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Chiarelli-Finocchiaro/A Roma!

Categoria: Copertina

22
FEB
2013

 

Tutto quello che c’è da sapere per farsi un’idea della geografia politica locale. Alla fine rimangono un martinese e una siciliana candidati a rappresentarci: ci piace immaginarli così
 
Siamo ormai al termine di una campagna elettorale breve ma intensa che si è sviluppata, forse in modo anomalo, attraverso il confronto mediatico a distanza, tra i vari leader nazionali. Troppo spazio allo scontro personale, poca attenzione ai problemi reali del Paese. E questo, inevitabilmente, ha portato acqua al mulino di Grillo. Gli scenari ipotizzabili non lasciano troppo spazio alla fantasia. Nessuna coalizione ragionevolmente può aspirare a raggiungere i numeri necessari per governare autonomamente. C'è una ipotesi che ci ricorda vagamente, almeno nella formula, il vecchio pentapartito che potrebbe vedere insieme Bersani con Monti, Fini e Casini, con l'incomodo Vendola. Davvero un bel minestrone dai mille sapori! Ingroia ha poche possibilità di essere determinante, e  Giannino si è eliminato da solo, mentre il voto di protesta dato a Grillo, se il comico genovese dovesse mantenere  la promessa di non allearsi con altri partiti, per quanto sicuramente importante, non potrà avere conseguenze per il prossimo governo se non quella di determinarne l'immobilismo. Resta la ipotesi del sorpasso di Berlusconi. Staremo a vedere. Il futuro si presenta comunque molto incerto al momento. Intanto a Martina Franca si è assistito ad una campagna elettorale davvero strana, che ha visto invertite le parti rispetto alle recenti amministrative. In primavera la sinistra martinese si era presentata compatta e combattiva riuscendo a strappare la guida della città ad un centro destra diviso e litigioso. In questa occasione le note vicende che hanno caratterizzato le primarie del PD, con le dimissioni del segretario cittadino e il comprensibile disappunto di Donato Pentassuglia, hanno influenzato e non poco la campagna elettorale a sinistra. E invece il centro destra con Gianfranco Chiarelli ha ritrovato la sua unità. Marraffa, Cassano, Spina e Mariella, i quattro candidati sindaco, hanno deposto l'ascia di guerra  e, se pure mantenendo le rispettive identità, si sono ritrovati a convergere sulla candidatura del consigliere regionale del PdL. Campanilismo? Martinesità da difendere? Voglia di riscatto? Forse tutto ciò messo insieme. Sta di fatto che i moderati si sono ritrovati intorno alla candidatura di Chiarelli e promettono di continuare insieme il percorso che, dopo le politiche, li vedrà affrontare a breve il rinnovo del consiglio regionale. Certo sul piano personale il confronto Chiarelli-Finocchiaro non ha avuto storia. Al pienone delle manifestazioni organizzate dal PdL ha fatto eco una evidente "fiacca" della sinistra, chiaramente palpabile in occasione della venuta a Martina Franca della senatrice siciliana. Cosa mai avrebbe potuto comunque attendersi la Finocchiaro? Martina Franca ha bisogno di essere rappresentata da chi la conosce in modo approfondito  e ne vive direttamente  le tante problematiche. Non si tratta ora di guardare alla parte politica, ma oggettivamente un martinese doc sicuramente qualcosa in più di una pur brava Finocchiaro, potrà fare per il territorio. Abbiamo detto di una sorta di contrappasso dantesco che si è verificato nella geografia politica martinese; una totale inversione di ruoli. In prima battuta potremmo parlare di normale fisiologia politica che, in un sistema bipolare, per quanto imperfetto, prevede che chi governa attiri tutte le attenzioni, spesso critiche, della opinione pubblica, vive anche una dialettica interna vivace (a volte sottaciuta) tra le sue varie componenti, accusi una sorta di sindrome da esercizio del potere. In parte è proprio così e Martina Franca non costituisce certo un'eccezione alla regola. Ma c'è dell'altro, politicamente più rilevante. Da un lato qualcosa di nuovo nel PdL, dall'altro un certo nervosismo nella sinistra dovuto, come si diceva, essenzialmente alle mal digerite decisioni dei vertici nazionali del PD in tema di composizione delle liste elettorali. Andiamo per gradi, partendo dalle amministrative dello scorso anno. Non è un mistero che Martina Franca in termini di orientamento generale ha confermato, sommando i voti dei quattro candidati di centrodestra,  la sua tradizionale vocazione liberale-democratico-cristiana. Il centro destra ha commesso una serie ripetuta di errori e, si sa, errare humanum est, sed perseverare…. Ma l'errore più grosso è stato quello di frammentarsi. Tante individualità in campo, tante personalità, totale difficoltà di comunicare. Diaspora, o fuga da…, decidete voi, del PdL; La Destra del duo Cassano-Marinosci subito in pole position, ma giunta poi fuori tempo al traguardo. Mariella candidato in zona Cesarini e  infine Cambiamo Martina che ha svolto la sua quasi personale battaglia contro Nessa e Marraffa, con il solo risultato di condurre una sorta di battaglia morale, non compresa né condivisa dall'elettorato. In queste condizioni l'incolpevole Michele Marraffa ha dovuto cedere di fronte ad una coalizione di sinistra, assolutamente eterogenea, ma capace di fare sintesi intorno alla figura di Franco Ancona che, come dice una nota pubblicità, "ha vinto facile". Da questa che è solo una sintesi di cronaca che riferisce fatti oggettivi, si trae la naturale convinzione che la sconfitta del centro destra non possa essere addebitata a questo o quel singolo esponente politico ma, piuttosto, alla sommatoria di una serie di comportamenti improntati alla ricerca di obiettivi personali. Cionondimeno il senatore Lino Nessa ha avvertito la necessità di passare la mano consegnando la guida del coordinamento cittadino del PdL  all'amico di sempre Gianfranco Chiarelli. Qui nasce comunque la svolta che riguarda non solo il PdL ma l'intero panorama dei moderati. Chiarelli, uomo della mediazione, ma soprattutto della concretezza, da subito ha cercato di smussare tutti gli spigoli; ha promosso il confronto e il dialogo. E se importanti segmenti, come Idealista, hanno preferito mantenere una propria identità, nel bilancio complessivo il risultato portato a casa parla di una ritrovata unità dei moderati martinesi. La prova è data dal sostegno che, come già segnalato, tutti gli ex candidati sindaco hanno garantito alla candidatura al Parlamento. Non  solo una intesa temporanea di natura elettorale ma una ritrovata  capacità di stare insieme e progettare un futuro per Martina Franca, alternativo a quello di una sinistra che, a livello nazionale quanto in sede locale si conferma  a sostegno di un modello sociale statalista, che poco  ha a che fare con la secolare cultura liberale della città. Martina  Franca vive una delle crisi più spaventose dal dopoguerra ad oggi. Difficile ipotizzare che una politica che punti all'aumento della imposizione fiscale, alla crescita della spesa pubblica e alla caduta libera dei consumi, possa essere la ricetta giusta per uscirne. Per passare all'altro fronte, la sinistra, come si diceva, in occasione della attuale competizione elettorale ha segnato il passo. Martina Franca avrebbe potuto contare su due grandi personalità nel prossimo Parlamento: Chiarelli e Pentassuglia. Tutti in fondo si attendevano la candidatura del consigliere regionale martinese. Purtroppo la somma degli effetti negativi di una legge elettorale che nessuno ha voluto cambiare e delle spartizioni correntizie (anche se questo termine fa storcere il naso al PD) ha fatto sì che fosse escluso dalle liste. E' chiaro che questa circostanza ha di fatto condizionato la campagna elettorale a Martina. Pentassuglia, da uomo di partito, ha fatto regolarmente il suo dovere e sicuramente darà il suo importante apporto. Ma il clima che si è respirato in città ha chiaramente messo in evidenza una generale insofferenza per quanto accaduto, e una certa fiacca, dovuta alla comprensibile delusione degli elettori di sinistra, in termini di intensità e passione nella campagna elettorale. Comunque vada il PD e la sinistra hanno perso la occasione di consolidare un trend positivo che le amministrative avevano avviato. Vedremo cosa accadrà a questo punto in fase di rinnovo del consiglio regionale. Pronta la resa dei conti? Si vedrà. Intanto attendiamo l'esito, ripetiamo sicuramente incerto, di queste elezioni.
 


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