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Officine Tarantine/Se questo è "imbrattamento"

Pubblicato da: Categoria: Attualità

6
GIU
2014
Beni demaniali della Marina Militare: motori indietro tutta. E intanto sono 37 gli indagati per i Baraccamenti Cattolica. Se i magistrati, come è previsto, processeranno gli “occupanti”, chi processerà una politica inerte e inconcludente?
 
Dietrofront per la cessione dei beni, oggi occupati dalla  Marina Militare, al Comune di Taranto; come dire, usando una terminologia marinaresca: motori indietro tutta! La Marina Militare da oltre un secolo occupa a Taranto grandi quantità di beni, tra l'altro tra i più invidiabili del territorio. L'isola di San Pietro è una di queste; poi c'è quella di San Paolo, tutto l'affaccio sul Mar Piccolo, che parte dalla banchina Torpediniere (nelle vicinanze del canale navigabile) e finisce quasi alle porte della città, direzione San Giorgio Ionico. Quattro chilometri di un muraglione, ormai in pessimo stato di conservazione, impediscono anche la sola visuale di quella che il consigliere regionale Alfredo Cervellera ha definito "La città invisibile". Altri quattro chilometri dello stesso manufatto si estendono fuori città, verso San Vito. Ci sono poi spiagge riservate, un ospedale militare, una caserma (la Mezzacapo) e una vasta area a essa collegata. Con la realizzazione della grande base navale in Mar Grande, il deciso calo di attività dell'arsenale militare, la progressiva riduzione della presenza a Taranto, con non poche conseguenze sul piano della occupazione civile (vedi per ultimo il caso Dussman), si ritiene più che naturale che almeno parte di queste occupazioni vengano dismesse a favore della città. E così doveva essere. Si è cominciato, in effetti, con la parte "sporca", cioè una serie di immobili pericolanti, quali i Baraccamenti Cattolica, al centro di una vicenda tra il grottesco e il drammatico, uno stabile (murato) in via Di Palma, un altro nelle medesime condizioni in via Cuniberti. Si attendeva ora che si passasse al "dolce"; e invece è arrivato "l'amaro"! La Marina ci ha ripensato e ha deciso di tenersi tutto il buono, confermando la dismissione di ciò che da decenni è di fatto abbandonato. Non è un giudizio ovviamente, è solo costatazione di fatti che sono sotto gli occhi di tutti. Vedremo ora cosa farà il sindaco, cosa dirà, se dirà qualcosa. Nel frattempo la Procura ha definito le indagini relative a un tentativo di sgombero dei Baraccamenti Cattolica individuando 37 persone su cui pendono diverse ipotesi di reato. Sono accusati di resistenza aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale, invasione di terreni ed edifici, deturpamento e imbrattamento di cose altrui. Sulla questione il proseguimento dell'iter giudiziario farà chiarezza, sul piano politico però le responsabilità sono già chiarissime. I Baraccamenti Cattolica, dove una volta c'erano un cinema, un teatro, campi di bocce, e altre strutture adibite all'incontro, da decenni sono in stato di totale abbandono. Come si è detto lo scorso anno sono passate nella disponibilità del comune. Da quel momento non ci si risulta ci sia stata ancora una decisione sul possibile riutilizzo. Sulla zona grava una ordinanza di inibizione per rischio crollo, salvo poi vedere il cartello che indica il pericolo proprio al di sopra di uno stallo-parcheggio delimitato dalle strisce blu. Un gruppo di giovani lo ha occupato (ovviamente questo, sia chiaro,  non rientra tra le cose che possono definirsi legali); i ragazzi hanno ripulito quella che era una vera e propria discarica, hanno pitturato, riparato, rimesso in funzione i bagni. Quindi hanno realizzato una serie di iniziative di ogni genere: cineforum, dibattiti, mostre, doposcuola gratuito per i bambini, e tante altre occasioni di incontro. Tanta gente si è avvicinata a loro, di tutte le età. L'amministrazione comunale ha di fatto accettato questa situazione per mesi. Poi, il 12 febbraio, un massiccio schieramento di forze dell'ordine ha tentato lo sgombero. Ai ragazzi che hanno dato vita alle "Officine Tarantine" si sono aggregati altri gruppi che, come spesso avviene, hanno dato vita ad una colorita, forse anche un po' esagerata, gazzarre contro la polizia. Ora si è giunti allo stato di accusa. La cosa "strana" è che i ragazzi sono ancora lì dentro, e continuano, lodevolmente, la loro attività a favore di chiunque voglia partecipare. A parte il paradosso di un accusa di "imbrattamento e deturpamento di cose altrui", a carico di chi invece ha svolto una encomiabile opera sociale, pulendo e verniciando, altrochè imbrattare!, resta il fatto che vi è da parte della amministrazione comunale una responsabilità grande come una casa. Se quei luoghi sono realmente a rischio crollo, il giorno dopo la loro occupazione andavano sgomberati, come del resto è stato regolarmente fatto con lo stabile di via Di Palma. Lasciare per mesi i ragazzi e, addirittura, ancora oggi, consentire la loro presenza, è sicuramente una grande contraddizione. Il 28 febbraio il sindaco Stefàno, da poco tornato in servizio effettivo, dopo i noti problemi di salute, aveva incontrato le Officine Tarantine assicurando l'impegno a individuare aree alternative. Il problema di fondo è che a Taranto queste aree mancano; quelle che la Marina ha ceduto sono fatiscenti, e le restanti, quelle che potrebbero essere utili, sono gelosamente trattenute. 
 


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