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Dilettanti allo sbaraglio


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Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

3
MAG
2013

 

Il 25 aprile è passato nell’indifferenza generale e il I maggio rappresenta ormai solo il più grande happening musicale italiano. Sono segni evidenti del cambio generazionale in atto anche nel nostro Paese. Non sono necessariamente dei segni negativi, al contrario, ma inducono ad alcune preoccupanti riflessioni. Sono trascorsi sessantotto anni dalla primavera del ‘945 ed il sacrificio di giovani vite, e non solo italiane, per certi versi si è consumato invano se, come sembra, ci siamo liberati dall’occupazione militare nazista per ritrovarci nella dittatura economica teutonica. Quanto poi al I maggio, sarebbe anacronistico chiedere alle nuove generazioni di celebrare la festa del lavoro e dei lavoratori dal momento che sono stati espropriati del diritto al lavoro. Ma il tema del ricambio generazionale, che appassiona il dibattito nazionale, merita qualche ragionamento più approfondito a partire dal concetto di competenza. Sono un convinto sostenitore della necessità di affidare ai giovani crescenti responsabilità gestionali, in ogni campo della vita sociale e civile italiana, ma questo passaggio deve essere necessariamente guidato dal metro oggettivo delle reali competenze che erroneamente molti confondono con l’esperienza. Per chiarire questo concetto voglio portare ad esempio la foto del nuovo Parlamento, vera e propria Italia in miniatura della nostra società. Le elezioni politiche ultime ci hanno consegnato Camera e Senato rinnovati per il 65% di cui la stragrande maggioranza è rappresentata da giovani in età compresa tra i 25 ed i 40 anni. Evento positivo e straordinario, più vicino alle dinamiche democratiche centro-nord europee. Ma se guardiamo bene, nella foto suddetta ci sono delle differenze sostanziali. Da una parte ci sono i giovani eletti nell’area della sinistra, in numero maggiore, e nell’area del centro destra, in numero minore, che hanno “competenza” culturale e politica, patrimonio acquisito da una gavetta fatta nelle sezioni e nei circoli di partito e nella rappresentanza, a vari livelli, nella pubblica amministrazione locale (comuni, province, regioni); dall’altra parte ci sono i giovani eletti nel Movimento 5 Stelle che denunciano una disarmante “ignoranza” culturale e politica figlia dell’improvvisazione, e dell’arrogante stupidità del mentore del movimento e dei suoi “cattivi” consiglieri, che così gravi danni stanno arrecando alla normale dialettica politica. Ci è stato detto che sono gli interpreti in Parlamento del disagio della maggioranza dei cittadini italiani nei confronti della vecchia politica e gli interpreti delle istanze di cambiamento. St....ate! E’ come dire che siccome io conosco a memoria la Tosca di Puccini, il Teatro alla Scala mi chiama a interpretare il Cavalier Cavaradossi il 7 dicembre in occasione della prima. Vi lascio immaginare le salve di fischi. Lo spettacolo desolante di questi eponimi della “nuova politica” è impietoso e sotto gli occhi di tutti. A questi “giovani” non affiderei neanche le chiavi della mia bicicletta, figuratevi il governo del Paese. Molti hanno ironizzato, a sproposito, sull’ipotesi di elezione di Franco Marini alla carica di Presidente della Repubblica chiedendosi in che lingua avrebbe potuto interloquire con il Presidente Obama. Provate ad immaginare che tipo di interazione dialettica potrebbe esserci tra l’Onorevole “salumiere” Crimi e l’Onorevole “pescivendola” Lombardi (con tutto il rispetto per i salumieri e le pescivendole!) a confronto con il Premier inglese Gordon Brown e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Imbarazzante! Mi piace parlare di e con i giovani, spesso sono molto stimolanti, e vorrei concludere questi miei cattivi pensieri rispolverando con loro un’esortazione accorata di Lenin, un uomo che nel bene e nel male ha fatto la Storia: “I giovani devono studiare! Studiare! Studiare!”. Acquisite conoscenze e competenze, forse sarà più agevole cambiare in meglio questo Paese.
 


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