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NON CHIAMATELO SOLO TRADIMENTO


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

16
MAR
2018

“Chi non ha mai tradito o solo pensato di tradire almeno una volta nella vita, scagli la prima pietra!”... Così inizia la mail inviatami da Laura. Requisitoria all’amore e alla infedeltà

“L’AMORE dura per sempre? Si possono amare più persone contemporaneamente? Si può amare una persona e provarne attrazione per un’altra?... Ma i tradimenti sono tutti uguali?” Probabilmente non c’è una forma universale di amore o una unica idea di coppia, tanto più di relazione. L’errore che tutti noi compiamo, schiavi dei pregiudizi e dei preconcetti, figli di modelli educativi repressivi, è lo stereotipare  ogni cosa, uniformarci a un modello sociale imposto e prestabilito d’amore, dimenticando, di ciascuno, la unicità. Invero, esistono tanti tipi di tradimento così come tanti d’amore. C’è il tradimento platonico e quello affettivo e/o emotivo; quello per ripicca; quello fisico e/o sessuale; quello per noia, per evadere dalla routine di un rapporto ormai scontato; quello che osanna la passione, ovvero,  quello che ne celebra la morte  del sentimento; quello seriale e quello occasionale; quello di una sola notte e quello della storia parallela. Ed infine, il peggiore di tutti, a mio avviso, il tradimento di se stessi! Se è vero che cause diverse portano empiricamente a effetti diversi e storie diverse portano ad infedeltà differenti, allora, ne consegue l’inesistenza di un concetto universalmente condiviso di tradimento, ovvero, tradimenti migliori o peggiori di altri.  Per Shakespeare infatti, il peccato è nell’occhio di chi guarda! Il tradimento diventa, alle volte, una via di fuga dai problemi di coppia e familiari; una valvola di scarico dalla frustrazione di mantenere una relazione vissuta solo per senso di dovere o per attaccamento alla routine, piuttosto che per convenzione sociale,  in cui tradire  è restare fedele a se stessi, e, non esserlo al  proprio partner, magari di sempre, è tradire l’idea della esclusività sessuale e/o emotiva inculcataci sin dalla infanzia. La verità è che Il tradimento è ancora un tabù, con il quale, tutti siamo chiamati prima o poi a fare i conti! Un dato è però certo, il “Desiderio” insegue i desideri! Si ricerca ed insegue ciò che manca o che si ha la percezione manchi in un rapporto,  fisicamente, psicologicamente piuttosto che sessualmente. Ammettendo pure che il tradimento suggelli la fine di un amore o la crisi di un rapporto, con esso è fare i conti con il proprio fallimento, con il senso di frustrazione derivante dalla mal riposta fiducia sociale e personale nel manage monogamo. A seconda del piano d’osservazione esistenziale in cui ci si muove, esso può essere tanto la dissacrazione dell’amore ideale per il reale, ovvero, per converso, del fattuale per l’ immmaginifico. E’ comunque la elaborazione di un lutto, della sofferenza emotiva derivante dal distacco fisico e sentimentale dall’altro. È solitudine interiore, è scissione animistica. La monade, fusione e compenetrazione di due corpi in un anima che dalla sua meosi ritorna alla dualità, dall’indistinto al distinto da te. È il perpetrarsi del complesso d’abbandono del fanciullino che c’è in noi, iniziato, nell’età neonatale, già dal distacco dal grembo materno, è la perdita d’orientamento della serafica routine, della comfort zone. In realtà siamo tutti, consciamente e non, predatori emotivi e sessuali, che all’uopo, nel perverso gioco dei ruoli esistenziali, vestiamo ora i panni di preda ora di cacciatori, annusando, anche in lontananza, l’odore del proibito e pregustandone l’eccitante sapore della conquista, desiderando, come direbbe Ovidio, ciò che non è facile da ottenere, ovvero amando il proprio desiderio e non l’oggetto desiderato. Così come il vero piacere è nella ricerca del piacere, i grandi ed eterni amori sono forse quelli non consumati, quelli dove gli amanti, come assetati di desiderio nel deserto sentimentale, scorgono in lontananza un oasi onde abbeverarsi dell’ambrosia della passione, imbattendosi in un miraggio, desiderando di sfiorare con le labbra, per un solo istante, il collo di una borraccia. Che sapore avrà, quella singola e sola goccia promanante dalla borraccia se non di un desiderio, accresciuto solo, dall’attesa di una seconda goccia. Forse è proprio vero! In amore vince chi fugge, chi ha la capacità di donarsi all’altro senza esserne ostaggio. Chi assoggetta al proprio dominio l’altro. Chi è capace di creare il piacere attraverso la magia dell’attimo eterno, dell’ora e del qui, senza né spazio né tempo. Chi custodisce il segreto e la magia della forza di  quella singola goccia, nata e morta sol per sfiorare, almeno una volta, le labbra. Il tradimento, concettualmente non è estraneo a nessun tempo e a nessuna cultura. Il primo tradimento, annoverato persino nelle sacre scritture, è quello originario, perpetrato da Adamo ed Eva in danno di Dio. Il serpente endemico, tenta i primi uomini nel mangiare il frutto dell’albero della conoscenza, motivo per il quale scacciati dal giardino dell’Eden, furono condannati  alla  sofferenza al dolore e alla morte, portando con sé un senso di perdita e di peccato che attanaglia ancora l’umano sentire. Al tradimento di Dio padre ha fatto seguito quello del di lui figlio. Simulacro ne sono il tradimento di Pietro e Giuda verso Gesù, di Lui discepoli. Infatti è in questo precipuo momento che terminologicamente il fonema assume connotazione negativa. Nell’antichità, il termine “tradire” aveva il significato di “consegnare”, “ svelare”, "insegnare” “trasmettere ai posteri”, e il traditore non era colui che forniva informazioni importanti. Significato del tutto differente dall’attuale. Altro tradimento celebre di cui fornisce contezza la mitologia greca è quello di Zeus, padre degli Dei dell’Olimpo, avverso sua moglie Era, la quale pur andando su tutte le furie, perdonava le innumerevoli scappatelle di suo marito, al quale era avvinta da un forte ed indissolubile legame. È innegabile che all’inizio di ogni relazione clandestina ci sia una sorta di regressione adolescenziale,  l’esigenza di essere travolti da un turbinio di emozioni, dalla passionalità, ovvero, dalla sensazione delle farfalle adolescenziali  nello stomaco, che la razionalità ed i problemi quotidiani della vita di relazione, purtroppo, eliminano. Vivi l’illusione di una dimensione da sogno, di una perfezione inesistente, il meglio di un rapporto avulso da complicazioni e litigi. Secondo taluni accreditati studi psicologici, il traditore è spesso privo di capacità di fondare la propria esistenza attorno ad un proprio centro interiore e tende a riempire compulsivamente i propri vuoti con punti di riferimento esterni, in primis col partner e, quando questi non riuscirà più a soddisfarne i bisogni, attraverso altri partner. Mentre il tradito nega e scappa, incapace di essere in ascolto di sé, il tradito, invece, pretende ed attanaglia l’altro a causa della sua insicurezza. A sua volta, per converso, l’amante rincorre e sogna il mondo che non c’è! Nessuno dei tre, in definitiva, è presente a se stesso ed in grado di rimanere solo, di fare i conti con la propria incapacità di bastare a se stesso. In totale astensione di giudizio, concludo alla maniera di Epicuro, con un monito che sia spunto di riflessione per tutti i fedifraghi occasionali e non: “non rovinare quello che hai desiderando ciò che non hai. Ricorda che ciò che ora hai un tempo era tra le cose che speravi di avere!” 



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