tematiche sociali difficili e delicate come la violenza sulle donne. Perché peggiore della vergogna e dell’umiliazione è il silenzio
 
Giovane e determinata, sin da piccola ha sempre avuto le idee chiare sul suo futuro: sognava di poter difendere le cause degli altri e col tempo ha realizzato i suoi obiettivi. Merito di tanto studio e una buona pratica, ma non solo, perché è grazie a una sana passione che Francesca Miali, avvocato martinese, oggi conduce uno studio legale tutto suo. La tenacia e l’ottimismo assurgono a status symbol della sua personalità, estremamente socievole ed empatica, ma anche profonda e sensibile davanti a tematiche complesse e delicate. Entrata a far parte dell’Associazione Idea, volta al sostegno delle donne in difficoltà, Francesca da qualche anno, offre assistenza legale gratuita a tutte coloro che fronteggiano quotidianamente situazioni di violenza e maltrattamenti sia fisici che verbali: una realtà ancora troppa buia, dove la vergogna e l’umiliazione si macchiano di un silenzio, che il più delle volte si rivela devastante.
Francesca quando hai iniziato a subire il fascino per la tua professione?
«Sognavo di intraprendere questa professione sin da piccola; potrà sembrare ridicolo, ma seguivo con interesse anche le varie fiction televisive, in cui compariva il ruolo dell’avvocato intento a risolvere le cause e a difendere i suoi assistiti. Ho studiato il primo anno a Siena, poi per questioni di cuore, mi sono trasferita a Urbino, dove mi sono laureata: così dopo aver conseguito gli studi ho avviato questo percorso lavorativo, scegliendo di specializzarmi in diritto civile».
La scelta di specializzarti in questo settore è avvenuta in itinere, durante gli anni di pratica, o hai avuto sempre le idee chiare?
«Ho scelto l’ambito del civile, perché il diritto penale comporta uno standard di vita  molto più frenetico e irrequieto: non ci sono orari definiti e le cause portano via tantissimo tempo, perciò avendo sempre desiderato condurre una vita più serena e tranquilla, anche in vista di un futuro  progetto familiare, allora ho deciso di dedicarmi principalmente al civile, anche perché sono bravissima a complicarmi da sola la vita (ride, Ndr). Tuttavia, durante i miei anni di pratica e tirocinio, l’esperienza presso lo studio del senatore  avvocato Peppino Semeraro  ha fortemente alimentato la mia predisposizione per questo ramo specialistico». 
Quindi dopo aver studiato fuori, hai deciso di tornare a Martina: nostalgia di casa oppure no?
«Sì, inizialmente volevo trasferirmi a Milano, città che ho sempre adorato, però poi mi sono resa conto che si tratta di un luogo più adatto al divertimento e alle distrazioni. Milano è una città grandissima, piena di gente laureata e competente, perciò diventa più difficile affermarsi e avere anche la possibilità di praticare presso qualche studio legale, invece, tornando qui è stato tutto diverso».
Anche Martina Franca pullula di avvocati e studi legali.
«Martina è una città bellissima e poi è perfetta per poter condurre quell’ideale di vita sereno che ho sempre desiderato, però anche qui ci sono molti avvocati e non è sempre facile farsi strada. Credo che sia indispensabile amare il proprio mestiere e crederci davvero.  Il mio sogno era quello di avviare uno studio tutto mio e ora che ce l’ho fatta, amo quello che faccio: andare in tribunale la mattina, ricevere i miei clienti in studio e lavorare per le loro cause».
Quindi tu sostieni che è indispensabile nutrire una vera passione per realizzare i propri obiettivi?
 «Sì, esattamente. Conosco parecchie persone che studiano giurisprudenza come ripiego e senza grandi motivazioni, ma in realtà poi non fanno tanta strada. Io nella mia vita, vado per passione e sentimento, per me sono la base in tutto e penso che solo così si possano raggiungere risultati concreti. Credo molto nella teoria dell’attrazione: se ti dedichi con forza ed energia verso un progetto o un obiettivo, automaticamente riesci a realizzarlo, tutto sta nel nostro modo di affrontare la vita. Con una forte volontà interiore e un sano ottimismo, si può superare tutto».
Hai deciso di unire il tuo lavoro di avvocato a delle tematiche sociali molto delicate e complesse: ci spieghi come è nato tutto questo.
«Sì, dopo l’abilitazione come avvocato, ho conosciuto la Presidente dell’associazione Idea, dedita alla tutela e alla difesa delle donne in difficoltà. Ho cercato subito di contattarla, lei si è mostrata molto positiva e disponibile e così dopo esserci conosciute meglio, abbiamo avviato la nostra collaborazione. Purtroppo non abbiamo più una sede fissa, ma ci stiamo organizzando per ripristinarne una nuova  a partire da settembre, tuttavia siamo sempre attivi. Io cerco di essere reperibile a qualunque ora del giorno e il mio compito all’interno dell’associazione  è quello di fornire assistenza legale gratuita a tutte le donne che si rivolgono a noi».
Quali sono le situazioni più difficili che coinvolgono queste donne?
«Nella maggior parte dei casi si tratta di storie di abusi, maltrattamenti e violenza, non solo fisica, ma anche verbale e psicologica. Donne con figli, donne fragili o convinte che la situazione cambierà, quando invece è destinata solamente a degenerare. Da quando sono in associazione, mi sono resa conto che il problema più grande è quello di convincerle a denunciare: queste donne si vergognano e quando si rivolgono a noi, sono in situazioni già altamente compromesse e complicate, mai agli esordi».
A livello legale, quali sono i provvedimenti più frequenti che adottate?
«Si può procedere per esposti e querele, mentre la separazione avviene solo quando la donna è davvero convinta che la sua storia è finita.  Tuttavia, raramente si giunge a una separazione consensuale, perché nella maggior parte dei casi l’uomo non accetta l’allontanamento o il rifiuto della donna: di conseguenza più esercita violenza, più si sente forte, mentre la donna cade vittima di un circolo vizioso e si sente sempre più insignificante e indifesa. Non tutte riescono a separarsi da questi uomini e il problema è spesso legato a una questione economica, poiché molte donne non hanno un lavoro, né un’indipendenza, perciò questo diventa un ostacolo anche per quanto concerne l’affidamento dei figli. Alcune di loro vengono da me per aver più un supporto psicologico, quindi mi presto molto volentieri al dialogo e all’ascolto, però sono isolati i casi in cui si riesce a portare avanti una vera e propria battaglia, vincendola».
Molto spesso la cronaca evidenzia casi in cui, nonostante le denuncie e le querele, le donne continuano a essere vittime di una giustizia che spesso procede lenta e inefficiente.
«Purtroppo questo è vero, perché spesso si sottovalutano determinate  situazioni e si possono verificare casi in cui per la polizia non sussistono gli estremi del reato, perciò non si va avanti e rimane un esposto fine a se stesso. In effetti  i tempi della giustizia sono molto lunghi e a volte, per alcune donne, diventano il pretesto per abbandonare la decisione di una rottura o una separazione. In ogni caso sarebbero auspicabili tempi più brevi per tutelare queste situazioni».
Queste storie che segno lasciano nella tua vita personale?
«Queste storie fanno riflettere molto e spesso penso che sono una donna davvero fortunata, perché sono nata all’interno di una famiglia sana, con forti valori e ho tante amicizie vere che mi aiutano nei momenti più difficili: può capitare che ci sia una giornata storta o capitino dei momenti più tristi, ma poi il pensiero che ci siano donne alle prese con problemi ben più grandi, ti aiuta a capire che hai ben poco da lamentare, anzi, devi ringraziare per quello che hai».
È bene che le donne si convincano che si può ricominciare a vivere: da dove è necessario ripartire?
«Devono imparare innanzitutto a volersi bene, perché si tratta di donne giovani che hanno tutto il diritto di rifarsi una vita, senza soffrire ancora, devono trovare la forza e la determinazione giusta: devono ripartire da sé! ».
 


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