MENU

Giustizia per tutti /Legittima difesa e illegittima vendetta


Notice: Undefined offset: 0 in /var/www/extramagazine.eu/themes/extramagazine/includes/dettaglio-post.php on line 21
Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

15
MAR
2017

Nel dibattito scaturito dopo l’ennesimo caso di uccisione di un malvivente a carico del derubato, sono emerse molteplici opinioni sull’uso delle armi per difendersi sino all’ipotesi di poter farsi giustizia da soli. Ben poco si è discusso di prevenzione o deterrenza


I recenti episodi di cronaca nera inerenti all’uso di armi da fuoco al fine di difendere la propria incolumità, quella del proprio nucleo familiare e i beni posseduti, ha riportato alla luce un problema più volte dibattuto in ambito sociale e politico. Quando questi eventi culminano con il decesso dei protagonisti dell’atto criminoso, è ancora più impellente il bisogno di definire esattamente i limiti entro i quali la difesa debba essere contenuta perché non sia considerato eccesso sino a procurare gravi lesioni o morte.
Partiamo dai presupposti che inducono un individuo a possedere un’arma, in particolare da fuoco, secondo la vigente normativa in materia. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza disciplina la detenzione delle armi e il proprio possesso. Possedere un’arma comporta una denuncia presso la Polizia di Stato o l’Arma dei Carabinieri. La custodia comporta una precisa presa di responsabilità del titolare circa l’inaccessibilità dell’arma a persone non autorizzate, a incapaci d’intendere e minori.
Le armi possono essere detenute in forza di un c.d. nulla osta, che ne permette il solo possesso, o di licenza di porto d’armi che ne consente l’uso. L’uso delle armi da sparo, a canna corta o lunga così come liscia o rigata, è ammissibile per uso sportivo, come il tiro a volo o presso i poligoni, per uso caccia e tiro a volo di armi a canna lunga, per difesa personale, a canna corta o lunga, laddove si presentino particolari casi di bisogno in cui il richiedente dimostri la reale necessità, da valutare a discrezionalità degli organi preposti al rilascio e, infine, per l’uso attribuito alle guardie particolari giurate.
Oltre ad altri, il possesso e l’uso delle armi da sparo include requisiti precisi, primo fra i quali l’idoneità psicofisica del soggetto utilizzatore.
Per quanto possa risultare superfluo, è giusto ribadire che le armi da fuoco, per definizione,  sono macchine termobalistiche che sfruttano l'energia cinetica dei gas in espansione da una carica di lancio o scoppio per scagliare dei proiettili con distanza e potenza variabili. Chi sceglie di servirsi di un’arma da fuoco è, quindi, conscio che può procurare lesioni sino alla morte dell’obiettivo cui l’arma è direzionata.
E’ utile chiarire che queste macchine, seppure non complesse, siano molto delicate e una manovra accidentale o un cattivo direzionamento possono causare grave pericolo per la propria e l’altrui incolumità.
Ciò che si evince chiaramente, è l’eccessiva diffusione legale di questi strumenti nella popolazione escludendo, inoltre, l’altissima detenzione illegittima di armi acquistabili da mercati paralleli clandestini enormemente diffusi.
Quello che è utile analizzare è l’approccio che spinge l’individuo all’uso delle armi. Per quanto deprecabile eticamente, chi usa le armi per cacciare lo fa convintamente e collega l’arma alla caccia anche se, comunque dispone di uno strumento capace di sopprimere la vita. E’ assolutamente discutibile il possesso delle armi per difesa personale. Chi si accinge a dotarsi di un fucile o una pistola con questo scopo, ha già insito il concetto di usarla verso un suo simile, compendiando anche la sua soppressione.
Non è raro il caso in cui il soggetto vittima di rapina o furto abbia inseguito il malvivente sparando per colpirlo. Nel rapinato, evidentemente, era formata la capacità di ferire e uccidere. Quelli che sono requisiti fondamentali, autocontrollo e dominio degli istinti, sono venuti a mancare proprio nel momento del bisogno. Si è concretata una forma di vendetta che va ben oltre l’eccesso di legittima difesa.
La mia personale esperienza con le armi da fuoco mi ha insegnato a non avere mai, neppure per un istante, collegato queste macchine con il ferimento o la soppressione della vita. Perché è così che deve essere. Il loro uso civile può essere concepibile solo per sviluppare le capacità di controllo del corpo e della mente verso un bersaglio, così come si fa con un arco, un compound o un coltello da lancio. Nient’altro. E’ sufficiente comprendere l’approccio e le aspirazioni che un individuo ha verso un’arma da come la manipola: se la accoglie con le mani aperte ha la visione di una macchina che può essere pericolosa e così la esaminerà con molta cura e attenzione ai dettagli, al contrario, se la impugna con vigore e sfiora il grilletto, ne intravede già la sua potenzialità mortale.
Nella moltitudine di dibattiti che sono scaturiti dopo l’ennesimo caso di uccisione di un malvivente a carico del derubato, sono emerse molteplici opinioni sull’uso delle armi per difendersi dal crimine sino all’ipotesi di poter eseguire la giustizia sommaria dei crimini. Ben poco si è discusso di prevenzione o deterrenza. Se davvero ci si sente protetti da un’arma al solo fine di distogliere un individuo criminoso è anche possibile adoperare proiettili capaci di rendere inoffensivo il criminale sino a scagliarlo ad alcuni metri di distanza oppure immobilizzarlo con pistole elettriche che rendono il soggetto innocuo sino all’arrivo delle forze dell’ordine. Quello che invece prevale è una sete di vendetta, di rabbia che rende così simile la legittima difesa all’omicidio. Due colpi di fucile sparati in sequenza alle spalle di un ladro, appaiono molto distanti dall’uso proporzionale della violenza previsto dalla legge per difendersi dal crimine.    
Chi fa uso delle armi deve possedere una profonda conoscenza di se stesso, del proprio autocontrollo, delle armi e del loro uso e, fondamentalmente non può associare queste macchine di morte ai sentimenti della paura, della rabbia e della vendetta.
La giustizia compete a organi precisi che siano terreni o soprannaturali.
Con sentimenti così diffusi di odio non si può che augurarsi una rigida riduzione delle armi che evidentemente assomigliano sempre più a strumenti di morte piuttosto che ad attrezzi sportivi.
 



Lascia un commento

Nome: (obbligatorio)


Email: (obbligatoria - non sarà pubblica)


Sito:
Commento: (obbligatorio)

Invia commento


ATTENZIONE: il tuo commento verrà prima moderato e se ritenuto idoneo sarà pubblicato

Sponsor