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TOTTI/UNA STORIA SENZA FINE

Pubblicato da: Categoria: Sport

6
DIC
2018

Sul perché il calcio sia lo sport più diffuso nel mondo ci sono pochi dubbi. Oltre ai gesti atletici dei calciatori e alla bellezza delle competizioni nelle quali questi si cimentano una cosa è certa, il calcio unisce le masse, i popoli e suscita in loro emozioni. Emozione, che parolone. Può davvero una semplice disciplina come lo sport, suscitare nell’uomo il risveglio delle proprie emozioni primarie? Ad una domanda del genere esistono molte risposte, ma una più di tutte è inerente ed esaustiva ed è racchiusa in poche lettere che formano un nome, Francesco, e un cognome… TOTTI. Nascere, crescere ed evolversi con la maglia di una sola squadra addosso racchiude una serie di emozioni e sentimenti che solo chi ha avuto la fortuna di vivere il periodo Tottiano può comprendere ed apprezzare. Sorridere, piangere, gioire, arrabbiarsi quello che ha vissuto e quello che ha fatto vivere agli amanti del calcio il ragazzo di  Porta Metronia sono stati momenti sempre forti e mai banali.
Francesco Totti, ex calciatore romano, 42 anni, è ad oggi nonostante non sia più in attività un simbolo del pallone italiano e un vero e proprio mito vivente per i capitolini, con sembianze quasi divine nell’ideale dei tifosi della Roma. Totti e la Roma, la sua Roma, è proprio questo il romanzo, la storia d’amore che suscita tante di quelle famose emozioni che il calcio può regalare. Lo storico numero 10 della Roma, capitano di mille battaglie (619 per essere precisi) prima della sfida di Champions League tra i giallorossi e il Real Madrid di martedì 27 novembre scorso allo stadio Olimpico, è stato omaggiato dal club con la consegna della maglia della Hall of Fame. Primo giocatore ad essere inserito per decisione diretta della società. Andrà ad affiancarsi a miti del calcio giallorosso come De Sisti, Candela, Tommasi, Pruzzo e Giannini solo per citarne alcuni.  A consegnare la casacca all'ex numero 10, visibilmente emozionato, sono stati altri due "mostri sacri" della storia giallorossa, ovvero Bruno Conti e Paulo Roberto Falcao. Totti è tornato per la prima volta, dal 28 maggio 2017, sotto la curva Sud. In quel pomeriggio di inizio estate aveva dato l’addio al calcio e alla sua Roma in una passerella fatta di lacrime, standing ovation e lettere, d’amore per l’appunto, per quello sport e verso quei tifosi che tanto gli hanno dato e ai quali lui ha dato tantissimo.
E pensare che era destinato alla Lazio il piccolo Totti che dopo aver mosso i primi passi nel mondo del calcio nella Lodigiani  nel 1989 aveva quasi firmato per gli aquilotti, ma l'allora responsabile del settore giovanile della Roma, Gildo Giannini, convinse in extremis i suoi genitori a scegliere i giallorossi. Dopo tre anni di settore giovanile alla Roma, nella stagione 1992-1993 Totti entrò nel giro della prima squadra grazie a Vujadin Boškov, che lo fece esordire in Serie A a 16 anni il 28 marzo 1993. Il debutto assoluto da titolare avvenne sotto la guida di Carlo Mazzone, il 15 dicembre 1993 in Coppa Italia contro la Samp. L'esordio da titolare in campionato è datato invece il 27 febbraio 1994, di nuovo contro la Sampdoria, in una partita che vide la Roma sconfitta in casa per 0-1. Nella stagione 1994-1995 realizzò la sua prima rete in Serie A (4 settembre 1994) nella partita contro il Foggia. Era l’anno di Balbo e Fonseca ma il giovane talento riuscì comunque a collezionare ben 21 presenze e 4 gol. La strada era spianata, Totti nonostante i cambi di allenatore e gli alti e bassi del suo club, diventò il simbolo dei tifosi romanisti guadagnandosi l’appellativo di “er pupone”. E’ nella stagione 2000-01 che Totti si regalò e regalò ai romanisti la gioia più bella, la conquista dello scudetto che con Fabio Capello in panchina e due compagni di reparto come Batistuta e Montella non fu, effettivamente cosa difficile. Il pupone quindi diventò “il Capitano” e conquistò, sempre con la maglia giallorossa indosso, altri traguardi sportivi e personali. Su tutti una scarpa d’oro, due supercoppe italiane, due coppe Italia,  oltre che allo splendido mondiale nel 2006 con l’Italia di Lippi, premi che fanno da cornice alla crescita della sua splendida famiglia formata dalla moglie Ilary Blasi e dai tre figli Christian, Chanel e Isabel. Siamo certi che ognuno di noi pagherebbe cifre inestimabili per ripercorrere la carriera del Francesco nazionale. Giocare una carriera intera con la maglia della propria città, vincendo trofei e segnando valanghe di gol (307 ndr) che lo hanno portato al secondo posto nella classifica dei marcatori della Serie A di tutti i tempi (250 i gol in questa competizione), rimane per molti solo un sogno. Vedere che qualcuno quel sogno lo ha guadagnato, raggiunto e vissuto fa davvero venire la voglia di continuare a seguire questo magnifico sport che ultimamente appare freddo e fatto solo di calcioscommesse, pay tv, contratti e denari ma che porta con sè le emozioni, quelle vere, come vere erano le lacrime del pupone,di quel ragazzo che è diventato uomo insieme alla sua gente e della quale è stato fido e coraggioso condottiero per quasi tre decenni e da oggi, con l’ingresso nella Hall of fame, lo sarà per sempre, perché le storie d’amore… non finiscono mai.



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