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TARANTO/LA CITTÀ MAGICA

Pubblicato da: Categoria: Copertina

27
SET
2018

Uno splendido reportage fotografico a bordo di quella che era una lampara a remi. E nel procedere lento e senza alcun rumore della barca, si scopre un incanto lontano dal mondo e dal tempo

Approfittando di uno splendido  tramonto settembrino, in compagnia del nostro direttore Rosa Colucci e della fotografa Imma Brigante, ci siamo recate alla banchina della pensilina Liberty in fondo a via Cariati per imbarcarci su una vecchia lampara a remi, ora completamente restaurata e destinata alla cultura e allo svago.
Ad aspettarci all’imbarco Marco Mazzei e Francesco Quintano: il primo è impegnato come artigiano materassaio, il secondo opera, insieme al padre e al fratello, nel cantiere per la distribuzione di barche che si trova accanto all’ex ristorante “Il Gambero” al piazzale Democrate.
A questi lavori che li vedono occupati per gran parte della giornata riescono a ritagliare un bel po’ del loro tempo libero dando una mano a Francesco Simonetti, patron del Palio di Taranto, in qualità di rematori per i colori sociali della contrada San Vito-Lama-Carelli e vincitori di diverse edizioni del Palio.
Accanto a questa pratica sportiva, di cui i loro muscoli fanno testimonianza, hanno deciso di ridare vita alla barca a due remi, la Dama bianca, che ci trasporterà in questo nostro reportage.
Non si fa in tempo ad ascoltare le informazioni sulle loro attività che ci distraiamo subito con l’incantevole scenario marino che si presenta davanti ai nostri occhi.
La barca, lunga 8.5 metri, scivola come un coltello nel burro sulle acque del Mar Piccolo e ai nostri occhi appare subito via Garibaldi con i suoi giardini e le sue case che sembrano come chicchi di melograno inseriti in un paesaggio edilizio talvolta fatiscente ma sempre fiabesco.
La barca prende la direzione del Canale navigabile e l’emozione si fa grande quando passiamo sotto il Ponte girevole e pensiamo che sono state migliaia nei vari secoli le unità navali e le imbarcazioni che hanno percorso il nostro stesso tragitto portando anche capi di stato, arcivescovi e soprattutto l’indimenticabile Giovanni Paolo II, poi Santo.
Il Castello aragonese, guardiano del canale, sembra quasi compiaciuto per la nostra presenza e vorrebbe raccontarci tutte le storie piccole e grandi racchiuse al suo interno. Si vira verso destra, guardiamo con curiosità il cannone a guardia del maniero. Poi ammiriamo la splendida sede del Palio di Taranto che traccia l’inizio della passeggiata dei tarantini alla storica Ringhiera.
I palazzi visti da lontano ci sembrano paesaggi come quelli della Laguna veneta. Sotto la muraglia si aprono di tanto in tanto dei varchi recentemente realizzati e che ci indicano la presenza di ipogei. Vorremmo fermarci a lungo ma lo sguardo inevitabilmente si fissa su quelle acque che, sembrerà strano, sono limpidissime, quelle stesse acque in cui generazioni di Taranto facevano i bagni fino agli anni ’60 del secolo scorso.
La banchina del porticciolo della Capitaneria di Porto, vigilata giorno e notte dalla Sirenetta dello scultore tarantino Trani, non è l’ultima delle cose belle da noi viste, infatti ammiriamo con stupore e meraviglia l’unico citro di acqua dolce presente nel Mar Grande e conosciuto con il nome di “Anello di San Cataldo”, perché la leggenda narra che in quel posto il Santo Patrono Cataldo avrebbe lanciato il suo anello episcopale per sancire il matrimonio fra la Chiesa e la città di Taranto.
A distanza di secoli, a maggio scorso, il nostro Arcivescovo Filippo Santoro, il 10 maggio attraversando con la Statua di San Cataldo il Ponte Girevole, ha ripetuto questo gesto lanciando in mare una copia del suo anello episcopale.
Ammiriamo in lontananza le Isole Cheradi, diamo uno sguardo alla statua marmorea di San Cataldo che troneggia nel Porto Mercantile, restiamo incantati dalle imbarcazioni attraccate al Molo Sant’Eligio e soprattutto restiamo meravigliati dalla presenza di pipistrelli sotto le arcate del Ponte Sant’Egidio. Qualcuno si spaventa ma forse non sa che quei pipistrelli danno la caccia agli insetti e quindi sono utilissimi e preziosi.
Veniamo poi a sapere che sotto il Ponte di Sant’Egidio i nostri padri pescavano triglie, cicinielli, anguille orbe, gamberi e gronghi con due diversi tipi di rete. Solo le spigole si pescavano con la lenza. Accanto al Ponte c’era lo Stabilimento balneare più antico di Taranto, il “Venere”.
Ci è piaciuta l’idea di valorizzare questo servizio civile per turisti e tarantini a bordo di barche a remi perché il contatto con il mare è diretto, perché non sono fonte di inquinamento, consentono di osservare, in alcune condizioni particolari, anche il fondale del mare. D'altronde questi “tassisti” del mare operavano già nel lontano passato trasportando i cittadini da una sponda all’altra quando si aprivano i due bracci del Ponte girevole.



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