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Michelone, sarai fiero di noi

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

28
GIU
2018

Le vertenze che insistono su Taranto sono molte e senza soluzione. Merito della nostra irrilevanza e della scaltrezza altrui. Ma mentre i problemi incombono noi, come al solito, ci occupiamo d’altro

Allora, riassumendo: sulle Zone ad Economia Speciale, a valle di un tira e molla tragicomico, ci stanno fottendo.
Tolgono ettari di ZES a Taranto e li donano gentilmente alla ZES adriatica trasformando quella che doveva essere una teorica occasione di rilancio per il porto di Taranto in una pantomima che prima divide i fondi (originariamente destinati al porto ionico) e poi addirittura non divide nemmeno in maniera equa e coerente.
Sull’aeroporto invece ci hanno fottuto da tempo forzando la mano perché la vocazione di scalo merci non venisse meno lasciando spazio ai voli passeggeri visti come il fumo negli occhi da Brindisi e Bari.
Quando poi hanno capito che finanche i tarantini sentivano puzza di fregatura si sono inventati i voli spaziali per lasciarci “a ripa di mare col naso all’insù” … ad aspettare Star Trek.
Sul caso Ilva, Beppe Grillo vuole fare il parco giochi, Michele Emiliano vuole il gas, Rinaldo Melucci ha in testa un’idea così difficile che manco ce la spiega per non perdere tempo a raccontare cose complesse all’uomo della strada, Giggino Di Maio cambia idea tutti i giorni perché sta prendendo ripetizioni ma non si impegna, MIttal invece vuole acquisire lo stabilimento ma non si sa per fare cosa, gli ambientalisti stanno con Di Maio nei giorni pari – quelli in cui pure il Ministro si sente ambientalista - , la sinistra sta facendo il dibattito dopo il cineforum e non vuole essere disturbata perché deve decidere se è più di sinistra tutelare la classe operaia o l’ambiente, il centrodestra non c’è più perché è al bar a bere la Raffo e quindi si evita figuracce. Nel frattempo le attese di chi vuole lavoro e aria pulita restano a bagno maria e l’indotto – come ci ricorda Giacinto Fallone di Casartigiani –  resta ”aurm” manco stessimo giocando a “patrun e sott”.
Intanto in città giocano alla politica montando e smontando la giunta e componendo e scomponendo le maggioranze come fosse un Lego buono per far vedere che loro sono indipendenti da Bari.
A Roma invece i parlamentari ionici fanno lo stesso gioco che fanno i loro colleghi in Regione Puglia che poi coincide con quello che la nostra classe politica fa dalla notte dei tempi: i nostri onorevoli stanno zitti e relegati come sempre ad oggetti misteriosi di una irrilevanza magmatica nonostante stiano praticamente tutti in maggioranza. Delle due l’una: o tutte le volte che sanno della presenza di un tarantino nelle aule istituzionali non ti parlano perché si sono passati la voce, oppure siamo noi che esprimiamo meteore della politica, merce molto modesta, brava gente (a volte) ma non in grado di stare al mondo.
Sul turismo invece abbiamo un nuovo nemico: il Ministro Centinaio, colui che ha detto (ma in realtà non lo ha detto) che Taranto non è proprio un luogo in cui andare in vacanza. Apriti cielo. Il paradosso? Per anni proprio noi abbiamo riempito tutti i talk show con i veleni di Taranto, la fabbrica di morte, Magalli che si fa le pere di diossina, la D’Urso che si rifà le tette con l’apirolio, i bambini morti, il wind day, “umineral” e legittimo qualunquismo mortifero per il marketing di un qualsiasi posto sulla faccia della terra. Adesso che un Ministro (teoricamente) dice ciò che andiamo ripetendo noi da anni lo mettiamo in croce. Ma allora fateci capire: siamo l’inferno di minerale e polvere ferrosa o il paradiso del turismo? Una delle due affermazioni è di troppo.
Vorremmo parlare dell’ospedale San Cataldo ma sappiamo che, al solo citarne il nome, già ridono tutti e quindi per carità di Patria eviteremo di analizzare la tela di Penelope per eccellenza, la storia infinita, la nuova zita di Pulsano, il monumento mai costruito per celebrare l’irrilevanza Spartana.
Troppi fronti aperti? Forse. Peccato che, in mezzo a tutto sto giubbillero, a Taranto come di consueto ci si occupano d’altro.
L’accoglienza dei migranti è universalmente vista come un problema? Tutti a parole sono solidali a patto che i disperati non vengano accolti nel proprio comune o nel proprio Stato? (gli anglosassoni li chiamano NIMBY ovvero Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile").
Noi in perfetta controtendenza scriviamo letterine per manifestare la nostra disponibilità ad accogliere a Taranto tutti i disgraziati del mondo. E non finisce qui: “a Taranto è stato istituito il nuovo corso di laurea triennale in Scienze giuridiche per l’immigrazione, i diritti umani e l’interculturalità. Una materia di grande attualità che arricchirà l’offerta del Dipartimento universitario ionico”.
Ce lo fa sapere direttamente il professor Riccardo Pagano, referente del Dipartimento, promotore e sostenitore del nuovo corso di laurea. In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook chiarisce che “nel piano di studi sono inserite materie giuridiche, economiche e pedagogiche. Il nostro auspicio è che il contributo della scienza aiuti a studiare i fenomeni per gestirli e governarli e non per fare populismo e demagogia”.
E così ci siamo candidati ad essere i primi in qualcosa, abbiamo strappato alla concorrenza un pezzo pregiato, abbiamo fulminato con uno scatto di reni le agguerrite rivali pugliesi che non aspettavano altro se non di accaparrarsi questo gioiello inestimabile. Ci impegniamo ad occuparci professionalmente dei migranti e partiamo dalla cultura perdindirindina.
Già lo vediamo Michele Emiliano disperato il quale sarà costretto a capitolare e a darci atto della nostra enorme lungimiranza concedendoci a malincuore di trasformare la nostra città nel più grande campo profughi a cielo aperto dotato di tutte le competenze tecniche, giuridiche, economiche e pedagogiche per approcciare il complesso tema in maniera professionale.
Per gli altri non ci sarà storia e Michele Emiliano non potrà che prendere atto del fatto che abbiamo investito prima degli altri sul tema. Ci verranno a dire che non abbiamo capito il senso del corso di laurea ma dalla nostra verosimile ignoranza alla paraculaggine di Emiliano il passo sarà davvero breve.
Michelone ci porterà in palmo di mano, saremo il suo orgoglio perché non ci avrà risolto il problema del porto, ci avrà fregato sull’aeroporto, avrà cincischiato su Ilva, ci avrà penalizzato ove possibile ma sui migranti abbiamo vinto noi e dovrà ammetterlo. Che fortuna!  



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