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Quanto prima/ Dai, Stefàno, molla

Pubblicato da: Categoria: Attualità

28
NOV
2014
Come lo stesso Stefano ha dovuto ammettere ormai la sua è una maggioranza raccogliticcia, anche se non assume le decisioni consequenziali. Anzi, lascia l'aula del consiglio per andare a firmare (così ha dichiarato successivamente) l'azzeramento della giunta
 
 
«Io non mi dimetto solo ed esclusivamente perché questa barca si sta andando a infrangere sugli scogli e allora ho il dovere di resistere anche a queste cose e non posso abbandonare la città». In questa affermazione del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, c'è tutto il dramma di una città ormai allo sbando, che richiederebbe decisioni coraggiose ma sopratutto immediate. Il sindaco però pare non volerne sapere di prendere atto della fine di un ciclo. Laddove si preoccupa di una "barca che sta andando a infrangere sugli scogli", pare non rendersi conto, o fa solo finta, che la barca è affondata da tempo. Sotto il peso di un disagio sociale che aumenta in modo progressivo ed esponenziale; con la vicenda Ilva che rischia seriamente, soprattutto se passasse in mani straniere, di incrementare ulteriormente la platea dei disoccupati. Con un porto che è fermo da tempo e rischia di essere definitivamente eliminato dalle rotte internazionali. Con tante piccole e medie aziende che chiudono ogni giorno, l'appalto industriale che porta i libri in tribunale. L'amministrazione comunale, sin dal primo mandato, ha impostato le politiche sociali in direzione di un assistenzialismo puro, aumentando a dismisura la spesa, di fatto improduttiva, che alimenta solo le schiere dei questuanti. Nessuna iniziativa in direzione di incentivare lo sviluppo. Nessuna decisione vera sui più grandi temi. Decisioni balbettate per Tempa Rossa, ancor più per il piano Cimino. Proprio l'ipotesi di ampliamento del centro commerciale, il cui progetto complessivo prevede anche una ulteriore espansione urbanistica nella periferia orientale della città, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da tempo viene chiesto il parere del consiglio comunale, anche attraverso diffide formali. In ultimo anche un ricorso al Tar dei proponenti il progetto. Un lungo tira e molla che ha visto, e vede ancora, la maggioranza di centro sinistra divisa su tutto. La pietra dello scandalo nasce da una riunione tenutasi nella sede provinciale del PD martedì scorso. Riunione alla quale avrebbero partecipato anche esponenti della opposizione. Apriti cielo! Un vero e proprio reato di lesa maestà che Stefàno non ha proprio digerito. In più, mentre il segretario provinciale del PD avrebbe inviato un sms a Stefàno per rassicurarlo sul voto contrario al progetto, i consiglieri invece hanno assunto un comportamento diverso: hanno deciso di non decidere. Nessuna discussione in consiglio comunale in attesa del pronunciamento del TAR. Davvero abbastanza singolare come strategia; una sorta di abdica delle proprie funzioni. I consiglieri, rappresentando gli elettori, quindi i cittadini, devono esprimere un indirizzo su questioni di così rilevante importanza per la città. Ma non c'è solo questo. Al momento del voto fuori dall'aula UDC, Realtà Italia, NCD, e qualche altro consigliere di maggioranza. Insomma, come lo stesso Stefano ha dovuto ammettere ormai la sua è una maggioranza raccogliticcia, anche se non assume le decisioni consequenziali. Anzi, lascia l'aula del consiglio per andare a firmare (così ha dichiarato successivamente) l'azzeramento della giunta.
Cosa accadrà ora è tutto da capire. Probabile che si apra la crisi, ma ugualmente prevedibile una rapida chiusura, come Stefàno ci ha abituati ormai da anni. Una ennesima giunta, con i problemi di sempre che resteranno al palo. Da capire davvero è come l'opposizione intenda organizzarsi, se intende farlo! Molti in città si chiedono cosa accadrebbe se Stefàno si dimettesse. Forse è arrivato il momento di dare una risposta a questo interrogativo. Non basta chiedere le dimissioni del sindaco, occorre proporre un alternativa, sul piano progettuale e su quello degli uomini.
 


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