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Primo maggio: la festa mai cominciata

Pubblicato da: Categoria: Copertina

26
APR
2018

Sappiamo tutto sul Black Friday, sui concorrenti del Grande Fratello e sul royal baby in Inghilterra ma non conosciamo i motivi per cui si celebra la Festa dei Lavoratori. Ecco perchè non bisognerebbe ridurre questa giornata alle sole occasioni di svago

Lavoro: applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo finalizzate, volontariamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o a ottenere un prodotto di utilità individuale o comune. In breve il lavoro è la trasformazione del pensiero in un risultato concreto o astratto che sia utile. La differenza fra lavoro manuale e intellettuale ha sempre determinato grandi distinzioni sociali che, anche se in modo molto meno marcato, persistono tutt’oggi. Da prima del popolo sumero al Settecento i lavoratori manuali non erano considerati membri appartenenti alla società civile, condizione poi mutata solo con l’avvento dell’era industriale. Lo stesso termine deriva dal latino “labor” che ha anche il significato di sforzo, fatica e pena, accomunando l’atto di produrre alla sofferenza. Sicuramente il lavoro è un impegno che diventa tanto più appagato quanto ne è riconosciuto il valore del risultato, sia in termini d’utilità e qualità sia in quelli economici. Affinché il lavoro non sia sforzo, fatica e pena profuse per fornire solo una gratificazione economica, devono essere soddisfatte le condizioni in cui il lavoratore veda riconoscere l’utilità e la gratitudine per il suo impegno. Purtroppo, questo accade raramente, quasi mai e quanto più è difficile la condizione di vita di una comunità, tanto meno accade, sino a eliminare quasi completamente le differenze di disagio subito dai lavoratori autonomi e quelli dipendenti, fra quelli manuali e gli intellettuali. Infatti, mentre, gli aspetti peggiori del lavoro sono storicamente stati percepiti quasi esclusivamente dai lavoratori manuali e dipendenti perché soggetti a lavoro più duro e a una figura dominante, quella del datore, in una condizione sociale di grave difficoltà economica, anche il lavoratore autonomo, intellettuale o manuale, si ritrova a divenire un subordinato della clientela. In questa contingenza economica, il cliente diviene, di fatto, il datore di lavoro del lavoratore autonomo. Il lavoro e la condizione sociale sono strettamente connessi, tanto che il maggiore o minore arricchimento non è più direttamente proporzionale al lavoro svolto. Secondo i peggiori principi edonistici, vale di più un risultato rapido ed economico raggiunto anche illegalmente a uno garantito, studiato a fondo e privo di vizi. Qui e ora non vuole analizzare il lato peggiore del lavoro ma quello che offre soddisfazioni tanto da trovare i motivi per festeggiarlo. Infatti, parleremo della Festa del Lavoro e dei Lavoratori quale momento celebrativo di questa categoria sociale. O almeno vorremmo che il 1° maggio di ogni anno si festeggiasse davvero la festa per i lavoratori. Per avere una cognizione più completa che questa celebrazione civile, poi divenuta anche religiosa, ne ripercorriamo la storia. Purtroppo l’evento non risale a un episodio gioioso. Questa data, infatti, ricorda la lotta dura e sanguinosa compiuta nelle battaglie finalizzate ad affermare i diritti dei lavoratori a partire dall’esigere l’orario di lavoro quotidiano di otto ore. Nell’anno 1867 accaddero molti avvenimenti rilevanti: Nobel inventò la dinamite, Marx completò la stesura de Il capitale, Garibaldi fu sconfitto a Mentana dalle truppe pontificie e francesi, a Girgenti nasceva Luigi Pirandello, a Bologna si costituiva l’Azione Cattolica Italiana, in quell’anno prese forma l’Impero austro-ungarico e, nell’Illinois fu approvata la prima legge per il rispetto dei diritti dei lavoratori. A quest’ultimo evento seguirono manifestazioni affinché anche in altre parti del mondo fosse riconosciuta una legge che imponesse un trattamento umano e dignitoso oltre la corresponsione di un salario degno. La più importante fu quella di New York del 5 settembre 1882 promossa dai Knights of Labor alla quale ne seguirono altre. L’Internazionale dei lavoratori, un’organizzazione sindacale, volle che quest’avvenimento fosse richiamato ogni anno proprio il 1° maggio. Presto, però, questa data fu ricordata per un triste evento: a Chicago gli operai protestavano per i loro diritti presso la fabbrica di macchine agricole McCormick con il sostegno di un gruppo di anarchici. La polizia intervenuta sparò sulla folla uccidendo due manifestanti e ferendone diversi. Il giorno seguente la manifestazione proseguì con un massiccio e violento intervento della polizia sulla quale fu scagliata una bomba che procurò la morte di cinque agenti e il ferimento di circa cinquanta. Il fatto causò la reazione immediata e incontrollata dei poliziotti che attaccarono i manifestanti causando una strage. In seguito all’evento furono arrestati otto uomini accusati di essere anarchici e, quindi, potenziali responsabili dell’attentato dinamitardo. Sette furono condannati a morte e, da quel momento, il primo maggio si ricorda anche l’ingiusto processo nei loro confronti. La Seconda Internazionale Socialista volle ufficializzare l’evento anche in Italia e, dal 1891 in poi, i festeggiamenti sono continuati senza interruzione sino all’avvento del fascismo. Nel 1924, durante il Ventennio, la Festa del Lavoro fu fatta coincidere con il Natale di Roma del 21 aprile facendone perdere l’originario significato. Nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, si ripristinò la data originaria. Appena due anni dopo, il 1° maggio del 1947, fu funestato da un clamoroso fatto di sangue. Durante la manifestazione di circa duemila lavoratori agricoli, alcuni uomini armati circondarono la folla presso la vallata di Portella delle Ginestre poco fuori Palermo, per poi sparare sui festanti uccidendo Margherita Clesceri di 37 anni, Giorgio Cusenza di 42 anni, Giovanni Megna di 18 anni, Francesco Vicari di 22 anni, Vito Allotta di 19 anni, Serafino Lascari di 15 anni, Filippo Di Salvo di 48 anni, Giuseppe Di Maggio di 13 anni, Castrense Intravaia di 18 anni, Giovanni Grifò di 12 anni, Vincenza La Fata di 8 anni e ferendo gravemente 33 persone. Dell’eccidio furono accusati Salvatore Giuliano, noto bandito siciliano e la sua banda, malviventi che però erano arruolati nel Movimento Indipendentista Siciliano nel dopoguerra dove Giuliano era divenuto perfino colonnello dell’EVIS. Le ipotesi sui motivi di quella strage sono diverse. La prima è che Giuliano fosse stato assoldato da latifondisti e mafiosi per eseguire un’azione dimostrativa che incutesse timore nei braccianti agricoli, l’altra è che gli Stati Uniti avessero inviato i servizi segreti per incaricare Giuliano della strage nel tentativo di discreditarlo agli occhi dell’opinione pubblica e contemporaneamente, porre fine alla scalata socialista in Sicilia, la terza è che Salvatore Giuliano fosse divenuto un personaggio scomodo per molti politici e per gli Stati Uniti, quale testimone di diversi accordi tesi a impedire l’ascesa dell’alleanza fra PCI e PSI. La Festa dei Lavoratori, quindi, non è realmente una ricorrenza gioiosa ma l’opportunità per rammentare quanto sia sempre stato difficile affermare l’importanza del lavoro senza il quale non ci sarebbe crescita e sviluppo. In questo momento il 1° maggio ha assunto una veste meno solenne e più dedicata a manifestazioni musicali nelle piazze di molte città d’Italia. La più seguita si tiene nella piazza San Giovanni in Laterano a Roma, dove si esibiscono cantanti e gruppi musicali seguiti da migliaia di spettatori anche sulle reti nazionali della Rai. Nell’occasione, il mondo politico e sindacale si esprime in comizi che, purtroppo, hanno più una finalità propagandistica e retorica che funzionale. Resta ben poco del sacrificio di migliaia di lavoratori di tutto il mondo che hanno lottato perché il lavoro fosse lo strumento per raggiungere lo sviluppo sociale di tutti e non solo di chi si eleva attraverso l’impegno altrui. Come a ricordare quale sia la reale funzione del lavoro, che serve per vivere e non il contrario, suonano ancora efficaci, anche se accuratamente e ampiamente raggirate nel loro contenuto, le parole scritte nell’articolo 1 della Costituzione italiana: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.». Eppure, ci sono ancora casi in cui si è costretti a scegliere fra la vita, la libertà e il lavoro come in quello dell’Ilva di Taranto. Il 1° maggio, però, conserva un significato che è rimasto immutato: la speranza in un futuro in cui ci sia lavoro per tutti e confacente alle attitudini di ognuno affinché non sia più violata la dignità di nessuno.



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