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Era mia madre

Pubblicato da: Categoria: Copertina

25
GEN
2018

Una piccola storia di tenacia e di determinazione delle donne di Martina Franca, quella di Graziella Speciale, la prima studentessa martinese laureatasi all’Università La Sapienza di Roma

Graziella Speciale, mia madre,  è stata la prima studentessa martinese a laurearsi, nel 1940, all’Università La Sapienza di Roma. La madre di Graziella era Grazia, Jeraźje, Basile (figlia di Vito Basile, detto Vitòne, per la sua stazza,nonché sorella di Giovanni Basile, Giuwanne Vitòne, anche egli alto e prestante, che aveva l’onore di portare la bandiera della Sezione del Partito Comunista di Martina Franca nelle manifestazioni ufficiali.Grazia Basile, ad appena diciotto anni, aveva sposato il coetaneo Angelo Raffaele (Angefaéle) Speciale poco prima che questi partisse per il Fronte nella Prima Guerra mondiale. Graziella nacque il 2 Agosto 1918, visse sempre a Martina fino agli esami di maturità nell’estate del 1936. Angefaéle, detto affettuosamente Babbino da mia  madre e poi da tutti noi, parenti e amici, era un provetto e geniale vignarolo (citato nella poesia “La grandezza degli umili” di Sante Ancona) che,con passione, impegno e amore, come tutti i contadini martinesi, curava la sua unica vigna, sua ragione di vita dopo la famiglia.
Graziella, intanto, studiava, studiava e studiava e, nel tempo libero, aiutava i genitori in campagna, soprattutto al tempo della vendemmia. Per quanto Angefaéle avesse a malapena preso la licenza elementare sotto le armi, nei corsi accelerati per militari, aveva una mente molto aperta e, soprattutto, era fermamente convinto dell’importanza del sapere e dello studio, come ascensore sociale delle classi popolari.
Ma la scelta di Graziella di andare sola, a diciotto anni a Roma (ove nessuno in famiglia era mai stato) lo destabilizzava. Graziella, però, testarda e cocciuta come le donne martinesi sanno essere, mantenne il punto. Roma doveva essere e Roma fu. Angefaéle e Jeraźje diedero fondo ai loro modesti risparmi per preparare un adeguato corredo a mia madre,affinché non sfigurasse al cospetto delle studentesse romane. Va detto, però, che, siccome i soldi non bastavano, furono aiutati anche dal padre di Angefaéle, Domenico Speciale, detto Mengòne. Intanto, con il passaparola di preti e suore fu trovata, a Roma,  una signora, vedova, timorata di Dio, che si offrì di tenere Graziella a pensione nel suo appartamento dalle parti di Corso Trieste, donde si poteva raggiungere a piedi la Facoltà di Lettere (da poco trasferitasi nella nuova splendida Città universitaria costruita da Piacentini e inaugurata il 6 novembre del 1935) dove insegnavano i massimi studiosi dell’epoca. Come ai tempi del Liceo, Graziella concedendosi poche distrazioni, studiava, studiava e studiava, tant’è che completò il ciclo di studi in tre anni e una sessione.  A giugno 1940, a ventidue anni non ancora compiuti, ultimati tutti gli esami, era pronta a discutere la sua tesi di Laurea. Intanto il 10 giugno del 1940 l’Italia entrava in guerra. Questa notizia a Martina, in casa Speciale, ebbe un effettodrammatico. Angefaéle cominciò a tempestare Graziella di allarmati telegrammi, ordinandole di tornare subito a casa. Non ci fu verso. Mia madre era decisa a rimanere comunque a Roma per laurearsi, guerra o non guerra. Mio nonno, allora, ricorse ad un’arma segreta. Si rivolse a un mediatore di vini che, per la sua professione, aveva girato per mezza Italia e conosceva bene le grandi città (insomma uno tipo Mezzacapo dei film di Totò) e lo incaricò di recarsi a Roma per recuperare Graziella e riportarla a Martina. Ma neanche questa volta ci fu verso. Mia madre rimase a Roma in attesa della seduta di laurea programmata per il 25 giugno 1940.E così nel giorno fissato, Graziella Speciale, senza essere accompagnata da nessun parente, si laureò in Lettere con una tesi dal titolo Il dialetto di Martina Franca di cui non abbiamo copia, ma che la Fondazione Nuove Proposte sta cercando di ritrovare nella sua versione originale custodita presso l’Archivio storico dell’Università La Sapienza di Roma per darla alle stampe.
Quel giorno della Commissione facevano parte professori di chiarissima fama come il filosofo Giovanni Gentile, lo storico Pietro Fedele, già ministro dell’Istruzione, lo storico dell’antichità Giuseppe Cardinali, all’epoca Senatore e Preside della Facoltà, nonché un giovane professore appena quarantenne, Natalino Sapegno, destinato ad assumere un ruolo importante nella cultura italiana.
Conseguita brillantemente la Laurea in Lettere a ventidue anni non ancora compiuti, Graziella si decise finalmente a tornare a Martina. Dall’autunno dello stesso anno incominciò ad insegnare e fu l’inizio di un lungo percorso, da lei vissuto come una missione, durato circa quarant’anni, diventando una sorta di punto di riferimento per molti giovani ginnasiali martinesi.



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