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Punto di rottura


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

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LUG
2018

Immigrati, zingari, omosessuali: Salvini con la Lega e Di Maio con il Movimento Cinque Stelle hanno intercettato il malessere degli italiani offrendo loro nemici su cui riversare rabbia e frustrazione sociale

Il punto di rottura indica la soglia oltre la quale un sistema o un corpo solido sollecitati da forze esterne, perdono la loro resistenza culminando in un brusco collasso. Questo dato fisico è valido per verificare fino a quanto un corpo può essere sottoposto a stress prima della sua rottura ed è notevolmente importante per determinare la resistenza di molti materiali o sistemi. Il punto di rottura è seguente ai limiti di sforzo che al cessare della sollecitazione, permettono al corpo di riacquistare il suo stato iniziale in un tempo variabile. Trasponendo il principio, questo fenomeno è assimilabile alle reazioni determinate da chi gode una condizione di supremazia e mira a uno scopo sfruttando l’impegno subordinato entro il limite massimo. I governi di alcune nazioni adottano questa tecnica per testare la possibilità di sottoporre la popolazione a pesanti pressioni fiscali, o a provvedimenti restrittivi particolarmente severi e, più frequentemente, per valutare la capacità di controllare l’elettorato. Questo accade sistematicamente nei paesi dove l’identità democratica è in crisi e adotta tecniche notevolmente affinate dall’evoluzione dei sistemi di comunicazione e degli strumenti di propaganda. Trova ampia l’attuazione in ambiti già degradati, dove la popolazione è esacerbata, divenendo di vitale importanza per verificare costantemente l’attendibilità del governo agli occhi dell’opinione pubblica e dell’elettorato. Così com’è avvenuto nel passato, sottoporre la popolazione a forti pressioni è uno dei metodi per coltivare un forte ascendente sui sostenitori, che lo considerano un necessario richiamo all’ordine e al rigore, utile a testare la consistenza organizzativa degli oppositori. Ci sono eloquenti esempi storici che dimostrano come i pressure test sociali affiancati alla propaganda che esalti i presunti successi governativi, incoraggi l’odio verso un nemico comune e diffonda notizie false, permetta l’attuazione di misure finalizzate al consolidamento del potere. Il fattore comune è l’individuazione di un nemico su cui concentrare l’odio della popolazione che sia un uomo politico, un partito d’opposizione, un pensiero filosofico, un’etnia o una classe sociale, atto utile anche al reclutamento di sostenitori condizionabili, privi di stabile pensiero politico, che nutrano sentimenti nazionalisti e siano tendenti al fanatismo. Evidentemente, soggetti di questa caratura sono rintracciabili nelle fasce sociali più deboli, fra le figure camaleontiche e nelle file degli intellettuali in cerca di visibilità. Nella popolazione, lo spettro del nemico è continuamente alimentato con la finalità di distogliere l’attenzione dalle reali problematiche sociali cui non si sa dare una soluzione. Il successo di queste distorsioni politiche può avvenire solo in ambiti già degradati ed è direttamente proporzionale alla carenza di messaggi positivi, univoci e inconfutabili dell’opposizione. Le evidenze alternative già presenti in Europa hanno ricalcato tutte lo stesso copione politico e com’è successo con il nazismo e il fascismo nel secolo scorso, sono state favorite da partiti o movimenti politici privi di precisa identità, che seppure decisivi, sono terminati nell’oblio al raggiungimento dell’obiettivo cardine. Nel passato, gli autoritarismi hanno potuto contare, ad esempio, sui reduci di guerra o sulle Forze Armate, dove questi percepivano una scarsa considerazione per il loro impegno o individuavano un’eccessiva strumentalizzazione da parte dei governi. Solo pochi anni addietro, ad esempio, l’esercito filippino ha conquistato il potere durante un periodo d’instabilità che esasperava la popolazione già oppressa dal terrorismo e dalle mafie emergenti. La scalata dei movimenti e dei partiti minori adopera argomentazioni allettanti per quella parte di popolazione esacerbata e impotente che, per condizioni economiche e limiti culturali, non ha avuto altri mezzi per esprimere il dissenso se non eleggendo minoranze e nuovi movimenti. In concreto, sono quelle fasce sociali che hanno perso il sostegno delle sinistre che è stato prontamente sostituito da ipotesi attraenti quanto inattuabili. Non deve sorprendere il modo chiassoso e volgare scelto dai leader politici in ascesa perché segue una regia che sa come parlare alle masse. La propaganda si basa sullo svilimento delle figure autorevoli, super partes e universalmente apprezzate, che sono raffigurate come distanti dalla popolazione, non essenziali e, perfino, dannose. La stessa mortificazione si attua verso le religioni quando queste non assecondano il progetto di potere. Nello stesso tempo, s’insinua l’idea che tutti possano svolgere qualsiasi compito anche attraverso l’uso della pratica e di poche nozioni prive di conferma, contro la teoria e lo studio. Sminuire la cultura è sempre stato un sistema adottato per contrastare l’unico concreto strumento di liberazione dai condizionamenti. In tal senso vale ricordare le grandi campagne di distruzione dei libri come quella attuata dalla Congregazione dell’Indice durante l’Inquisizione, quella avvenuta nell’Inghilterra del ‘600, quella culminata con il Grande Rogo di Berlino per opera dei nazisti nel 1933. Gli stessi promotori di queste nuove forme di totalitarismo, sono privi di cultura rilevante e difficilmente intendono migliorare la loro condizione non percependone la necessità. Nel concreto, la verifica del limite massimo di tolleranza del popolo è praticata da Vladimir Putin, da Kim Jong-un che dosa il terrore, da Recep Tayyip Erdoğan con l’uso della censura e da Donald Trump, con le sue azioni plateali basate, però, sull’esperienza imprenditoriale e televisiva. Nel nostro Paese, Matteo Salvini e i suoi colleghi di governo stanno tentando di sottoporre la popolazione a un maldestro test d’individuazione del punto di rottura allo scopo di comprendere quale sia la tolleranza degli italiani alle limitazioni di democrazia e i condizionamenti. Salvini con la Lega e Di Maio con il Movimento Cinque Stelle, hanno intercettato il malessere degli italiani offrendo loro il nemico rappresentato dagli immigrati, dagli zingari, dagli omosessuali e dalle sinistre, su cui concentrare l’odio dei loro sostenitori mentre propagandano il nazionalismo, tentano di censurare la stampa, sviliscono la scienza e la cultura, sminuiscono il ruolo della magistratura e attuano altre manovre diversive per distrarre gli elettori dalla loro insipienza. In cambio, offrono agli elettori gratificazioni come la libertà di autodifesa, l’autonomia vaccinale e la chimera degli alleggerimenti fiscali. Chi intende frenare l’attuale governo, che per l’incompatibilità delle alleanze è destinato all’autodistruzione, deve prima azzerare i segnali diffusi alla popolazione che sta scambiando il salvinismo e il grillismo per libertà. In un tale stato di fatto, il pericolo potrebbe essere rappresentato da personaggi che avendo grandi capacità economiche, ampio potere contrattuale del lavoro e trovandosi in una situazione particolarmente fertile, potrebbero instaurare oligarchie e favorire i monopoli. Perseguire politiche impositive cui non corrispondono evoluzioni sociali, incrementa il rischio di violenti scontri fra fazioni e l’insorgenza di atti terroristici. L’unico sistema per sovvertire lo stato di fatto è adottare un’univoca linea di opposizione priva di protagonismi e aderente al pensiero civile e pacifista. Sarebbe auspicabile un vettore unico e stabile che proponga, temporaneamente, pochi e sani principi. È evidente l’impossibilità di pacifico confronto con gli esponenti di governo che prediligono l’oscurantismo, l’odio e la violenza pur di evitare il pacifismo, la ragione, l’orgoglio comunitario, la fede religiosa, la cultura, la bellezza cui sanno di soccombere. Di fatto, la maggioranza degli elettori della Lega e del Movimento Cinque Stelle sono gli stessi italiani che hanno votato altri partiti nelle precedenti elezioni. A meno di un manipolo di pittoreschi fanatici vestiti da vichinghi verdi o di quelli che a capo rasato si travestono da nazisti, è a loro che bisogna rivolgersi, in modo capillare, sereno, convincente, concreto e paziente con l’unico scopo di opporre la democrazia al neofascismo, dimostrando che la fratellanza, la cultura della pacifica convivenza, dell’ascolto e della partecipazione sono l’unica strada per lo sviluppo civile del Paese. La ricostruzione della Repubblica è possibile solo ripercorrendo le sue origini ed estromettendo categoricamente i personaggi ambiziosi, egocentrici, incapaci e in cerca di carriera. È necessario riconsegnare la Costituzione agli italiani che, l’hanno vista invocare solo nelle sue pieghe e mai nella sua interezza che, al contrario, contiene le risposte alle richieste degli italiani secondo gli ideali ispiratori che, se finalizzati solo al bene del Paese sono largamente condivisibili, molto più di quanto si possa immaginare.

 



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