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Valentina de Palma/Archichef

Pubblicato da: Categoria: Attualità

12
OTT
2012

 

Tutto è nato da una pausa di riflessione a Londra. Da allora lei, architetto per formazione e cuoca per vocazione, non si è più fermata e porta le sue creazioni gastronomiche in tv, in Città vecchia e anche in carcere
 
Ho sempre ammirato la forza di mia madre e di tutte le donne che riescono a conciliare il lavoro, la famiglia e la vita con relativa tranquillità. Ormai sono arrivata a questa conclusione: le mamme hanno semplicemente dei super poteri che spacciano per forza di volontà. Che i maschietti non me ne vogliano, ma oggi ho proprio voglia di elogiare tutte le donne che grazie alle loro sole forze riescono a mandare avanti famiglia, casa e lavoro. E la protagonista di oggi è un perfetto esempio di quello che vi ho appena detto, una vera forza della natura: Valentina de Palma, donna, mamma, architetto, conduttrice, curatrice della rubrica culinaria su “Eva Mese” e conduttrice della trasmissione “Chef in tacchi a spillo” su Telenorba7 la domenica sera alle 20,00.
Tra tutti questi impegni, Valentina a breve entrerà nel carcere di Taranto, per realizzare un laboratorio di cucina di base con i detenuti, di cui è lei stessa a parlarcene.
 
Valentina, come riesce a conciliare il tutto?
«Diciamo che faccio la giocoliera come tutte le donne che gestiscono carriera, famiglia e relazioni sociali. A volte sono in affanno e ci sono periodi che mi dedico in percentuale maggiore alla famiglia e altri in cui sparisco per giorni per il lavoro. Certo, ci vuole grande energia e determinazione che per fortuna non mi mancano e che spero non mi abbandonino mai». 
 
Quando ha maturato la scelta di abbandonare la professione di architetto per dedicarsi completamente alla sua più grande passione, la cucina?
«E’ successo a Londra nel 2009 durante il mio anno sabbatico da Taranto e dall’architettura. Ho iniziato con un catering per una mia amica inglese e poi non mi sono più fermata». 
 
Qual è la particolarità della sua cucina?
«E’ una cucina che parte dalle basi della tradizione italiana con un occhio particolare alla Puglia e alla Toscana, che sono le mie due regioni di origine, per evolversi in una cucina contemporanea e creativa, con un occhio anche verso prodotti di altre culture dell’area mediterranea e orientale». 
 
Da chi ha ereditato questa passione o come ha avuto modo di scoprirla?
«L’ho ereditata dalla mia nonna paterna, che ci deliziava con fantastici pranzi domenicali e che aiutavo sin da piccola nelle preparazioni di alcuni piatti della nostra cucina tarantina. Si è poi  sviluppata anche viaggiando e degustando ogni tipo di piatto in giro per l’Italia e il mondo».  
 
La cucina le ha permesso e le permette di fare tante esperienze: quale porta con maggiore affetto nel suo cuore?
«Sicuramente il corso di cucina creativa per bambini fatto nella prima edizione dell’”Isola che vogliamo”, in cui sono riuscita a coinvolgere anche i bambini della Città vecchia, che per un paio d’ore hanno lasciato i loro giochi in strada per imparare delle cose nuove e divertenti, partecipando con grande entusiasmo». 
 
Il piatto da lei inventato, che più ama fare.
«Mi piace cambiare e sperimentare sempre, sono una che si annoia facilmente, però ho una predilezione  per i finger food  e per i primi piatti. L’ultimo? Calamarati di fichi, ricotta e cacioricotta fresco». 
 
Cosa è per lei la cucina?
«Per quanto mi riguarda quando sono ai fornelli sono la donna più felice del mondo. Cucinare per me vuol dire  far star bene gli altri, attraverso la creatività dei miei piatti e delle emozioni che essi possono trasmettere. Non c’è niente di più bello che ritrovarsi a chiacchierare intorno a una tavola con qualcosa da condividere preparato con amore e passione». 
 
A breve entrerà nel carcere di Taranto per realizzare un corso di cucina di base con i detenuti. Qual è la storia di questo progetto e cosa si aspetta?
«Erano anni, anche per questioni personali, che volevo fare volontariato in carcere. Questa occasione è arrivata attraverso l’Associazione “Il Ponte”, una onlus che fa volontariato nel sociale a vari livelli sul nostro territorio. La signora Miki Torsella, che ho conosciuto durante uno dei miei catering, mi ha proposto questo progetto e io sono stata entusiasta di poter dare il mio contributo. In queste lezioni sarò affiancata dalla mia amica/collaboratrice Rosaria che ringrazio da queste righe per avere il coraggio di seguirmi in ogni avventura. Sono sicura che sarà un esperienza unica  che mi darà molto di più di quello che potrò dare io, che mi farà crescere e imparare cose che non mi aspettavo. Le esperienze nuove un po’ spaventano ma sono fonti di stimoli e danno la possibilità di mettersi in gioco e di dare il massimo  di quello che è nelle possibilità di ognuno. Ed è quello che mi propongo di fare, attraverso la mia passione, sfruttando al massimo questa bella opportunità».
 



Commenti:

Carla centini 16/OTT/2012

In tutto quello che fai ci metti passione brava Valentina.

Lucia Centini 12/OTT/2012

Complimenti, bellissima intervista. In bocca al lupo per la tua futura esperienza. Ciao

Valentina 12/OTT/2012

Grazie Manuela per questa bella intervista e per avermi aiutato in questo modo a promuovere l'iniziativa con i detenuti del Carcere di Taranto!

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