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Le origini delle superstizioni


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Pubblicato da: Categoria: Curiosità

30
NOV
2020

Voltaire, fautore della razionalità sosteneva che “La superstizione mette il mondo intero in fiamme, la filosofia le spegne”. Attualmente più della metà degli italiani non passa sotto una scala appoggiata al muro e fa gli scongiuri se un gatto nero attraversa la loro strada. Del resto in Europa, quanto a superstizioni, siamo al terzo posto dopo lettoni e cechi. La maggior parte sono credenze antiche, che risalgono addirittura al Medioevo e all'epoca romana. Il timore di non transitare sotto una scala risalirebbe al Medioevo, perché forma un triangolo, simbolo inviolabile della Trinità.L’elemento della scalaappare in quasi tutte le religioni. Nell’antico Egitto, Orus era detto anche “dio della scala” per il sostegno che dava ai defunti in cammino verso “l’eterna luce”. Nella Bibbia la scala sognata da Giacobbe porta in cielo, Maometto parlò di una scalinata lungo la quale le anime dei giusti salgono verso Allah. Partendo da questi significati, si sarebbe arrivati a credere che passare sotto la scala attirasse l’ira divina. Per altri l’origine di questa superstizione sarebbe invece più militare.I difensori dei castelli medioevali erano infatti soliti versare olio o pece bollente sugli assedianti che si accingevano ad arrampicarsi sulle scale. Da qui la paura di passare sotto una scala.Gatto bianco contro gatto nero per alcuni il primo porta fortuna, il secondo sfortuna. Soprattutto quando taglia la strada a un passante. Che per scongiurare la malasorte deve fare tre passi indietro prima di riprendere il cammino. O aspettare che un’altra persona, passando di lì, attiri su di sé la sfortuna. È una credenza tipicamente latina le cui radici affondano nel Medioevo, quando il gatto è stato associato al male e al demonio.All’origine di queste credenze ci fu la predisposizione alla vita notturna dei felini e la loro capacità di vedere nel buio. Oltre al fatto che fossero oggetto di culto pagano, tra gli Egizi in particolare. Nel 1233 papa Gregorio IX emanò addirittura una bolla con la quale autorizzava il loro sterminio in nomine Dei, esemplari neri in testa.Aprire un ombrello in casa “attirava” la miseria sulla famiglia. Non solo perché spesso lo si teneva aperto quando c’erano perdite d’acqua dai tetti rotti, ma anche perché richiamava alla memoria il baldacchino che veniva tenuto sulla testa del prete quando portava l’estrema unzione ai moribondi. Per lo specchio rotto sono previsti sette anni di sfortuna. Una credenza legata al forte valore simbolico dello specchio perché oggetto capace di duplicare le cose, ma anche le persone. Questa caratteristica può aver spinto le generazioni passate a pensare che infrangere l'immagine riflessa equivalesse in qualche modo a uccidere la persona stessa o a farle del male.Come tutte le superfici capaci di riflettere le immagini, fin dall'antichità lo specchio è stato considerato carico di poteri magici. I Romani pensavano che esso permettesse di osservare tutto ciò che avveniva nelle parti più lontane dell'Impero.Religioni come Islam o Ebraismo, invece, consigliano di capovolgere gli specchi durante la veglia funebre, per evitare che essi impediscano all'anima del defunto di lasciare il mondo terreno. I sette anni di disgrazie sono frutto della credenza degli antichi romani che la vita di un uomo si rinnovasse ogni sette anni.Pare che anche il sale rientri nell’elenco. La rarità e il conseguente costo elevato del sale, oltre alle sue proprietà, hanno generato nel mondo antico una serie di credenze.Tra gli antichi Romani spargere sale sulle rovine delle città vinte significava impedire loro di tornare a prosperare, il sale infatti rende sterile il terreno. Da qui l’idea che il sale caduto per terra porti sfortuna e povertà. Gettarsi alle spalle tre pizzichidi sale allontanava la maledizione.Anche intornosi diffusero varie superstizioni. Per tutelarsi dagli effetti nefasti del suo spreco, se veniva rovesciato, eranecessario spargere sopra del sale. La paura del malocchio, inteso come “maledizione attraverso lo sguardo” nacque sulle coste orientali del Mediterraneo ed è attestata già dal mitografo greco Esiodo. Dal pericolo di un’occhiata sospetta ci si proteggeva sputando tre volte per terra facendo le corna, toccandosi i genitali o tenendo in tasca un dente di maiale. Chi era stato adocchiato poteva infine segnarsi tre volte con l’aglio.“Di Venere o di Marte non si sposa e non si parte, né si dà principio all’arte” dice un proverbio. L’origine è medioevale e religiosa.Nei Vangeli il venerdì è infatti il giorno della crocifissione di Gesù e riservato alla penitenza. E chi avesse riso in quel giorno sarebbe stato punito al momento della resurrezione di Cristo, la domenica. Il martedì era invece sfortunato già tra i Romani perché dedicato a Marte, dio della discordia.
La distinzione tra giorni positivi e negativi era già nota alla tradizione romana, dove si distingueva fra dies fati in cui si poteva amministrare la giustiziae nefasti.Poi ci sono i numeri sfortunati, tra questi il 13.Nei primi secoli dell’era cristiana si evitava di sedersi in 13 attorno allo stesso tavolo, temendo di attirare la morte su uno dei commensali. Una credenza nata dal racconto dell’Ultima Cena a tavola, per quel triste banchetto, erano infatti in 13, Gesù e i 12 apostoli, incluso il traditore Giuda.L'usanza di toccare ferro per scaramanzia riguarda soprattutto l’area mediterranea. La tradizione più nota si lega all’episodio di un santo inglese, Dunstano, cui il diavolo avrebbe chiesto di ferrare il suo cavallo. Il santo maniscalco avrebbe invece inchiodato il ferro agli zoccoli del diavolo, liberandolo solo in cambio della promessa che non sarebbe più entrato nelle case in cui fosse stato esposto un ferro di cavallo. Infatti, tra i vari ferri, proprio quello di cavallo porterebbe più fortuna, ha quasi la forma di un anello e il cerchio avrebbe una valenza magica. Se si crede che il corno porti fortuna è per la sua forma che ne ha fatto, sin dall’epoca neolitica, e ne fa ancora oggi, simbolo della virilità, della fertilità e, dal momento che per gli animali che posseggono corna queste sono un’arma, anche della forza.



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