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WAYNE ROONEY/GOD SAVE THE "WONDER BOY"

Pubblicato da: Categoria: Sport

21
NOV
2018

Esistono posti nel mondo dove il calcio è vissuto con passione e calore in maniera smisurata. Classico esempio sono i paesi sudamericani, dove questo sport è fonte di svago, felicità e per molti ragazzini ed è una vera e propria manna dal cielo per sfuggire dalla povertà e spesso dalla criminalità locale. Ma c’è un posto dove questo sport è una vera e propria istituzione: in Inghilterra il football è cultura, un  vero e proprio stile di vita. “Non c’è inglese che possa vivere senza birra e senza football, come forse non ci sarebbe birra e football senza gli inglesi” dicono da quelle parti, esagerando forse un po’. E proprio pochi giorni fa è stato uno di quei giorni che gli amanti del calcio anglosassone non dimenticheranno facilmente. Il loro “wonder boy”, così lo chiamavano nei primi anni 2000, ha dato l’addio definitivo alla Nazionale e giocato l’ultima partita con la maglia dei Three Lions. Se ancora non lo avete capito stiamo parlando di lui, Sir Wayne Rooney, ex attaccante di Everton e Manchester Utd e attualmente in MLS ai DC United. Centoventi presenze in nazionale, più di lui solo Shilton (125), e 53 gol per l’ex dei Red Devils. In uno Webley gremito, con la maglia numero 10 sulle spalle e la fascia di capitano al braccio, Rooney quindici anni dopo l'esordio con l'Inghilterra, ha salutato tutti entrando in campo al 58' nel corso dell’amichevole del 15 novembre scorso contro gli Usa. Importante anche lo scopo benefico della serata: l'incasso è stato devoluto alla fondazione WR dello stesso bomber che aiuta i bambini in difficoltà. Trentatrè gli anni di Wayne che cresce appunto, come molti bambini britannici, a pane e calcio. A 10 anni il ragazzino di Liverpool è già in campo con la maglia della squadra della sua città, L’Everton, dove inizierà a mettersi in mostra con capacità sopra la media, tanto da essere a 16 anni già aggregato alla prima squadra. E’ il 17 agosto 2002, quando Wayne fa il suo debutto assoluto con la maglia dell’Everton nel match di Premier League contro il Tottenham. Due mesi dopo l’esordio, il 2 ottobre, arriva anche il primo gol nella vittoria per 3-0 contro il Wrexham. Soltanto una settimana più tardi, il 19 ottobre 2002, l’Arsenal, campione d’Inghilterra in carica, fa visita all’Everton al Goodison Park. Nei minuti finali, con il punteggio inchiodato sull’1-1, un giovane ragazzo appena sedicenne, controlla magnificamente un pallone arriva dall’alto, e senza pensarci troppo, calcia direttamente in porta, superando imparabilmente David Seaman un simbolo del calcio d’oltremanica. Quel ragazzo, ovviamente, è proprio Wayne Rooney. Due anni più tardi, Sir Alex Ferguson, decide di sborsare ben 26 milioni di sterline, quasi 50 milioni di euro, per assicurarsi le prestazioni dell’allora diciottenne talento inglese, chiamato ormai “The Wonder Boy”, per le sue eccezionali prestazioni a dispetto della giovane età. Rooney non delude le attese del mister e dei suoi nuovi tifosi entusiasmando l’Old trafford con una tripletta al Fenerbache nel suo esordio da titolare in Champions League. Sarà l’inizio della leggenda. Da lì a pochi anni Rooney, con 253 reti è infatti diventato il miglior marcatore di sempre del Manchester United superando un mito come Bobby Charlton e rompendo un record che resisteva da oltre 40 anni. Wayne ragazzo leale, calciatore forte, diventato uomo con lo scudo dei tre leoni sul petto, ha saputo farsi amare da una nazione intera dentro e fuori dal campo, per le sue gesta con la maglia della Nazionale che lo ha abbracciato a soli 17 anni nel lontano 2003, adesso gli tributa standing ovation come si fa per i Reali. Wayne rappresenta romanticamente e calcisticamente parlando quello che ogni ragazzino amante del calcio vorrebbe essere, faro di uno dei club inglesi più importanti al mondo e idolo della propria Nazionale per anni che si congeda facendo alzare, o se volete, inchinare, la folla composta di uno stadio gremito. Quindi oggi più che mai, “God save the wonder boy” e chissà se Thomas Arne (compositore inno nazionale UK), i Sex Pistols e i Queen fossero ancora in auge non ci farebbero un pensierino su nel dedicare a quel ragazzo prodigio una nuova canzone che aiuti, qualora ce ne fosse bisogno, a idolatrarne le gesta sportive. Ah dimenticavo: per la cronaca l’ultima gara di Rooney con la sua Nazionale, disputata in amichevole contro gli U.S.A., è finita col punteggio di 3 a 0 per i britannici ma la notizia è che il bomber, stavolta, non ha segnato stranamente neanche un gol. Bye Wayne. Bye “The wonder boy”.



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