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L´UOMO CHE SI E´ FATTO VERBO


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Pubblicato da: Categoria: Attualità

15
GIU
2012

 

Si narra che duemila anni fa, o giù di lì, nacque nella terra di Palestina un uomo chiamato Jesus. È universalmente riconosciuto che sia stato un uomo straordinario che con la sua predicazione, al pari di altri uomini straordinari che si chiamavano Buddha, Confucio, Maometto, ha cambiato la storia dell’Umanità degli ultimi XX secoli. Per me che sono cristiano e cattolico Jesus altri non è che il Verbo di Dio fattosi uomo per amore delle Sue creature.
Dopo duemila anni ho come l’impressione che un uomo, per niente straordinario se non nel suo smisurato Io, pensa di aver intrapreso il percorso inverso a quello del suo più illustre predecessore ritornando a farsi Verbo per amore di se stesso. Il suo nome è Eugenio Scalfari.
Scrittore, predestinato a sedere nell’empireo della carta stampata nazionale, fondatore del settimanale L’Espresso e del quotidiano La Repubblica, penna caustica che ha elevato la faziosità politica al rango di giornalismo, Già nell’aspetto degli anni della maturità, con la foltissima e candida barba che pareva scolpita nel marmo, mi ricordava il mitico Mosè cinematografico di Charlton Heston. Confido che molto presto gli compariranno anche i bozzi frontali a testimoniare la sua completa simbiosi con Yehowah. Riformista da sempre e mai coerente nelle scelte, egli stesso ci ricorda di essere stato un fervente devoto del riformismo fascista di Bottai durante il ventennio, quindi sostenitore del riformismo socialista di Bettino Craxi negli anni della Milano da bere, salvo prenderne le distanze allorché questi dovette trangugiare l’amaro calice dell’esilio volontario, infine sponsor illuminato del riformismo progressista di stampo hollywoodiano di Walter Veltroni. Se penso alla fine ingloriosa di tutti questi riformismi e dei loro fautori mi assale forte il sospetto che Yehowah-Scalfari porti anche iella.
L’infatuazione odierna si chiama Roberto Saviano, l’ennesimo uomo della Provvidenza che, unto dal nuovo Verbo, dovrebbe essere il paladino della riscossa della gauche de no antri. Che squallido spettacolo!
Da quando ero poco più che un ragazzo, con cadenza periodica ho sentito parlare di volta in volta di un Grande Vecchio o di un Burattinaio o di un Belzebù che come un grande fratello sovrasta la vita di tutti noi e condiziona, quando non tenta di sovvertire, le nostre istituzioni. In molti si sono cimentati nell’esercizio di dare un nome ed un volto al fantomatico personaggio. Per puro divertissemant vi fornisco il mio personalissimo identikit. Maschio, ipertricotico a dispetto dell’età, educato nel mito del super uomo e nel culto della personalità, convinto di essere il depositario della verità assoluta, acerrimo nemico delle gerarchie ecclesiastiche ma fondatore di una propria chiesa laica di cui si è autoproclamato pontefice massimo ed inquisitore principe, manipolatore di uomini e di fatti, vive autoalimentandosi del fallimento continuo del progetto di costruire un mondo ed un paese a sua immagine e somiglianza.
Io un nome ce l’ho, e voi?


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