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Nota bene/Come vincere i ‘Principi attivi´

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

7
SET
2012

 

In scadenza il terzo bando regionale per finanziare “giovani idee per una Puglia migliore”. C’è tempo fino al 19 ottobre per presentare via web progetti ambientalistici, turistici, culturali o di cittadinanza attiva. Ecco i nostri consigli per “partorire” idee vincenti
 
Un’idea, imprenditoriale o per metter su una coop o un’associazione, e almeno due amici. Tanto basta per rispondere al terzo Bando ‘Principi Attivi, giovani idee per una Puglia migliore’ emanato dalla Regione nel giugno scorso.
Entro il 19 ottobre prossimo, gruppi informali di due o più persone nate dopo il ‘79 potranno cimentarsi nella elaborazione di un progetto di start up imprenditoriale o per sviluppare un’idea di associazione. Tre i filoni sui quali indirizzarsi. Si va dalla tutela e valorizzazione del territorio allo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione, per concludere con idee per l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva, macrovoce che ingloba dai progetti di educazione alla legalità a quelli contro il razzismo, passando da sport e contrasto alle povertà.
L’intento degli organizzatori di questo Bando, una delle azioni che vanno sotto il nome di ‘Bollenti Spiriti’ - il programma di interventi della Puglia per le politiche giovanili – è quello di “offrire ai giovani occasioni di apprendimento, responsabilizzazione e attivazione diretta,  valorizzare le idee, i saperi, le energie e i talenti dei giovani pugliesi come risorsa per lo sviluppo della regione”. Wow.
L’occasione da sfruttare entro i prossimi quaranta giorni ha un budget di circa 4 milioni di euro. Con questi soldi si potranno coprire circa 160-200 progetti presentati da tutte le province pugliesi. Le azioni proposte dai giovani residenti potranno contare in caso di vittoria al massimo su 25mila euro per ciascuna proposta.
Un pool di valutatori esaminerà ciascuna pratica che quest’anno potrà essere inviata solo per via telematica. L’obiettivo è raggiungere almeno 140 su 200 punti massimi. Il formulario, ossia una sorta di business plan per descrivere l’idea, i mezzi, le persone, le risorse e i tempi di realizzazione, è un insieme di dodici domande alle quali rispondere. Si spazia dal gruppo proponente (non ci si può candidare a metter su un’azienda chimica se la laurea in tasca è di Scienze della Comunicazione), che deve essere coerente con l’idea avanzata da finanziare. Si va poi all’analisi del contesto, cioè del territorio dove si vuole impiantare questa nuova attività. Cosa manca, perché, e perché proprio tale gruppo potrebbe essere in grado di soddisfare quel bisogno scoperto.
Uno dei cardini centrali è anche questa volta l’innovatività dell’idea. Niente di trascendentale, ma bisogna dimostrare a chi deciderà in quel di Bari che nella propria città qualcosa di simile non c’è ancora. Dunque, basta togliersi dalla testa l’idea di voler metter su l’ennesimo bar e il ventesimo centro ludico del paese.
Quaranta punti saranno dati alle proposte che saranno in grado di dimostrare di avere una buona speranza per il futuro: lo chiamano follow up, ossia cosa succede dopo i primi dodici mesi progettuali? Tutti a casa o si va avanti con le proprie gambe (economiche)? Questa domandina facile facile questa volta promette di fare piazza pulita di numerosi progetti, spesso idee senza troppe chance di futuro furono finanziate nel 2008 e nel 2010, con zero possibilità di continuare in futuro trasformandosi in occasione vera di lavoro o di associazionismo.
Altra voce, altra questione, la sostenibilità dell’idea, ossia i soldi: per magia tutti o quasi i progetti fino ad ora sfioravano il tetto massimo di 25mila euro. Ma se ne bastano ventimila o la metà per far bene la stessa cosa, perché tirare la corda?
Anche quest’anno è un successo annunciato per gli organizzatori di Principi Attivi: si pensa pioveranno almeno duemilacinquecento domande, bissando il record della volta precedente. Tradotto in altri termini, vuol dire che il tempo stimato di valutazione per ciascun progetto sarà di massimo quattro-sette minuti. Da evitare progetti scritti in ‘progettese’, burocratese e in italiano storpiato, perché tanto non se la bevono a Bari se a scrivere la propria idea è stato il consulente finanziario di famiglia, né se si commettono sbagli marchiani come i cosiddetti errori formali: l’idea più bella della Terra bruciata dal fatto che si dimentica di allegare alla pratica copia del documento di identità, e cavolate simili.
Come fare a scrivere un progetto vincente? Serve una buona idea e un gruppo coeso. Le idee possono balenare come un fulmine, ci si può appostare in strada annusando l’aria e vedendo con occhi diversi le strade della propria infanzia per capire cos’è che non va o si possono pescare a strascico nella rete di Internet. Altre regioni, altri progetti, basta spulciare e mutatis mutandis, fatte le dovute differenze, voilà il progetto potrebbe far davvero al caso e potrebbe funzionare anche nelle contrade pugliesi. Quello di copiare, anzi di emulare i casi esemplari, le best practices non è affatto qualcosa di disdicevole. Ci vuole arte anche in questo. Il vero punto dolente è l’altro, il gruppo. All’inizio delle attività, se al proprio progetto è stato dato l’ok dai baresi, bisogna fare quello che si è promesso su carta: far nascere la cooperativa o l’impresa, o la nuova associazione. Problema: siamo proprio sicuri che tale microimpresa terrà almeno per un intero anno, senza che qualcuno voglia scappar via alla prima rendicontazione?
Per lasciarsi ispirare, per farsi un’idea, per sbirciare con un po’ di invidia i progetti approvati le scorse volte, basta andare sul sito http://bollentispiriti.regione.puglia.it. C’è tutto o quasi per essere orgogliosi di essere pugliesi: uno su tutti, l’idea di alcuni universitari di attivare risciò a pedali con due posti dietro. Così, nel centro storico di Bari, si portano in bici i turisti tedeschi e americani. Astenersi perditempo: non è mica colpa di quei ragazzi dai polpacci d’acciaio se il proprio paesino è invece tutto un saliscendi…


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