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Flavia Russo/Taranto? Un discorso a parte

Pubblicato da: Categoria: Attualità

5
OTT
2012

 

La portavoce del sindacato studentesco Link spiega perché altrove l’università rappresenta il volano dell’economia e invece il polo ionico non riesce ancora a decollare nell’eccellenza
 
Tutte le più grandi e importanti città italiane, per rimanere in un contesto nazionale, vantano di grandi poli universitari, motivo di trasferimento di giovani in cerca di un’ottima preparazione per quello che sarà il loro futuro. E avere un importante polo universitario non solo è l’ennesima fonte di ricchezza ma è anche luogo di crescita culturale e sociale. Per essere sinceri, anche il polo universitario ionico da qualche anno inizia a crescere sotto vari punti di vista; è per questo che dopo aver assistito a uno dei film proiettati durante il cineforum organizzato dal sindacato studentesco Link di Taranto, abbiamo deciso di dar voce a questi giovani, che conciliano lo studio con una serie di attività necessarie per diffondere il vero valore e la vera idea dello studente. Ci parlerà di questo grande impegno Flavia Russo, studentessa tarantina e portavoce del sindacato studentesco Link di Taranto.
 
Fai parte dell'esecutivo Link Taranto sindacato studentesco. Come ti avvicini a questa realtà? 
«Quando ti rendi conto che ci sono alcune cose che non vanno nella realtà universitaria che ti circonda, inizi a chiederti come si possano risolvere. E' proprio in questo momento che si assume la coscienza di voler essere partecipe di una organizzazione che risolve i problemi degli studenti, e ti mobiliti per farne parte attivamente. Credo che sia stato il sentimento che dal 2005 ha accompagnato tutti coloro che hanno fatto parte del sindacato studentesco. A questo, poi, si deve aggiungere anche una visione differente della figura dello studente. Non come mero portatore di doveri, ma come portatore di diritti universali, che devono essere tutelati e accresciuti, intendendo così lo studente come un vero e proprio cittadino-universitario».
 
Com'è organizzato un sindacato studentesco?
«Il sindacato studentesco LINK Taranto fa parte di LINK coordinamento universitario (la nostra struttura nazionale) a cui afferiscono circa altre 20 realtà tra confederate e coloro con le quali abbiamo dei patti di lavoro nei vari atenei italiani. Ogni territorio, nella sua diversità, ha dei responsabili, o esecutivo, che coordina le attività dei gruppi di facoltà. Noi siamo presenti nella Facoltà di Giurisprudenza, Economia, Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione e Scienze MM.FF.NN. Abbiamo avviato una collaborazione stabile con gli studenti di Professioni Sanitarie e associazioni della Facoltà di Ingegneria. Nulla di verticistico però. La nostra realtà è quanto di più orizzontale possibile. Le decisioni vengono prese in maniera collegiale, all'interno delle varie assemblee (da quelle nazionali a quelle territoriali) cercando di fare sintesi tra le scelte di tutti i nostri associati. Crediamo che dalla discussione e dal confronto continuo, si possa crescere tutti insieme e formarsi maggiormente sulle questioni universitarie che ci vedono coinvolti in prima linea, ma anche nelle questione che riguardano la nostra condizione di “giovani” nel panorama politico-culturale più in generale».
 
Quanto riuscite a farvi ascoltare, o meglio, quanto vi ascoltano veramente?
«Taranto è un realtà un po’ particolare. L'ho capito in questi quattro anni, in cui attivamente, ho fatto parte del sindacato studentesco. Spesso lo studente non si affeziona o interessa ai temi che lo riguardano. Vede l'università come una prosecuzione della scuola superiore, dove seguire le lezioni e andare a fare gli esami. E' un po’ il problema di vivere in una città dove non è presente una grande cultura universitaria e studentesca. Eppure in questi anni abbiamo cercato di ribaltare questa forma mentis coinvolgendo direttamente gli studenti, parlando a viso aperto o in assemblea nelle aule universitarie e cercando di farli uscire da quell'apatia che avvolge la nostra città. In questi anni di mobilitazione il tema che più ha attirato gli studenti è stato quello dell'aumento delle tasse e i tagli dei servizi. E' l'effetto diretto che tutti abbiamo visto del disinvestimento nell'università pubblica. Spesso, dopo le lunghe analisi fatte, ci possiamo permettere di dire “l'avevamo detto”, però non basta e quindi insieme cerchiamo di trovare una soluzione al problema. Oltre questo, gli studenti ci chiedono di risolvere e ci ascoltano per tutto quello che riguarda le piccole problematiche del percorso di studi e la didattica. Per quest'ultima ogni giorno cerchiamo di condurre battaglie per il suo miglioramento all'interno dei consigli di Corso di Laurea e di Facoltà».
 
Attivi all'interno della facoltà, cercate di portare discussione su tutto ciò che riguarda le questioni universitarie, come riforme, aumenti delle tasse e anche su tematiche sociali, quali la mafia, l'ambiente o questioni legate alle preferenze in fatto di sessualità. Una vostra grande vittoria e una vostra grande sconfitta?
«In questi anni le più grandi vittorie le abbiamo avute in merito ai servizi per gli studenti. Avere garantito un diritto come quello allo studio, è ormai un lusso in Italia. I tagli hanno costretto a diminuire al minimo i servizi per gli studenti. Noi siamo andati, anche grazie alla collaborazione e sensibilità dell'ADiSU, a garantire a tutti gli studenti che rientrano nei parametri di reddito, costi agevolati per i pullman extraurbani e riguardo a quelli urbani rivolto a tutti gli studenti indistintamente. Oltre questo siamo riusciti a far attivare finalmente una politica abitativa per gli studenti fuorisede. Ma l'obiettivo maggiore è quello di far costruire al più presto una vera casa dello studente, fondi permettendo. Sono stati attivati servizi mensa in tutte le zone universitarie e in più abbiamo fatto istituire a livello comunale la consulta degli studenti universitari.  Non c'è stata una vera e propria sconfitta, certo non essere riusciti a bloccare la riforma dell'università, che distrugge la democrazia negli atenei, la potremmo intendere in questo modo, ma la stiamo contrastando direttamente all'interno degli organi di governo dell'Università, cercando di ridurre o eliminare i suoi effetti negativi. In più, aspettiamo ancora l'attivazione di un nostro progetto, la “carta di cittadinanza studentesca” che non è ancora partito. Più che di sconfitte parlerei di progetti o battaglie su cui continuiamo a insistere.»
 
Il cineforum contro l'omofobia. Come siete riusciti a realizzarlo? Come avete scelto i film, e la risposta della gente.
«Il cineforum contro l'omofobia è stato possibile realizzarlo grazie ai fondi per le attività autogestite dagli studenti dell'Università di Bari. L'università mette a disposizione un fondo monetario, che destina ai progetti culturali migliori presentati. Ogni anno presentiamo un progetto per un cineforum differente, quest'anno abbiamo pensato di farlo sull'omofobia, una male che purtroppo è radicato ancora nel nostro paese. Ogni giorno sentiamo di episodi di pestaggi nei confronti di omosessuali e dichiarazioni anacronistiche nei loro confronti. Come se il mondo non si sia evoluto in tutti questi anni. Per questo abbiamo pensato che fosse un tema da divulgare anche nella nostra città, che sembra non interessarsi della questione. La partecipazione è stata buona, non solo ragazzi ma anche adulti, coppie con bambini. La scelta dei film è stata ardua. Ci sono tanti registi che si occupano del tema dell'omofobia. Abbiamo cercato di scegliere però quelli che avrebbero spinto una maggior partecipazione della cittadinanza.»
 
La realtà universitaria tarantina. Cosa cambiereste del sistema universitario tarantino?
«La realtà universitaria tarantina deve vedere ancora il suo pieno sviluppo. La legge 240 e i vari tagli che si sono susseguiti dal 2008 hanno penalizzato fortemente il polo universitario ionico. Se a questo ci aggiungiamo il taglio di molti corsi di laurea dovuti ai vari decreti ministeriali, si può capire come e perché in realtà questo sviluppo ancora non ci sia stato. I fondi sono centellinati e quindi non si possono aggiustare le strutture esistenti e costruirne di nuove. Dal punto di vista didattico, i docenti che insegnano nei nostri corsi di laurea sono tra i migliori, eppure ancora mancano molti laboratori come nella facoltà di Scienze MM.FF.NN, Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione e Infermieristica. I progetti di costruzione purtroppo, come quello della casa dello studente, sono ritardati per il reperimento di fondi. Sui servizi esterni all'università si sta lavorando molto e bene. Dalle politiche abitative, alle mense, a quelle sulla mobilità pubblica. Certo c'è ancora molto da fare, ma si è finalmente indirizzata una strada. Con il trasferimento nel borgo antico delle facoltà umanistiche si è finalmente realizzata quella che era la nostra battaglia politica di ripopolare la città vecchia con gli studenti. Sarebbe bello se anche altre facoltà e corsi di laurea fossero trasferiti nell'”isola” per farla diventare una vera e propria cittadella universitaria come è in altre città italiane. Si devono però sviluppare ancora tutta una serie di esercizi commerciali, come di spazi, oltre quello universitario per gli studenti, per far vivere a pieno la città anche fuori le ore di lezione o gli esami. Devono essere potenziate le biblioteche di facoltà come quella comunale, veri e propri motori della formazione degli studenti e d'aiuto per sviluppare la ricerca sul nostro territorio. Noi auspichiamo che vengano differenziati i corsi di laurea da quelli del resto della Puglia, in modo da creare Corsi di laurea caratteristici del nostro territorio, attenti alle sue esigenze, da quello del mare e delle coste, a quello ambientale e tecnologico, o archeologico, oltre naturalmente quelli già consolidati giuridici ed economici. Solo così si posso attirare realmente gli studenti dalle altre regioni e far sviluppare una reale cultura universitaria anche nella nostra città».


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