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Dopo la morte di Alessandro Morricella l'Unione Sindacale di Base chiede alla Procura di fermare gli altiforni 2 e 4

Pubblicato da: Categoria: Cronaca

15
GIU
2015
Fermate gli altiforni 2 e 4 dell'ILVA. Lo chiede l'Unione Sindacale di Base in un esporto presentato alla Procura della Repubblica di Taranto. La richiesta parte dalla considerazione che nello stabilimento siderurgico Tarantino, secondo l'USB, non sarebbero garantite le condizioni di sicurezza per i lavoratori "come dimostra l’incidente dell’8 giugno scorso" causa della terribile morte del 34enne operaio martinese, Alessandro Morricella.

Secondo l'USB, solo l'Alto forno 5, fermo per manutenzione, é provvisto di "Cover", un sistema di protezione che consente «di contenere le eventuali fuoriuscite o fiammate di ghisa, limitando così l’esposizione dei lavoratori alle stesse».

Non c'è traccia di "Cover", quindi, all'Alto forno 2 dove in pratica ha perso la vita il povero Alessandro.

"Contraddittorio - secondo il sindacato - il contenuto del verbale di prescrizione emesso dallo Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl) che da un lato ordina al responsabile di 'evitare pericolose esposizioni del personale alla proiezione di metallo fuso durante la fase di colaggio dell’altoforno', mentre dall’altro non dà indicazioni di fermata dell’altoforno e concede 60 giorni ad Ilva per ottemperare alle prescrizioni stesse."

L’Unione sindacale di base ricorda che "il prelievo della temperatura è solo una delle operazioni che i lavoratori svolgono durante la fase di colaggio e il rischio di proiezione di metallo fuso è presente durante tutta la fase del colaggio stesso. In attesa delle giuste contromisure a protezione e salvaguardia della salute dei lavoratori - spiega il coordinatore USB Francesco Rizzo - chiediamo la fermata immediata degli Afo 2-4, coscienti del fatto che ciò provocherebbe grosse ripercussioni sulla marcia di tutto lo stabilimento ma fermamente convinti che un altoforno si può riparare o ricostruire, mentre la vita umana no».



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