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GIANFRANCO SASSO/ A TRENT´ANNI… L´AMORE

Pubblicato da: Categoria: Copertina

24
LUG
2015
Con un evento di beneficienza scende in piazza per lottare contro la violenza sulle donne. Lui, che le sue battaglie le ha combattute… e vinte
 
“La moda incontra il sociale” è ormai alle porte e l’occasione è propizia non solo per affrontare nuovamente un tema – quello della violenza sulle donne – che ci fa particolarmente indignare e al quale, purtroppo, ancora non viene dato il giusto rilievo, ma anche per conoscere più da vicino uno dei soci fondatori della Janoct, l’agenzia di Formazione e lancio Moda, Immagine e Cinema, che da cinque anni organizza l’evento benefico. Gianfranco Sasso, da sempre attento alla tematica in questione, è un uomo di gran cuore e di ottime capacità manageriali. A dimostrarlo è la tenacia con cui porta avanti la Janoct, l’unica agenziaal Sud e tra le più prestigiose d’Italia.
 
Gianfranco, raccontaci cos’è “La moda incontra il sociale”.
«È un evento nazionale di beneficienza – la cui direzione artistica è di PaoloFiusco, direttore della Janoct – che si propone lo scopo di accendere un riflettore sulla violenza sulle donne, una situazione che continua a perpetrarsi in ogni ambiente sociale, anche in quelli più insospettabili. È giunto ormai alla quinta edizione e quest’anno si terrà ai Giardini Virgilio a Taranto, dove è nato. Ogni volta cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che troppo spesso rischia di essere ignorato e lo scorso anno abbiamo sostenuto la pubblicazione del libro di Annamaria Franchini, una donna che è diventata il simbolo di questa manifestazione poiché è stata lei stessa vittima di violenza, non solo fisica ma anche psicologica, e ha avuto il coraggio e la forza di uscirne».
 
Come mai ti sta così a cuore questo tema?
«Perché è una situazione che può colpire chiunque ed è molto più diffusa e radicata di quanto si possa pensare. Proprio negli ultimi tempi mi sono avvicinato a una situazione familiare simile. Ho provato ad aiutare la vittima, ma mi sono sorpreso nel trovarla così rassegnata. “Questa è la mia vita”, mi ha detto. Trovo che sia inaccettabile tutto questo».
 
Se lo scorso anno avete promosso la pubblicazione di  un romanzo, questa edizione invece sarà l’occasione propizia per parlare di un nuovo, interessantissimo progetto.
«Pubblicizzeremo infatti l’apertura di Universo Donna, uno sportello d’aiuto dedicato a tutte coloro le quali avranno bisogno di un supporto o semplicemente avranno voglia di parlare con qualcuno e di confrontarsi (per maggiori dettagli v. box). Ci teniamo molto ad affrontare questa problematica, perché come agenzia ci tocca particolarmente. L’evento “La moda incontra il sociale”nasce come evento fotografico, con diversi fotografi provenienti da varie regioni d’Italia. Inoltre vi è una mostra di pittura incentrata sulla donna, body painting, dj set e molto altro. I nostri media partner, Studio 100 ed Extramagazine, hanno a cuore come noi questa tematica e speriamo di riuscire a trasmettere un messaggio positivo e di speranza».
 
Conosciamo già da diverso tempo l’agenzia Janoct e il suo lavoro, ma vorremmo cogliere questa occasione per conoscere meglio te. Quando e come è iniziata la tua passione per la moda?
«Ho sempre avuto l’idea di diventare uno stilista, era il mio sogno sin da bambino. Finite le scuole medie decisi di studiare oreficeria al Liceo artistico. Mi affascinava il gioiello ed è stata davvero una bella esperienza, perché ho imparato moltissimo. Il mio vero obiettivo, però, era quello di creare collezioni di alta moda e quindi a metà anno scolastico convinsi mio padre a iscrivermi a una prestigiosa scuola di Milano. È lì che è nato il mio percorso».
 
Un percorso che ti ha portato ad aprire la tua agenzia di moda, qui a Taranto.
«Inizialmente, quando alla direzione dell’agenzia c’erano gli altri soci e io ero il direttore artistico, mi cimentavo con la creazione delle collezioni di moda ed è iniziata una lunga scia di successi, che continua ormai da sedici anni. In seguitoè diventata una prestigiosa accademia di formazione e lancio nel settore moda, immagine, cinema a numero chiuso – infatti ogni anno, grazie ai casting Nazionali, diamo la possibilità a venti ragazzi  di intraprendere questa strada dando loro l’occasione della vita. La Janoct è diventata proprio un’accademia riservata a tutti coloro i quali vogliono intraprendere una carriera in questi ambiti. I soci alla direzione in Italia sono otto e io da anni ricopro il ruolo di Direttore dei casting nazionali. Siamo molto soddisfatti della crescita della Janoct, perché dopo sedici anni è ancora l’unica agenzia del Sud. Selezioniamo ragazzi sia per il ramo Academy che per quello Agency, cerchiamo giovani motivati, che possiedano non solo le caratteristiche fisiche che ricerchiamo, ma anche il giusto atteggiamento mentale, perché per fare questo lavoro è necessario anche avere la testa ben puntata sulle spalle. I venti fortunati intraprendono poi un percorso, che li conduce a una graduale trasformazione, un miglioramento delle potenzialità che già di base possiedono. Imparano teatro, cinema, canto, ballo, portamento, etc. e affrontanounpercorso estetico e di immagine, adottando il look giusto e diventando pronti ad affrontare il mondo della moda e del cinema».
 
Hai vissuto nella città che è considerata la capitale italiana della moda. Come mai hai scelto di tornare al sud?
«Beh, sai, Milano è una città molto signorile, è vero. È bellissima e molto diversa dalla nostra, eppure da ragazzino queste differenze non le notavo. Avevo vissuto anche a Torino, dunque vedevo e vivevo diverse realtà, ma per me erano tutte uguali. E poi il legame con la terra è comunque molto forte, dunque dopo essermi formato, sono tornato». 
 
Dopo sedici anni come è cambiato il settore della moda?
«È cambiato piuttosto il modo in cui ci si rapporta a esso. Prima erano le mamme a spingere le figlie verso questo settore, proiettando probabilmente su di loro le proprie aspirazioni. Adesso sono i ragazzi stessi a esserne affascinati. Le famiglie magari all’inizio sembrano più restie, ma poi comunque seguono i ragazzi e danno loro supporto. Seguire e far crescere un quattordicenne che viene affidato a noi dalla sua famiglia è una grande responsabilità e noi cerchiamo sempre di svolgere al meglio il nostro compito».
 
Mi pare di capire che anche la tua famiglia ti ha permesso di seguire il tuo sogno e ti è stata accanto, anche quando, e questo non l’hai mai nascosto, hai parlato loro della tua omosessualità.
«Sì, ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia che comunque ha appoggiato le mie scelte e mi ha accettato per quello che sono. Forte del loro supporto – che, tuttavia, non è un supporto ostentato, ma una semplice accettazione e serenità – ho avuto modo di vivere senza problemi anche all’esterno del mio nucleo familiare. Non sono mai stato preso in giro, non ho subito alcun tipo di intimidazione da parte dei compagni di scuola, o altro. Merito forse anche del mio carattere forte, che come dico sempre io, è costruttivo ma sa essere anche distruttivo e chi mi conosce questo lo sa fin troppo bene. Non amo le mezze misure: sono o bianco o nero».
 
La scoperta della tua sessualità è avvenuta in maniera naturale o tormentata?
«Direi molto naturale. Fino ai quattordici anni non mi ponevo alcuna domanda, non sapevo di essere omosessuale. Mi sono invaghito di alcune ragazzine, ma non c’è stato mai un episodio che mi abbia fatto capire i miei veri gusti. Fino a un paio d’anni dopo. Intorno ai sedici o diciassette anni ho iniziato a interrogarmi sulla natura dei miei sentimenti per il genere femminile e per quello maschile e la risposta è arrivata chiara e diretta quando mi sono innamorato del fidanzato della mia migliore amica. Era la mia prima esperienza e commisi l’errore di sbandierare il mio amore – anche se amore è una parola grossa – ai quattro venti, rendendo in tal modo vulnerabili anche altre persone. Finì tutto poco dopo, quando lui fece un terribile incidente stradale subito dopo un forte litigio e io, dopo essere stato al suo fianco per tutto il tempo che è stato in coma in ospedale, sono andato via, lasciandolo libero di vivere la sua vita».
 
Forse è stata questa esperienza a renderti più schivo. Sembri, infatti, una persona che non si lascia andare così facilmente.
«Infatti è proprio così. Sono diffidente e resto sempre sulla difensiva, cercando forse di proteggermi da eventuali sofferenze. Ho avuto sei fidanzati, nella mia vita, e al momento sono impegnato con un ragazzo, con cui sto già da diversi anni. E ora lo posso dire, a trentuno anni ho finalmente conosciuto l’amore, quello vero. Con tutte le difficoltà e i problemi, comuni a tutte le coppie, ma sempre con un sentimento autentico, forte e sincero. Sono consapevole del fatto che oggi provo la forma di amore più grande che possa esistere,e a volte mancano le parole per poterlo spiegare. Ma preferisco non parlarne, scusami (abbassa lo sguardo e cerca di glissare,ndr). Dico solo che non c’è mai stato, nella mia vita, un amore più grande di questo».
 
Ne sono davvero lieta. Sei innamorato, ti occupi di moda, hai una meravigliosa agenzia… Ci sono ancora sogni da realizzare?
«Quelli non finiscono mai, ma il sogno più grande, in ambito lavorativo, è quello di aprire una mia azienda di moda, che faccia risvegliare nuove parti di me, il mio lato più creativo, e che mi dia nuovi stimoli e aspettative».
 
 


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