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Parnasi e Parnaso: la politica e gli affari


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

21
GIU
2018

L’Italia non può più pensare di sfuggire alle sue responsabilità verso le giovani generazioni. Il problema della corruzione, dell’assenza di trasparenza nelle istituzioni, di una bulimia di cariche, incarichi, ruoli, affidati sempre agli stessi personaggi, va finalmente affrontato con logiche opposte a quelle che in questi anni hanno dominato gli ingranaggi della cosa pubblica

Il Monte Parnaso era consacrato al culto del Dio Apollo, che vi trascorreva ore liete, in compagnia delle sue muse. In questi giorni un’altra montagna sta mostrando il fianco, quella del cosiddetto sistema “Parnasi”. L’assonanza non è casuale. Anche il monte Parnasi doveva essere un luogo di delizie, esprimendo i fasti di quelle contiguità tra politica ed affari che da sempre caratterizzano la cronaca giudiziaria italiana. Come avvocato e garantista non mi sono mai voluto occupare dei processi e delle indagini della magistratura, ritenendo che i luoghi in cui appurare le verità giudiziarie debbano essere quelli previsti dallo Stato di diritto. Quando però emergono pubblicamente intercettazioni telefoniche che mostrano, in modo chiaramente visibile, una rete di interessi, entrature, reciproci vantaggi, tra esponenti della politica e delle istituzioni, da un lato, e uomini d’affari, dall’altro, non si può evitare di analizzare quegli aspetti sociali e politici che ogni cittadino ha il diritto di conoscere e su cui noi tutti abbiamo il dovere di prendere posizione.
In Italia esiste da tempo un problema chiamato corruzione. Rispetto ad altri paesi del mondo questo cancro comporta una perdita di competitività enorme per noi tutti, perché impedisce l’emersione del merito, stratifica e cristallizza assetti di potere ed interesse legati a pratiche clientelari, impedisce alle capacità ed all’efficienza di affermarsi. Sono anni che si discute di come impedire che i meccanismi di affidamento legati al potere, che si portano dietro una quota ineliminabile di vantaggio legato alle relazioni, possano degenerare, fino a mettere in secondo piano la qualità, lasciando che il successo delle imprese dipenda fondamentalmente dai rapporti, leciti ed illeciti, tra politica e mondo economico.
Non abbiamo fatto assolutamente niente perché le opacità, le connivenze, le nomine e le commistioni di interessi vengano regolate, lasciando finalmente emergere trasparenza, alternanza, ricambio e pluralismo. Da downshifter praticante ho sempre detto che ogni ruolo di servizio, se perpetrato nel tempo, sfocia in un inaccettabile potere, che non diviene più lo strumento necessario al fare e al realizzare, ma il mezzo per comprare altro potere, acquisendo vantaggi immorali nei confronti della collettività. E’ giunto dunque il tempo di ripensare in modo serio il rapporto tra politica ed affari, regolando il fenomeno delle lobbies, prevedendo regimi di rigida incompatibilità tra ambienti che troppo spesso sono contigui o collusi, inserendo robuste dosi di partecipazione democratica nei grandi enti, pubblici e privati, che gestiscono gli affari attorno a cui si concentrano gli interessi, non sempre limpidi, della piovra del malaffare.
Occorre puntare sui giovani e sul talento. Serve non aver mai paura del cambiamento e delle novità. Dobbiamo necessariamente fare dell’investimento sulle eccellenze e sulla qualità, uno dei motori per il rilancio dell’Italia. Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto lo dobbiamo ai nostri figli. Non possiamo continuare a sentirci i padroni del futuro che li attende. E’ tempo di ritrovare amore per il nostro paese, sia quello che ogni giorno viviamo, sia quello che verrà.



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