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Taranto al ballottaggio/1 - CHE VINCA LA MIGLIORE

Pubblicato da: Categoria: Attualità

15
GIU
2017

Urne chiuse. Gli elettori tarantini premiano la concretezza e promuovono Baldassarri e Melucci al secondo turno, sonora sconfitta invece per i mercanti di fumo. Ma a vincere è ancora il partito dell’astensione


Dopo lunghi mesi di una estenuante e imprevedibile campagna elettorale, il dado è tratto ed è giunto il momento di tirare le somme.
Così si accendono i riflettori direttamente sul ballottaggio, a cui accedono agevolmente le due principali coalizioni di centrodestra e centrosinistra rispettivamente con la ex direttrice del carcere Stefania Baldassarri in lieve vantaggio di circa 5 punti percentuali sul presidente dello Ionian Shipping Consortium Rinaldo Melucci.
Certamente si tratta di una visione estremamente semplificata e genuina del quadro politico reale e degli umori dei cittadini tarantini. In realtà, la prima candidata si presenta agli elettori con una proposta di centrodestra “allargato” a una serie di forze civiche e agli scontenti dell’amministrazione uscente, mentre il secondo unifica solo apparentemente le forze di centrosinistra ma paga lo scotto di alcune fuoriuscite e fratture politiche insanabili (Bitetti) che hanno azzoppato il Pd prima dell’ufficializzazione delle candidature.
Ma il secondo turno, come si sa, apre le porte delle coalizioni anche a eventuali nuovi apparentamenti con le altre liste sconfitte e proprio su questo campo i due sfidanti si giocano la partita. Tutti i diplomatici delle due coalizioni, pertanto, dovranno dare il massimo per uscire da questa zona d’ombra e non sarà un lavoro facile considerando che al di là del terreno di scontro ci sono altri otto eserciti da accordare. Insomma se la Baldassarri gode già di un notevole distacco sull’avversario, la partita, però, è ancora aperta e può accadere tutto e il contrario di tutto.
Se Bitetti, il consigliere comunale espulso dal Pd proprio alcuni giorni prima della campagna elettorale, non ride ma non piange nemmeno e può giocare un ruolo strategico nella partita facendo valere nelle negoziazioni il suo peso elettorale, negli stessi panni è potenzialmente l’ex procuratore Sebastio.
Ma altri dati sono altrettanto degni considerazione. In primis la sonora, quanto prevedibile, batosta degli cinquestelle di Nevoli: che non solo hanno cominciato in ritardo la campagna elettorale per via di travagliate bagarre interne, ma hanno scontato un trend negativo a livello nazionale dettato probabilmente anche dalla cattiva gestione delle città in cui governano (Roma è l’esempio su tutti). E per questo forse saranno destinati alla via dell’estinzione.
Se Cito, da solo con la sua storica lista, da anni gode di un elettorato poco mobile e poco incline a cambiare decisione di voto è ormai in calo, l’altra massiccia sconfitta è sicuramente quella dell’ambientalismo militante di Fornaro: l’ex pastore anti-Ilva appoggiato da Bonelli, Civati e dal sindaco di Napoli De Magistris. Quello che poteva essere un contenitore di ampio respiro nazionale, infatti, si è rivelato un vero e proprio flop che apre la strada, più che alla riconversione economica della città, a un approfondito esame di coscienza ideologico che questi tre dovrebbero farsi.
Ancora la matematica ha parlato chiaro. Il Pd è per consensi la prima lista su Taranto, seguita da At6 e cinquestelle, ma è poca cosa rispetto a Forza Taranto se consideriamo che dalla costola del partito berlusconiano sono nate una serie di formazioni minori sostenute e ideate dagli stessi riferimenti locali e regionali al fine di intercettare nuove personalità civiche.
C’è un ultimo dato matematico però da considerare, ed anche alquanto allarmante: è che duro a morire, persino a livello nazionale, resta ancora il partito dell’astensionismo. Troppa confusione e una eccessiva e frazionata offerta politica hanno di sicuro confuso ancora di più gli elettori alimentando apatia e sfiducia nella classe politica locale.
La sfida per Baldassarri e Melucci è, allora, con se stessi: due gran belle persone, senza dubbio, ma due personalità politiche nuove di zecca. Non solo in questi quindici giorni determinanti per il futuro della città i due dovranno aggregare attorno a sé quanti più vecchi rivali possibili, ma occorre anche e soprattutto parlare alla pancia degli elettori, tornare sul piano delle proposte, rivedere e riformulare con questi ultimi una nuova visione di città. Perché le gatte da pelare sono tante (rapporti con la nuova dirigenza Ilva, disoccupazione, abusivismo dilagante) e la gente si è stancata persino del populismo inconcludente e sempre vigile, pronto a raccogliere i cocci della sconfitta e a rivitalizzarsi sotto nuove spoglie. Perciò che vinca la migliore… offerta politica per Taranto.
 



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