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Memorie di un ImmIngrato/Welcome to Puglia?


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

29
MAR
2018

Ci sono due stereotipi più o meno condivisi sull’accoglienza in Italia. Il primo è che al Sud la gente sia più ospitale che al Nord; il secondo è che questa ospitalità sia talmente esagerata e imposta che a volte produca l’effetto opposto.Dalla mia esperienza di immigrato del Nord al Sud ritengo che entrambi questi stereotipi siano sbagliati. Infatti, al di là dei luoghi comuni - spesso folcloristici - alla Casa Surace, credo che la società meridionale negli ultimi anni si sia trasformata, nel bene e nel male, più di quanto si pensi e che abbia perso molti dei comportamenti che la caratterizzavano in passato, tra questi anche quelli relativi all’accoglienza e all’ospitalità.
I valori che rendono un popolo più o meno ospitale sono collegati inestricabilmente con la propria storia, e l’abitudine a essere in contatto con altre popolazioni, ma anche con la cultura e con la religione. Ci sono altri fattori, però, da tenere in considerazione: il turismo di massa modifica l’atteggiamento delle persone che abitano un luogo nei confronti del visitante, e in maniera diversa lo fa anche l’immigrazione.
Dalla mia esperienza di viaggiatore in paesi del cosiddetto terzo mondo, ho costatato che più un paese è in difficoltà, più la gente è accogliente. Questo perché è in situazioni di emergenza che nasce spontaneo l’istinto di solidarietà, di contatto con gli altri; ma anche perché il benessere e la ricchezza inevitabilmente portano all’individualismo, alla concorrenza, all’allentamento dei legami sociali e del senso di comunità.
A me piace ancora credere che l’accoglienza sia un valore trasversale, che vada oltre il colore della pelle, il luogo di provenienza, il peso del portafoglio e le intenzioni dell’accolto, e credo che il Sud Italia possa e debba riscoprire i valori di un tempo, per essere d’esempio a popolazioni forse più sviluppate economicamente, ma meno umanamente.

 



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