MENU

SAN VALENTINO PENSACI TU

Pubblicato da: Categoria: racconto

15
FEB
2018

Il citofono di casa suona e nessuno va a rispondere. Ogni volta la stessa storia, in questa casa sembra ci abiti solo io. Sono sicura che sia mia madre sia mia sorella lo abbiano sentito ma fanno finta di niente. Mia sorella, certamente starà al telefono con una delle sue amiche, ha appena tredici anni ma sicuramente starà parlando di trucchi e ragazzi e quando è al telefono non la smuove nessuno, mentre mia madre lo fa apposta a non andare a rispondere, perché dice che noi siamo troppo pigre e si lamenta della nostra indolenza e della scarsa collaborazione.
Il citofono riprende a suonare e spazientita esco dalla mia stanza e urlo alla mamma:
«Mammaaa! Ma lo senti il citofono?»
«Certo che lo sento, ma ho le mani impastate di uova e farina, mentre voi due non state facendo niente. Vai a rispondere tu, tanto sarà sicuramente qualche vostra amica, qualcuno che cerca di voi o magari èil postino». Mi risponde.
«Non è giusto, però, devo fare sempre tutto io e se poi è il postino, sicuramente reca qualcosa per te». Le rispondo, ma lei non si muove dalla cucina.
Non bastano i miei pensieri a farmi saltare i nervi, ci si mette anche mia madre, adesso.
«Chi è?» Domando, forse con un tono un po’ troppo brusco.
«Scendi che devo dirti una cosa». Risponde una voce che conosco molto bene.
«Vito, che ci fai qui? Cosa vuoi?»
«Scendi e ti dico tutto. Non mi va di stare qui a parlarti al citofono. Dai sbrigati che fa un freddo cane».
Oddio, sono impresentabile: indosso una tuta vecchia e logora, i calzini di lana, ho i capelli legati dietro la nuca con un elastico e sono senza trucco. Non posso scendere così.
«Chi è?» Chiede mia madre dalla cucina.
È tutta colpa sua, Se fosse andata lei a rispondere, le avrei chiesto di dire a Vito che ero sotto la doccia e così avrei avuto il tempo di cambiarmi, di rendermi almeno presentabile, invece…
«Chi è?» Torna a chiedere mia madre.
«È Vito e ha bisogno di qualcosa». Le rispondo contrariata.
«Be’, fallo salire, che aspetti? Intanto preparoil caffè».
«No, Non gliho detto di salire. Non posso farmi vedere così, impresentabile come sono».
«Ma hai detto che è Vito… Lo conosciamo da sempre, vi frequentate da quando andavate all’asilo e adesso perché tutte queste formalità?»
Mi risponde mia madre, come a dire: “cosa vai a pensare”.
Certo che ci conosciamo da sempre, è da una vita che ci conosciamo, il problema è che ultimamente ho capito che per me il nostro rapporto sta andandoben oltre l’amicizia, perché credo di essermi innamorata di lui. Peccato che Vito non se ne sia ancora accorto e mi consideri solo la sua più cara amica, quella a cui confidare le sue pene e lasciarsi andare a parlare delle sue cose più intime e, soprattutto,del suo rapporto fatto di alti e bassi con Francesca, la tipa per cui si è preso una solenne cotta. E mi dispiace che si sia ridotto così, perché lei lo tratta male. Un giorno sembrano innamoratissimi e il giorno dopo lei non lo calcola per niente.
Sono quasi certa che ha anche questa volta ha litigato con Francesca e vorrà parlarmene, vorrà essere consolato. Oltre il danno la beffa.
E va bene, do ascolto a mia madre e gli dico di salire. Tanto, peggio di così non può andare. Innamorarmi del mio migliore amico non è stata proprio una buona idea, lo ammetto, ma come si dice: al cuore purtroppo non si comanda, altrimenti adesso non starei qui a pormi tanti problemi e a tormentarmi per lui.
Mentre cerco di eclissarmi in bagno, sento l’ascensore che si sta fermando al piano e il campanello della porta suonare. Vito non mi ha dato nemmeno il tempo di rendermi presentabile. Peggio per lui, torno indietro e vado ad aprire.
Vito è bello come il sole, alto e abbronzato come sempre, mentre io al confronto sembro Cenerentola scesa dal letto in quel momento. Del resto di mattina non esco mai. Con Rachele e le altre mie amiche abbiamodeciso di incontrarci nel pomeriggioe andare insiemea vedere i carri di carnevale e magari finirela serata in pizzeria.
«Ciao Vito. Scusami se mi trovi così, ma stavo riordinando camera mia e non aspettavo nessuno». Cerco di giustificarmi, togliendo l’elastico che mi trattiene i capelli.
«Non preoccuparti, ti ho visto in condizioni peggiori». Mi risponde, sforzandosi di sorridere, ma la sua faccia è di quelle da funeralee io vorrei davvero strangolarlo. Possibile che non si renda conto di ciò che provo per lui e si ostina a stare con quella tipa che lo fa soffrire e non fa per lui?
«Buon giorno signora Agnese». Lo sento dire a mia madre, mentre passiamo davanti alla cucina per andare in camera mia.
«Ciao Vito. Come stanno i tuoi? E tua madre si è ripresa da quella fastidiosa sciatica di cui mi diceva? Tra un po’ preparo il caffè e ve lo porto».
Gli risponde mia madre, senza alzare la testa dal tavolo e continuando a impastare la farina per i cannelloni ripieni. Lo considera uno di famiglia, una sorte di nipote che da sempre lo vede girare per casa e non si preoccupa, a differenza mia, di farsi vedere spettinata e con il grembiule infarinato.
«Sì, grazie. Tutto bene, signora. Finalmente sta meglio ed è in via di guarigione.Ma lasci stare il caffè, l’ho preso proprio ora, prima di salire». Le risponde.
«Mamma, andiamo in camera mia. Vito deve dirmi una cosa importante».
«Andate, andate e chiudete la porta. Lo so che hai preso una mezza cotta per lui e voleterestare soli». Esordisce mia madre.
Ma non è possibile! Come le è venuto in mente di dire una cosa simile e con tanta disinvoltura? Arrossisco come un peperone, ma per fortuna lo precedonel corridoio e spero che non se ne sia accorto.
Appena entrati nella mia stanza e richiusa la porta alle nostre spalle, Vito mi fissa con uno sguardo eloquente, ride nervosamente e poi si siede sul letto e comincia a lamentarsi.
«Non ce la faccio proprio più». Sbotta, dando per scontato che io sappia di cosa stia parlando.
«Ti riferisci a quella? Avete litigato di nuovo?» Chiedo.
«Sì, abbiamo litigato di nuovo e questa volta proprio per una scemenza e non capisco perché lei si diverta tanto a comportarsi così». Mi risponde.
«Ormai litigate un giorno sì e un giorno no, quando va bene, e dopo tu vieni da me per essere consolato, non ti sembra una cosa un po’ controversa?»
«Io non vengo qui per essere consolato da te. Sono venuto per dirti che mi sono veramente stancato del comportamento di Francesca. È diventata oltremodo gelosa, e assurdo ma lo è anche nei confronti dei miei amici. Non sopporto più certi suoi atteggiamenti da superdonna. Vuole sempre avere l’ultima parola e ragione lei». Sbotta.
«Ed è per questo che da un po’ di tempo sei sempre arrabbiato e triste? È per questo che non esci più con gli amici, che non ti fai più vedere in giro?» Gli chiedo.
«Anche, ma quello che non sopporto più sono le sue continue scenate di gelosia. I suoi sbalzi d’umore. Non le va mai bene niente di ciò che faccio».
«E tu insisti a credere che Francesca è la persona giusta per te?» Sbotto, ma più che una domanda la mia è un’affermazione, scaturita dalla rabbia che provo verso quella tipa e per il dispiacere di vederlo sempre così depresso e triste.
Forse ho esagerato e probabilmente mi sta per mandare al diavolo o per dirmi di farmi gli affari miei, come dargli torto, ma invece…
«So che ti preoccupi per me e so anche che sto trascurando i miei amici, ma a Francesca non piace nessuno della mia comitiva e allorami sono allontanato e ci ritroviamo isolati».
«Hai ragione. Ti ricordi quella volta che ci siamo incontrati per strada e io ti ho salutato? Bene, rammenti con che sguardo mi ha guardato lei? Come si fa ad andare d’accordo con quella? E te lo dico non perché sia gelosa, almeno non è l’unico motivo, Francesca non va d’accordo con nessuno e a nessuno va a genio lei. È troppo spocchiosa, si crede chissà chi. È arrogante ed esagerata in tutto. Tutto deve andare secondo i suoi piani e tutto deve essere fatto come dice lei. E poi, sarà anche bella, non lo nego, ma non fa altro che mettersi in mostra. Ma chi si crede di essere?»
«Domani è San Valentino, lo sai, no?» Mi dice, come risorgendo dal buio dei suoi pensieri.
«Certo che lo so, anche se io ho poco da festeggiare a San Valentino. Ma tu cosa vuoi da me? Un consiglio su cosa regalarle? Dove portarla domani sera?» Gli rispondo acida.
«No. Non è questo. È che ieri abbiamo litigato perché questa sera lei vorrebbe andare a festeggiare l’ultimo giorno di carnevale in un locale alla moda. Ha deciso di indossare un abito tipo principessa del settecento e vorrebbe che io facessi altrettanto, che indossassi anch’io qualcosa del genere, magari una divisa da principe con tanto di giacca rossa, cappello piumato, stivali e spadone. Ma io non me la sento di spendere tutti quei soldi per una semplice serata di carnevale e per soddisfare le sue manie di grandezza. Lo sa che ancora non ho un lavoro stabile ma non gliene importa niente. O si fa come dice lei o non si va da nessuna parte, mi ha detto».
«Complimenti, ti sei proprio scelta la ragazza giusta tu».
« E poi c’è che ieri sono andato a trovare mia nonna e mi ha chiesto di te e ti manda i suoi saluti».
«E questo che centra?»
«Centra, nel senso che forse mi ha aperto gli occhi. Mi ha chiesto di Francesca e quando le ho detto che avevamo litigato lei a scosso la testa e mi ha chiesto cosa aspetto a lasciarla e a mettermi con te».
«Non ci sto capendo niente. Non riesco a capire il nesso, che centra tua nonna adesso. Spiegati meglio». Gli dico, ormai con la pazienza agli sgoccioli.
«È che forse ho capito dove sta il problema». Risponde.
«La tua Francesca ti sta stressando. L’ho capito, ma tu non puoi sempre dargliela vinta».
«Sì, hai ragione, lo penso anch’io. E non sono nemmeno più sicuro di quello che provo per lei. Da un po’ non facciamo che litigare e penso che sia inutile continuare così».
«E cosa intendi fare?» Gli chiedo, senza più preoccuparmi di nascondere il mio stato d’animo.
«Mia nonna ha ragione e stravede per te. Pensa che mi ha dato dei soldi per farti un regalo. Riesci a capire?» Mi chiede.
«E tu le hai detto che non sono io la tua ragazza?» Gli rispondo, con una risata forzata.
«Io le ho risposto…»
In quel momento si apre la porta ed entra mia sorella. Ha sentito la voce di Vito ed è entrata con la scusa di salutarlo perché anche lei stravede per lui.
«Ciao, Paola. Come sei elegante e truccata bene. Dove devi andare?» Le domanda.
«Esco con le mie amiche vestita da damigella». Gli risponde lei, mentre le si illumina il viso e fa una piroetta su se stessa per farsi ammirare, e la cosa mi irrita. Per fortuna arriva mia madre e con la scusa che si sta facendo tardi se la porta via. Ma, ormai, la magia tra noi è svanita e non saprò mai cosa stava per dirmi. Sembrava sul punto di lasciarsi andare, di confessarmi un segreto. Se solo quella rompiscatole di mia sorella non avesse rovinato tutto…
«Be’, si è fatto tardi anche per me». Dice, appena uscite mia madre e mia sorella.
Eh, no, ora non può andarsene così e lasciarmi nel dubbio.
«Ma non mi hai ancora detto cosa intendi fare questa sera. Forse potresti portarla in pizzeria o in trattoria e rabbonirla dandole il regalo per domani che è San Valentino». Gli dico.
«Non lo so. Non credo, a lei le trattorie e le pizzerie non piacciono. Lei predilige solo i ristoranti di un certo livello. Ma il punto non è questo, è che ormai non sono più sicuro di volerle bene. È da un po’ che ci sto rimuginando sopra». Confessa sottovoce.
Mi trattengo dal saltare dalla gioia. Vorrei abbracciarlo e baciarlo sino a togliergli il fiato.
«Tu nel pomeriggio cosa devi fare? Tu e le tue amiche andrete a vedere i carri?» Chiede.
«Non lo so ancora di preciso, ma è probabile». Gli rispondo.
«Adesso è meglio che vada». Continua lui.
«Se non hai niente di meglio da fare, vieni anche tu con noi». Gli butto lì.
Stava per aprire la porta e si ferma, si gira e mi guarda pensieroso, sembra sul punto di dire qualcosa, poi torna a girarsi e apre la porta. Che rabbia che mi fa quando si comporta così. Mi saluta in fretta, farfugliaqualcosa di incomprensibile,aggiunge che mi farà sapere e scappa via.
Vito è andato via e io mi sento improvvisamente sola e mi sto chiedendo come abbia fatto a ficcarmi in questo pasticcio. Siamo amici da una vita e all’improvviso scopro di essermi innamorata di lui. Avrei voluto rivelarglielo ma la paura di perderlo anche come amico mi ha fatto desistere.
“San Valentino, come diventa tutto complicato quando ci si innamora. Se solo potessi pensarci tu…”
Anche se ho il morale sotto i piedi, nel pomeriggio chiamo le mie amiche e assieme andiamo alla sfilata dei carri. C’è una ressa incredibile, mascherine che si rincorrono e mi gettano i coriandoli tra i capelli. Ma io passo tutto il tempo a guardarmi in torno, sperando di incrociare lo sguardo di Vito e quando ormai sto per perdere tutte le speranze, qualcuno mi lancia coriandoli e stelle filanti addosso e in testa. Mi giro e… È lui, nonostante la maschera che indossa, lo riconosco.
E cosa ancora più meravigliosa è da solo.
«Ciao. Tutto bene?» Chiedo ad alta voce per sovrastare il frastuono della musica e delle voci.
«Ora sì. Mai stato meglio». Risponde prendendomi sotto braccio.
«E la tua tipa?» Gli butto lì.
«Sono libero. E ti dico che ho voglia di trascorrere la serata con te?»
«Si ma Francesca, che dirà poi?»
«Non m’importa né quello che dirà né ciò che penserà. Ci siamo lasciati».
Se cadessi lunga distesa per terra non ci sarebbe niente di strano. Mi tremano le gambe perché è da tempo che speravo potesse arrivare questo momento. Per fortuna c’è lui che mi tiene sotto braccio e mi regge.
Non so cosa sia successo nella sua testa, cosa abbia pensato, e nemmeno m’importa più di tanto, ma sento che qualcosa di meraviglioso sta per succedere.
Domani è San Valentino e Vito mi ha gridato che vuole passare anche domani tutta la giornata con me, cosa posso chiedere e volere di più?
 



Lascia un commento

Nome: (obbligatorio)


Email: (obbligatoria - non sarà pubblica)


Sito:
Commento: (obbligatorio)

Invia commento


ATTENZIONE: il tuo commento verrà prima moderato e se ritenuto idoneo sarà pubblicato

Sponsor