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C´è Sanremo,felicità!

Pubblicato da: Categoria: Glamour

12
FEB
2016
Puntuale –  e per molti altrettanto atteso e piacevole – come una dissenteria durante una vacanza a Sharm el Sheikh, è tornato il Festival di Sanremo. È venerdì e ne siamo dentro fino al collo: tutto merito di Carlo Conti, il conduttore dalla pelle come quella di un pollo appena uscito dal forno
 
Eh sì, ci sono state edizioni in cui la manifestazione canora nazional-popolare era davvero moribonda: l’auditel al lumicino, conduttori tirati fuori dalla naftalina, vincitori presto dimenticati poiché davvero dimenticabili (su tutti, i Jalisse). E si sono tentate pure delle rianimazioni, con le conduzioni Fazio, Morandi e Clerici, e anche delle terapie d’urto con Ventura e Bonolis, ma niente, il Festival non usciva dal coma catodico. Invece ora pare proprio godere di ottima salute e, tra il ‘valletto’ Garko e le indiscusse icone gay tra i cantanti in gara e i super ospiti, è pure al passo coi tempi. Certo, dalla riproposizione annuale di alcuni evergreen sanremesi è impossibile salvarsi: la tetta di Patty Kensit (1987), Pippo Baudo che salva l’aspirante suicida (1995), il pancione finto della Berté (1986), il misterioso suicidio di Tenco (1967), Vasco Rossi penultimo con Vita Spericolata (1983). Un disco rotto, tanto per stare in tema, ma forse non è un male se poi pensiamo ad alcuni recenti momenti piuttosto imbarazzanti, se non proprio trash: l’intervista “in inglese” di Elisabetta Canalis a De Niro (2011), la farfall(in)a di Belen in bella vista (2012), la taranta scomposta di Bianca Guaccero (2008) e l’accoppiata canterina Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia (2010), che a dire la verità si completava con un tenore, presto risucchiato nel nulla come un secondo calzino nella lavatrice. Sanremo divide l’Italia in fedelissimi e polemici. I primi accopperebbero l’edicolante per l’ultima copia di TV Sorrisi e Canzoni con il gruppo sanremese in copertina, hanno il poster di Vince Tempera in salotto e si godono ogni minuto del Festival, compresi gli orridi spot turistici e quelli commerciali. Irreperibili per cinque serate, la domenica mattina già sapranno a memoria la canzone vincitrice e difenderanno comunque le scelte della giuria di qualità, accarezzando un sogno proibito: farne parte. All’estremo opposto, i polemici. Su tutto. Hanno da ridire sulle canzoni in gara, sui cachet dei super ospiti, sul conduttore, sui vincitori, sul dopo festival, sul profumo dei fiori del palco e pure sul baffo di Peppe Vessicchio. Disprezzano profondamente i fedelissimi e dichiarano che guardare il Festival gli fa orrore, eppure sono informatissimi e non parlano d’altro. In mezzo, quelli che dichiarano con un malcelato snobismo di non essersi nemmeno accorti che fosse la settimana di Sanremo, che pure le repliche televisive di La Principessa Sissi, Via col Vento, Balla coi Lupi e Pretty Woman nella stessa settimana qualcosa dovrebbero pure avergli suggerito. E comunque fedelissimi, polemici o ignari snob poco importa, tanto lo so che sulle note di Felicità dei ricongiunti Al Bano & Romina parte comunque a tutti il battimano. E a qualcuno, anche la voglia che sia già tempo della prossima edizione. 
 
 


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