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IL SUPER "SUPERCLÁSICO"

Pubblicato da: Categoria: Sport

29
NOV
2018

Chiudete gli occhi e immaginate la partita di calcio più sentita della terra, con le due tifoserie più in contrasto al mondo, negli stadi più calorosi del pianeta

Siamo certi che l’immagine che vi è apparsa è quella della prima finale della storia di coppa Libertadores tra Boca Juniors e River Plate. Questa volta però non è un sogno, perché la partita del secolo si disputerà e assegnerà la Coppa dei Campioni sudamericana, anche se dopo il 2-2 dell’andata dell’undici novembre, il match di ritorno previsto per sabato 24 scorso, è stato sospeso dal CONMEBOL. La gara è stata rinviata per problemi di ordine pubblico avvenuti fuori dallo stadio Monumental di Buenos Aires, nei quali erano stati feriti giocatori e accompagnatori del Boca Juniors, aggrediti dal lancio di oggetti gas urticanti nel proprio pullman. La federazione ha comunicato che in settimana convocherà i due presidenti per stabilire un nuova data per la partita, anche se il Boca ha presentato una richiesta di vittoria a tavolino.
Il Superclásico Boca-River è stato selezionato dal riviste come The Observer e The Sun come uno dei “50 eventi sportivi da vedere prima di morire”. Una città, due quartieri e storie calcistiche diverse ma maledettamente simili. Buenos Aires, quartiere la Boca, è qui che i primi migranti europei, in grande maggioranza genovesi, si stabilirono arrivando con le navi dal vecchio continente come i britannici che portarono nei porti argentini anche il “nuovo” gioco del football che fu subito molto apprezzato dalla povera popolazione locale che con pochi mezzi economici, spesso un pallone di pezza o cartone pressato, poteva quindi svagarsi e divertirsi un po’. Fu proprio nella Boca che su proposta dell’italiano Livio Ratto, dall’unione dei “Rosales”, club fondato da giovani locali, e del “Santa Rosa”, società messa in piedi da un gruppo di genovesi che erano soliti giocare vicino agli edifici del consorzio carbonifero Wilson, che il 25 maggio 1901 nacque il Club Atlético River Plate. I colori adottati furono da subito il bianco ed il rosso, quelli  dell’insegna di San Giorgio, vessillo di Genova, in onore ai tanti liguri presenti in società oltre ai ben 6  giocatori in squadra che erano originari della città della lanterna. Appena quattro anni dopo Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Farenga, Juan e Teodoro, questi ultimi di origini lucane, fondarono il Club Atlético Boca Juniors (juniors in omaggio a dei marinai inglesi che regalarono alla neonata squadra il primo pallone di cuoio). I tifosi del Boca Juniors, nonché gli abitanti del quartiere La Boca, sentono tuttora il legame con la città italiana e si definiscono ancora oggi “Xeneizes”, che vuol dire appunto genovese. I colori scelti, dopo una famosa disputa tra i fondatori, furono giallo e il blu. Le prime partite tra le due compagini cittadine decretarono che la squadra del quartiere sarebbe dovuta essere quella dei Juniors e quindi i nemici del River Plate, si spostarono più a Nord, nell’elegante e ricco Barrio Palermo (ecco perchè la gente del River è soprannominata Millonarios). Il primo incontro ufficiale in un torneo di Primera Division tra le due formazioni argentine più titolate e più famose al mondo, avvenne invece il 24 agosto 1913 e si concluse con la vittoria dei “Millonarios” per 2-1. L’odio che scorre tra le tifoserie è unico al mondo a tratti inspiegabile e incomprensibile ma basti pensare che fino agli anni 50-60 erano proibiti matrimoni tra sostenitori delle diverse tifoserie, il che giustifica, si fa per dire, i tanti i incidenti e i scontri tra i supporters delle due compagini, non ultimi quelli di sabato scorso quando nell’arrivo allo stadio del River il bus degli “Xeneizes” è stato preso, come suddetto, d’assalto da sassi e oggetti di varia natura. Il clima del derby per antonomasia è imparagonabile a quello che si respira nelle stracittadine nostrane. Milan-Inter, Roma-Lazio, Juve-Torino  che rispetto al Superclásico sembrano partite del torneo dell’amicizia. I tifosi sono come i fedeli religiosi e come tutti i fedeli hanno i loro santuari che per i tifosi sono i propri stadi. La Bombonera per i tifosi del Boca, e il Monumetal per i bianco rossi, distanti appena 15 km tra loro e sempre esauriti in ogni ordine di posto specie nei derby dove però da qualche tempo le due tifoserie non possono venire a contatto per ordine pubblico. Il Monumental, ritenuto lo stadio argentino “più europeo” e sede delle partite della nazionale, sabato era riempito da oltre 60.000 tifosi del River Plate poi rispediti a casa per i disordini. In compenso i tifosi del Boca, per far sentire la loro vicinanza alla squadra, il giovedì precedente alla sfida si sono presentati in 50.000 per l’ultimo allenamento a porte aperte alla Bombonera. Per capire ancor più l’importanza di queste due società basti pensare che a calcare l’erba di questi stadi ci sono passati grandi campioni di tante epoche calcistiche, da Diego Armando Maradona ad Alfredo Di Stefano, ed altri celebri giocatori, come Gabriel Omar Batistuta, Juan Roman Riquelme e Hernan Crespo. Non sappiamo dopo il pareggio dell’andata a chi andrà questo prestigioso trofeo, ma siamo certi che anche dopo questa partita il Superclásico non finirà, ma continuerà 7 giorni su 7, per 365 giorni all’anno perché è il Superclásico non è una semplice sfida ma una filosofia di sport e soprattutto di vita.

   
 



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