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Mediterraneo | Un mare di possibilità

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

14
MAR
2019

 “I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili,

ma non hanno mai considerato quei pericoli ragioni sufficienti per rimanere a terra”

(Vincent Van Gogh)”.

 

Nell’evento “Mare 2.0 interazioni, economia e prospettive della piattaforma connettiva mediterranea” organizzato dalla società di editoria, comunicazione e organizzazione di eventi Extra Media, presieduta dalla dottoressa Rosa Colucci (per l’occasione moderatrice del convegno), il mare come argomento ha dominato l’incontro di studi presso la Galleria Meridionale del Castello Aragonese di Taranto, realizzato in collaborazione con “Il Sole 24 ORE” e la BCC di San Marzano di San Giuseppe, segreteria organizzativa di Agata Battista.

    La risorsa “mare” nel corso del tempo, per finalità economiche è stata sfruttata per essere capitalizzata e ottenere prosperità. Pur conferendo ricchezza e vantaggi immediati ai diversi stakeholder del territorio, il continuo e incontrollato depauperamento marino non ha garantito un ulteriore accrescimento e protezione della risorsa stessa per il futuro.   

   Le Nazioni Unite hanno riconosciuto all’Italia, che è al primo posto nella lista dei beni culturali dell’umanità, un importante primato assoluto: è il Paese Mediterraneo con la maggiore quantità ai servizi ambientali offerti dal mare. Dalla qualità del paesaggio al mantenimento delle coste, agli ecosistemi del mare che hanno un elevato valore economico. Oltre al valore ambientale anche il turismo, il petrolio, la pesca, i trasporti sono le principali attività che sostengono l’intera economia del nostro Paese. Con un approccio non omogeneo nei differenti territori (regionali, italiani e oltre) si analizzano nuovi comportamenti nella logica di valorizzazione del mare. Con la creazione di opportunità immediate, si ha una visione più ampia per lo sviluppo di una ricchezza prospettica.

    Da un punto di vista geografico, l’Italia non può che essere protagonista del Mediterraneo vista la sua posizione centrale nel Mare Nostrum. Nonostante i diversi fattori di instabilità nel Mediterraneo, esso rappresenta comunque un’enorme opportunità per l’Italia. Per questa regione passa il 30% dell’economia mondiale di petrolio e il 20% del traffico marittimo globale. L’area del Mediterraneo consta 450 porti e terminal. Parlare di Mediterraneo “allargato” vuol dire considerare un perimetro che coinvolge il Medio Oriente, il Mar Arabico, i Balcani arrivando a toccare persino il Golfo di Aden e quello della Guinea. La centralità dell’Italia nel mar Mediterraneo è fondamentale per la prosperità del nostro Paese. Il mare rappresenta una risorsa da elevate potenzialità, parzialmente espresse, e le istituzioni pubbliche e aziende private di uno Stato o una comunità costiera possono creare “una cultura del mare” per procedere a uno sviluppo economico e sostenibile di tutta la filiera del mare.

 

Il caso di Taranto

 

Anche una città come Taranto, che spesso finisce nelle cronache per i problemi del suo polo industriale, vorrebbe riuscire a scrollarsi di dosso l’immagine di città martoriata dalle polveri rosse delle ciminiere dell’industria siderurgica, per vivere non di assistenzialismo ma valorizzando il suo mare, l’oro blu come qualcuno lo definisce. “Il rapporto tra Taranto e i suoi mari – come afferma il Comandante Marittimo Sud, Ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello - che sono quattro, mar Piccolo, mar Grande, mar Jonio e mar Mediterraneo è complesso, ma mai scontato”. Un rapporto determinante dopo l’Unità d’Italia, quando furono costruite importanti infrastrutture come il Canale Navigabile, il Ponte Girevole, il Porto Militare e l’Arsenale. In quel periodo Taranto diventò la principale base della Marina Militare Italiana, una delle più grandi del Mediterraneo. Nel 1958 seguì la costruzione del Porto Commerciale, al servizio soprattutto dell’industria siderurgica. Si realizzò il sogno del senatore Cataldo Nitti di ospitare nella città la base navale e vedere fronteggiarsi un porto militare in mar Piccolo ed un porto commerciale in mar Grande.

La Marina Militare è presente sul territorio ionico da oltre un secolo. Nel 2003 è diventata operativa l’hub della flotta navale: l’ormeggio delle navi militari è passato dalla banchina Torpediniere dell’arsenale in mar Piccolo alla Stazione Navale Mar Grande. Fu realizzata su una darsena la cui costruzione era iniziata già negli anni ’30. L’intenzione era quella di costruire un grande bacino per il carenamento delle corazzate. Taranto possiede, attualmente, una grande, moderna ed efficiente base navale, dove è dislocata la seconda Divisione navale.

 

L’Arsenale

 

Il futuro dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto passa da due importanti programmi di ristrutturazione e riqualificazione. Il primo è lo sviluppo del Piano Brin, fino ai lavori delle officine polifunzionali e dei bacini che si trovano all’interno del CIS, il Contratto Istituzionale di Sviluppo (previsto dal decreto - legge n.1 del 5 gennaio 2015, convertito in legge n.20 del successivo 4 marzo). L’evento più importante è stato l’ingresso attraverso il canale navigabile in mar Piccolo di Nave Cavour nel bacino in muratura Ferrati. Una commessa da 74 milioni di euro, che vede coinvolte centinaia di risorse umane per una manutenzione straordinaria finalizzata a predisporre il Cavour per l’imbarco degli F35. I lavori avranno una durata di circa un anno e impegneranno maestranze interne e imprese del territorio jonico.

Attualmente l’Arsenale militare Marittimo è il principale stabilimento di lavoro della Marina Militare, costituisce ancora una struttura tecnico–logistica di grande rilievo per i particolari compiti a esso devoluti, con il supporto di 1600 dipendenti tra civili e militari. L’expertise e il know-how dell’Arsenale assicura la manutenzione e l’efficienza di tutte le unità della Squadra Navale e del naviglio minore della Marina Militare, secondo un serrato programma di soste lavori e d’interventi.

Per la sua riqualificazione sono previste la valorizzazione del polo museale (non rientrante nel Cis), l’utilizzo di aree verdi della Marina Militare e un progetto per la banchina Torpediniere per realizzare una struttura turistica-commerciale, in collaborazione con l’Autorità Portuale. Progetti che, se messi insieme, potrebbero dare un contributo concreto al rilancio turistico di Taranto. Infine, nell’ex Sala a Tracciare dell’Arsenale, per lunghi anni cuore strategico delle costruzioni navali, è presente la Mostra Storica Artigiana.

 

La Marina Militare

Nell’area jonica oltre alla base navale militare, dove arriveranno a breve altre due FREMM (Fregate europee Multi Missione) oltre a Nave Alpino e Nave Carabiniere ivi già operative, in mar Piccolo davanti alla caserma Farinati, sono presenti i sommergibili della Classe U212A. MARISTAER Grottaglie con i suoi aeromobili costituisce uno strategico moltiplicatore di capacità. A supporto della Flotta Navale oltre l’Arsenale Marittimo, c’è anche il Centro Ospedaliero Militare che con delle convenzioni con l’ASL locale garantisce anche i trattamenti con camera iperbarica. È presente sul territorio tarantino anche un centro addestramento aeronavale e la Scuola Sottufficiali dove attualmente sono presenti circa ottanta allievi frequentatori della Marina del Qatar. La presenza della Marina Militare nella città, senza dimenticare il Castello Aragonese, classificatosi al decimo posto per il “Luogo del cuore” del FAI e primo in Puglia, e la manifestazione del “Trofeo del Mare”, che coinvolge gli studenti in attività sportive come la canoa, il canottaggio e da quest’anno anche il nuoto di fondo riveste un ruolo importante sulla vita economica, culturale e sociale della città dei due mari.

I relatori/Bufalari

A parlare della portualità turistica e della nautica da diporto, della demanialità marittima italiana era presente Antonio Bufalari, avvocato marittimista, docente di diritto della nautica da diporto, collaboratore de “Il Sole 24 ORE” e amministratore delegato del Porto Polifunzionale di Anzio. La portualità turistica e la nautica da diporto è delegata dallo Stato alle regioni e in alcuni casi ai comuni, per rendere accessibile la regolamentazione e la gestione di un bene pubblico (e demaniale) sempre più vicino al cittadino. Per un territorio, la nautica da diporto può essere un volano di crescita e di sviluppo che non riguarda solo lo stazionamento e l’ormeggio per imbarcazioni da diporto ma anche uno sviluppo di varie professionalità e competenze all’interno dei porti stessi. Il porto turistico, che nasce come infrastruttura portuale sotto la competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attualmente è interessato da un cambiamento normativo che concentra l’attenzione sulla riforma del settore delle concessioni demaniali marittime ad uso della nautica da diporto per lo sviluppo del turismo. Il turismo, non solo alberghiero ma anche quello nautico, sta cambiando e si evolve anche in funzione del tempo di permanenza di un turista in una città portuale, che dipende anche dai tempi di risposta che le imprese turistiche riescono a dare e alle richieste che riescono a soddisfare nel minore tempo possibile. Sulla base del concetto di tempo, concepito dal punto di vista del turista che arriva in un porto turistico, le imprese turistiche devono essere in grado di rispondere offrendo e sviluppando dei servizi che permettono al visitatore di vivere una sensazione di pienezza della propria esperienza turistica, anche in vista di eventuali e improvvisi sinistri. Un porto è un insieme, non solo di infrastrutture, ma anche di risorse e servizi presenti sul territorio.

Prospetticamente, il legislatore potrebbe aiutare gli operatori del settore, in quanto necessita una legge di riforma sulle concessioni di destinazione per la nautica da diporto, di destinazione balneare o turistico ricreativa. Si è passati da un codice della navigazione con una caratteristica fondamentale per la sua unitarietà, a una norma frammentaria che non consente di attrarre capitali, anche stranieri, per delle procedure poco chiare ed arbitrariamente interpretabili. Le norme basilari devono essere facilmente applicabili ed univocamente interpretabili, anche a livello regionale, adeguandosi anche alle normative europee di riferimento. Una norma a lungo termine, rispetto alle norme approvate in termini di urgenze e necessità di influenza politica o di raccoglimento di istanze di elettorato, è più efficace e produttiva nel settore nautico per avere chiarezza normativa e fiscale, nell’accatastamento e sulla gestione dei rifiuti portuali. L’avvocato Bufalari ha sottolineato, oltre all’importanza dell’uniformità sulle concessioni demaniali e le regolamentazioni sia fiscali che per lo smaltimento dei rifiuti portuali, anche la necessità di formare il personale che opera all’interno di un porto. L’ormeggiatore, ad esempio, che è una delle figure cardine all’interno di un porto, deve essere in grado di intervenire con provata capacità tecnica sui sinistri, gestire emergenze ambientali, saper smaltire i rifiuti, conoscere le lingue etc.

I relatori/Micelli

Parlando di mare il Capitano di Vascello Roberto Micelli, Capo Dipartimento Sviluppo dello Strumento Marittimo - Ufficio Politica Marittima e Relazioni Internazionali della Marina Militare - pone l’attenzione sul concetto e la conoscenza consapevole della “nostra” marittimità, quella italiana. In un mondo globalizzato, l’attenzione è pressoché catalizzata da una serie di informazioni riguardanti i cambiamenti climatici, le pressioni demografiche, le crisi finanziarie che diventano economiche e il cyber-crime (crimine informatico). Cionondimeno, vi è un’elevata richiesta per l’accesso ai “global commons”, domini non legati ad alcun controllo politico nei quali l’accesso dei prodotti e delle merci è libero; tra questi il mare è quello principale in quanto costantemente accessibile e sfruttabile per il trasporto di mezzi, merci e prodotti trasformati. Nell’attuale secolo, definito il “Secolo Blu” (Blue Century), l’80% della vita si sviluppa sui mari e sugli oceani, l’80% delle popolazioni mondiali sono concentrate entro i primi 200 chilometri dalla costa e la maggior parte delle merci è trasportata via mare. L’importanza del mare è talmente evidente che l’Unione Europea e la NATO hanno elaborato strategie relative alla marittimità. In una chiave di lettura più centrata sul mar Mediterraneo, si rileva che su di esso - pur rappresentando solo l’1% del mare mondiale -  transita il 79% del traffico marittimo mondiale e la maggior parte delle risorse energetiche e degli oli totali che arrivano in Europa. Questo è possibile se il mare è libero e può essere efficacemente impiegato. Tuttavia, esistono minacce trasversali che destabilizzano la sicurezza marittima e le vie di comunicazioni marittime: la pirateria, il terrorismo, i traffici illeciti, l’immigrazione clandestina, le armi di distruzione di massa, l’inquinamento doloso quanto colposo. A queste minacce si aggiungono altre possibili potenziali situazioni di  conflittualità, a livello globale, come la corsa all’Artico dove i cambiamenti climatici hanno portato ad individuare nuove rotte commerciali e a un possibile sfruttamento delle risorse energetiche, la pirateria latente nel Corno d’Africa che può spingere gli armatori a circumnavigare il continente africano marginalizzando il Mediterraneo e riducendo l’arrivo delle merci nei porti italiani, la recrudescenza criminale nel Golfo di Guinea e la via del narcotraffico dai Caraibi, verso l’Africa che si riverbera sul Mediterraneo.

A ciò si aggiunge il fenomeno della “territorializzazione del mare”, ovvero delle pretese giurisdizionali dei vari Stati rivieraschi del Mediterraneo per il riconoscimento di aree particolari che porterebbe alla riduzione del c.d. “alto mare” –, con un forte impatto sui traffici commerciali.

La Marina Militare, per salvaguardare la libertà e la navigazione sul mare, ricorre all’applicazione di un approccio olistico attraverso quattro domini principali: la difesa nazionale e la sicurezza marittima; lo sviluppo capacitivo, in termini tecnologici ed operativi, sfruttando anche l’impiego duale dello strumento marittimo; il supporto al Sistema Paese e la Cooperazione Internazionale. La resilienza nazionale, che è alla base delle attività esplicate, è il contributo che la Marina Militare fornisce a un sistema più generale per reagire alle minacce esterne e interne che potrebbero danneggiare il tessuto sociale del Paese. La Marina Militare cerca anche di contribuire alla formazione del pensiero del mare per ridare centralità alla marittimità in senso assoluto.

In tale contesto,  è perciò necessaria una nuova governance del mare, sistematica e inter-agenzia, con la finalità di sostenere la cultura marittima, coordinare il cluster marittimo, cogliere le opportunità industriali e commerciali di settore, come anche garantire le esigenze di sicurezza e di difesa del Paese.

 

I relatori/La tavola rotonda

Tante le dichiarazioni dei protagonisti del mondo accademico, imprenditoriale, associazionistico, economico e istituzionale che hanno raccontato la loro prospettiva di marittimità. Tra questi, Carmelo Fanizza, presidente della “Jonian Dolphin Conservation” associazione no profit di ricerca scientifica finalizzata allo studio dei cetacei del Golfo di Taranto nel Mar Ionio Settentrionale; Matteo Dusconi, direttore generale Assonautica, che ha presentato la 3ͣ edizione di un’indagine statica  delle richieste del popolo della nautica, “l’Italian yachtsmen portrait” e la “Quality Marine”, un progetto per la riqualificazione dei porti turistici; il direttore BCC di San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma, che ha sottolineato l’importanza di avere risposte e certezze per lo sviluppo del territorio; il Presidente dell’Autorità Portuale di Taranto Sergio Prete che ha evidenziato la polifunzionalità commerciale del porto di Taranto; il professor Angelo Tursi responsabile del Polo Scientifico e tecnologico dell’Università di Bari, in rappresentanza del Magnifico Rettore, prof. Antonio Felice Uricchio,  ha testimoniato la stretta e sinergica collaborazione tra il polo universitario e la Marina Militare sul territorio jonico; la dottoressa Lara Marchetta, esperta in Diritto della Navigazione dell’Università di Bari, che gestisce un’area marina protetta, Torre Guaceto, possibile modello di sviluppo marino sostenibile. Infine la tavola rotonda ha visto la partecipazione di Nica Mastronardi, responsabile fiere ed eventi b2b ARET- Pugliapromozione e Francesco Simonetti, presidente del Palio di Taranto, l’avvocato Loredana Ruscigno, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Taranto in rappresentanza di Paola Donvito, presidente della Scuola Forense di Taranto; Giuseppe Saracino console onorario della Repubblica di Lituania, gli allievi della Scuola Sottufficiali accompagnati dal Comandante Vito D’Elia. Tutti i partecipanti all’incontro di studi sono stati omaggiati dalle ceramiche del ceramista Giuseppe Fasano. Graditissimo il coffe corner Morola di Giuseppe Fumarola.

A concludere

Il mare, come le altre risorse naturali, è un bene comune, condiviso e il sistema economico di cui fa parte è costituito da differenti attori all’interno del quale l’operatore nazionale, regionale, comunale e altre istituzioni svolgono un ruolo fondamentale, sia per quanto concerne la tutela sia per la sua valorizzazione. Non bisogna dimenticare, come ha rappresentato il C.V. Micelli, che “Il mare è per l’Italia uno strumento sul quale è necessario affermare e, soprattutto, difendere i propri ramificati e variegati interessi nazionali, ma la libertà dei mari e la conseguente libera affermazione degli interessi nazionali non devono essere dati per scontati”.



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