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Marcello Massafra/Amore al primo colpo

Pubblicato da: Categoria: Sport

21
GEN
2015
Convocato per un raduno nazionale a livello collegiale nel centro di preparazione olimpica, il giovane atleta martinese vede i primi frutti per anni di sacrificio e duro allenamento. Inseguendo quel sogno chiamato Nazionale di taekwondo…
 
Quando un conterraneo si fa valere a grandi livelli, contribuisce a rendere onore alla nostra terra. Se si tratta di un giovane che con tanto impegno raggiunge la convocazione in un contesto nazionale, la soddisfazione è ancora più grande. A portare in alto il nome di Martina Franca –ma anche di tutta la provincia jonica- ci ha pensato il giovane Marcello Massafra che ha conquistato una prestigiosa convocazione per il prossimo raduno nazionale. Con Marcello abbiamo scambiato qualche battuta all’indomani della partenza, occasione ideale per farci raccontare di come sia nato l’amore con il taekwondo. Un amore nato al primo colpo. 
 
L'approdo in un raduno nazionale, un primo passo verso sogno che si realizza. Marcello, quali sono le tue emozioni del momento? 
«Provo semplicemente tanto orgoglio per esser riuscito a raggiungere uno degli obiettivi che mi ero prefissato».
 
Un risultato raggiunto dopo una serie di successi centrati con grande bravura. Quali sono le vittorie che ti hanno permesso di ricevere la chiamata per un raduno nazionale? 
«Per vestire i colori della nazionale ci vorrà ancora del tempo, per ora sono convocato per un raduno collegiale nel centro di preparazione olimpica. La mia convocazione è dovuta all'ottimo piazzamento fatto lo scorso campionato italiano tenutosi a Pozzuoli: purtroppo il titolo italiano mi è sfuggito di un solo punto».
 
Com'è scoccata la scintilla tra te e il taekwondo? Chi ha contribuito al tuo avvicinamento a questa disciplina? 
«Ho scoperto quest'arte marziale per puro caso, quando un conoscente mi invitò a fare una prova, è stato senza dubbio amore a prima vista».
 
Cosa ti ha spinto ha prediligere un'arte marziale a discapito di altre discipline più diffuse come il calcio? 
«Ho preferito fare uno sport del genere perché dopo ben undici anni di pratica ero letteralmente stufo e disgustato del calcio, non dello sport in sé ma di tutto l'universo che ci gira intorno; vedere persone raggiungere la loro massima bassezza sociale fomentati da ragazzi che corrono dietro un pallone è sempre stato qualcosa di inconcepibile».
 
Quali sono i modelli a cui ti ispiri? 
«Non ho un vero e proprio modello al quale mi ispiro, questo sport è talmente diffuso e praticato che ogni atleta d'alto livello può essere di ispirazione».
 
Quali sono le tue ambizioni personali dopo aver tagliano il traguardo nazionale? 
«L'ambizione (utopica) più grande che ho è quella di entrare a far parte della rosa dei grandi che hanno scritto la storia di questo sport».
 
Dove ti vedi tra 10 anni? 
«Tra 10 anni non saprei, questo sport mi ha cambiato la vita drasticamente e in un tempo tanto breve che ora come ora non saprei nemmeno dove potrei trovarmi tra un mese».
 
A chi senti di dover rivolgere un particolare ringraziamento? 
«Ci sono davvero un infinità di persone che vorrei ringraziare, ma tra queste quelle a cui sono maggiormente grato sono il mio maestro Domenico l'Erario senza il quale oggi non sarei qui, il ringraziamento che rivolgo a lui supera di gran lunga la mia capacità di espressione, e non posso far altro che essergli grato per tutti i consigli che mi ha dato e che ogni giorno puntualmente mi dà per migliorarmi come persona e come atleta. In egual misura vorrei ringraziare Martino Demita, presidente dell'A.S.D Taekwondo Martina Franca, della cui società sono stato eletto direttore tecnico, il quale nell'apice del mio decadimento morale ha fatto tutto ciò che era in suo potere per risollevarmi. Infine, vorrei ringraziare tutti i miei compagni di squadra per aver creduto in me e per avermi accettato nella grande famiglia che è il taekwondo Taranto».
 
Infine, come vuoi salutare i nostri lettori di Extra Magazine?
«Saluto tutti i lettori dando loro il consiglio di provare quest'arte marziale perché da molti è considerata una vera e propria panacea, che si parli di mente o di corpo».
 


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