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BANDIERA ROSSA O MAGLIETTA ROSSA?


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

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LUG
2018

I Presidenti nazionali di Libera, Legambiente, Arci e Anpi ci fanno sapere che l’Italia ha un’emorragia di umanità. Oddio, chiamate l’ambulanza ma non tanto per il malato che perde umanità quanto per la propaganda violenta che sta montando in questi mesi contro Matteo Salvini

Don Ciotti ci vuole tutti con la maglietta rossa per manifestare solidarietà ai migranti (soprattutto ai bambini) che, nell’indifferenza del cattivone lumbard, in queste ore rischiano la vita nel Mediterraneo. Il colore rosso non è un richiamo politico ma il simbolo delle madri che vestirebbero i loro bimbi con questo colore nella speranza che siano riconoscibili nel caso fossero vittima di un naufragio. E vabbè buttiamola in caciara e facciamoci una bella manifestazione con annesso cineforum visto che la questione dei bambini sta diventando di prepotente urgenza proprio adesso, solo adesso.
Prima ancora ci aveva pensato un giornaletto pop chiamato Rolling Stone a lanciare un’altra petizione contro il Ministro dell’interno sullo stile “not in my name” arruolando una serie di personaggi noti e meno noti nella speranza di plagiare gli adolescenti amanti delle canzuncelle aizzandoli contro la politica migratoria del leader leghista. Alla fine molti dei personaggi noti si sono sfilati perché non erano stati neppure interpellati prima di essere buttati dentro l’agone politico dal rotocalco in questione.  
Ma torniamo alla pantomima della maglietta rossa dietro cui si cela una insana voglia di fare polemica politica più che lotta per i diritti umani: anche a Taranto il presidio antirazzista, antifascista e antituttiquellichenonlapensanocomeme ha aderito al lancio della campagna di solidarietà.
"Di fronte al dramma dei migranti ed alle troppe vittime in mare, di fronte al recente comportamento inumano del governo italiano, di fronte ad una continua criminalizzazione delle ONG e di chi opera nell’accoglienza, di fronte a una opinione pubblica che ci appare imbarbarita e sempre più razzista, tutte e tutti noi, comunità antirazzista Tarantina, sentiamo la necessità di alzare la voce e non restare a guardare inermi questo orrore!” scrive Campagna Welcome Taranto.
E continua:” Diciamo basta a questo clima di odio, facciamo argine di fronte a pericolosi sentimenti xenofobi ed autoritari, non è possibile tollerare che questo governo abbandoni e lasci morire in mare donne incinte, bambini, anziani, esseri umani.
Sappiamo che la gestione dell’accoglienza è materia complessa e siamo consapevoli che è necessaria una profonda revisione di trattati, regolamenti e procedure, ma nulla può consentire di negare o ritardare i soccorsi in mare, niente può legittimare la chiusura dei porti, nessuna ragione può giustificare una politica di respingimenti e di militarizzazione dei propri confini, mai saremo complici di politiche criminali verso chi scappa da guerre, discriminazioni e povertà.
Per questo ci convochiamo venerdì 6 luglio alle 18,30 in Piazza Garibaldi a Taranto per un presidio che chieda con forza politiche solidaristiche, inclusive ed accoglienti e che ribadisca il principio che ogni azione, provvedimento e norma debba mettere al centro i diritti e la dignità delle persone.
Al termine del sit-in ci recheremo presso il monumento dei marinai sul lungomare sia per portare un fiore, un omaggio alle troppe vittime del Mediterraneo, che per un pensiero collettivo di speranza: il nostro mare non può trasformarsi nel più grande cimitero della storia, il nostro mare torni ad essere simbolo di viaggio, di apertura, di contaminazioni, di incontri tra culture e di solidarietà.
Riprendendo infine l’appello di ARCI, ANPI, LIBERA, LEGAMBIENTE, invitiamo tutte e tutti ad indossare una maglietta o indumento rosso. Noi restiamo umani. Prima le persone”
E mentre costoro giocano a fare il flash mob con la maglietta dei “comitati de lotta”, mentre qualcuno fa ammuina sui migranti dalla terrazza di Protofino con il rolex al polso, vien da sorridere se si pensa ad una serie di particolari che rappresentano la prova provata che la polemica imbastita sia fatta ad arte.
In primo luogo, in molti casi, i naufragi intervengono in acque libiche non certo alla portata delle nostre motovedette, in una zona del mediterraneo di competenza di altri e sulla quale, a meno che non si voglia fare gli sceriffi del mondo, l’Italia non ha alcuna giurisdizione né tantomeno facilità di intervento vista la maggiore contiguità di altre nazioni.
In secondo luogo ci si scandalizza per i porti chiusi alle ONG dimentichi del fatto che spesso queste imbarcazioni abbiano avuto in questi anni la funzione di veri e propri taxi del mare andando a prendere i barconi sotto le coste libiche per poi portarli in Italia (sempre e solo in Italia).
Mentre giochiamo ai mondialisti, non ci accorgiamo di ciò che accade nel mondo: Primavere Arabe favorite da Presidenti Americani guerrafondai che poi prendono il Nobel per la pace, Nazioni teoricamente nostre alleate che stanno comprando interi pezzi di centro africa (per questioni energetiche) e che favoriscono l’esodo di disperati, un’Europa che ci intima di provvedere ai migranti ma poi si disinteressa in maniera arrogante della loro gestione, respingimenti di disperati alla frontiera nord dell’Italia, il business dell’accoglienza che ha arricchito i soliti noti. Di fronte a una interminabile serie di porcherie che ruotano intorno al problema migranti più di qualcuno gira lo sguardo dall’altra parte perché è molto più importante fare buonismo resistenziale, partigianeria anacronistica, evocare pericoli autoritari (come ha recentemente fatto Camilleri), insomma creare le condizioni per cui i buoni siano sempre altrove mentre ai cattivi politici italiani si inceppi la linea di Governo nella speranza che da questa propaganda grossier venga fuori qualcosa di buono per una sinistra alla canna del gas.
Per carità, ognuno ha il diritto di pensarla come vuole sul tema ma, tra la polemica ipocrita fatta perché non si accetta di aver perso lo scettro e la sacrosanta affermazione dei propri ideali la differenza è sostanziale: si chiama buon gusto.
Ormai anche la gente comune non si spaventa più di fronte alla chiamata alle armi contro il sedicente pericolo fascista e si domanda dove fossero questi buoni samaritani quando le forze democratiche bombardavano la Libia, quando una intera Nazione fu buttata dentro la guerra contro Gheddafi e messa al servizio delle esigenze coloniali francesi, quando in cambio della flessibilità sui parametri UE (leggi ottanta euro) accettammo di accollarci il problema migratorio mondiale e quando ci lavavamo la coscienza facendo sbarcare i profughi onde poi abbandonarli per le strade a campare di espedienti perché non potevamo permetterci di gestirli (o ci dovevamo lucrare?).
Dov’erano le magliette rosse, i musici, gli scrittori impegnati, gli antifascisti a comando e gli agitprop? Dicevano che andava tutto bene madama la marchesa perché il governo amico non si critica ma si va in piazza a legislature alterne. E cosa ne pensano le magliette rosse del Franco delle Colonie Francesi d'Africa, moneta che assoggetta vaste aree dell’Africa alla banca centrale transalpina che tratta ancora questi luoghi come fossero colonie?
Gli affamatori sono oltre frontiera mentre i cattivi sono a Montecitorio?
Propaganda ipocrita, si chiama propaganda ipocrita cui non segue mai un’alternativa credibile: tutti bravi a dire “non va bene, bisogna accoglierli tutti”, tutti bravi certi pezzi delle Istituzioni che dovrebbero stare (per via del loro compito delicato) fuori dall’agone politico a fare conferenze stampa sul tema cercando di travalicare le proprie funzioni e dettare la linea politica. E gli organi di autogoverno perché stanno in silenzio?
Dei morti in mare ci si ricorda solo adesso, strano no? E dov’erano questi buoni di cuore quando nel Mediterraneo con i passati governi la contabilità degli annegati era arrivata a 30.000?
La solidarietà conformista, le magliette rosse, l’utopia dell’accogliamoli tutti non sono delle soluzioni ma solo un tentativo di fare propaganda su problematiche di una complessità enorme cui qualcuno ha l’arroganza di rispondere con i flash mob e con qualche residuato da Che Guevara de noantri appartenente ad un passato che, purtroppo per loro e fortunatamente per noi, non torna essendo in via di rapida dissoluzione.



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