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Il senso del tarantino per il mare

Pubblicato da: Categoria: Attualità

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LUG
2017


Con l’aiuto del prof. Antonio Fornaro, facciamo un tuffo - è il caso di dirlo - nel passato per capire come i vacanzieri di ieri si godevano il meritato riposo e a cosa, invece, vanno incontro oggi


Taranto, città dei Due Mari, non può fare a meno di proporre una bella vacanza al  mare.
Intanto, tra i vacanzieri, inseriamo anche noi tarantini che, rispetto a ieri, abbiamo da lamentare tante comodità scomparse per la nostra attesa, amata e intensamente vissuta vacanza in riva allo Jonio.
Il “quasi” che abbiamo inserito tra parentesi si riferisce a chi il mare, inteso come momento di vacanza, non va proprio giù, o a chi non può permettersi di sostenere i costi abbastanza elevati per distendersi in riva al mare in uno stabilimento balneare.
Fatta questa premessa, vediamo un po’, interrogando la storia, con l’apporto del prof. Antonio Fornaro, di capire come i vacanzieri di ieri si godevano il loro mare e a cosa, invece, vanno incontro oggi.
Ieri, e ci riferiamo fino agli anni ’60 del secolo scorso, erano numerosi i tarantini che trascorrevano le vacanze nelle acque del capoluogo ionico.
Era semplice e bello perché il mare te lo trovavi sotto casa tanto che, soprattutto i ragazzi, si recavano a mare con il solo costume da bagno. Ed era proprio così perché c’era nella parte antica della città uno stabilimento balneare in Mar Grande che lambiva l’attuale ponte Sant’Egidio.
Era uno stabilimento popolare e offriva anche alle suore del Sacro Costato, che abitavano a breve distanza dallo stesso, l’opportunità di fare i bagni in orari diversi rispetto all’apertura ufficiale quando la spiaggia brulicava di cittadini.
Le suore preferivano le prime ore del mattino per non farsi vedere da nessuno.
Alla “Ringhiera” c’erano due stabilimenti balneari molto popolari.
Di fronte alla Capitaneria di Porto c’era lo Stabilimento balneare di Aniello Raiola, conosciuto con il nome dialettale di Meste Anidde. Lo stabilimento aveva cabine in legno e ciò consentiva ai ragazzini più discoli di praticare dei fori alle cabine per spiare le signorine nell’atto di indossare i costume da bagno.
Quando il titolare si accorgeva di tutto ciò andava su tutte le furie. C’era anche un bel trampolino per i tuffi. In questo stabilimento facevano il bagno le suore di Sant’Anna con le orfanelle che ospitavano nel vicino convento di Santa Chiara.
Accanto allo stabilimento di Raiola c’era una veranda che affacciava sul mare e che consentiva ai Padri Gesuiti e ai loro allievi, congregati mariani, di fare i bagni di giorno e passeggiate notturne sul mare con la barca “Eleonora” che di inverno veniva parcheggiata a Porta Napoli.
Sempre alla Ringhiera ma confinante con Palazzo di Città e il Castello Aragonese, c’era lo Stabilimento di Gigante, detto “Brasciola”. Era più elegante di quello di Raiola e perciò anche più costoso.
C’erano poi molti ragazzi che facevano il bagno alla banchina di via Garibaldi e che invitavano i turisti a lanciare in mare una monetina metallica per poi impossessarsene.
C’erano ancora tanti altri tarantini che facevano il bagno alla spiaggia di Cimino, a Buffoluto, lungo la Circum Mar Piccolo e nelle fredde acque del Fiume Galeso.
Il Lungomare tarantino offriva ai residenti al Borgo di avere sotto casa uno stabilimento balneare.
Questi erano numerosi ma particolarmente preferito era lo Stabilimento “Bagni Elena”.
E non  finiva qui perché altri tarantini si spingevano fino a “Marechiaro” o a Viale del Tramonto o al Faro a San Vito per trascorrere ore spensierate in riva al mare respirando l’aria profumata delle pinete che circondavano gli stabilimenti.
I  militari e le loro famiglie facevano il bagno all’Isola di San Pietro, altri si spingevano con la propria auto fino a Gandoli che rappresenta l’anticamera di una serie di spiagge meravigliose che  finiscono per unirsi a quelle del versante ionico-salentino.
Insomma, i tarantini di ieri non si potevano proprio lamentare.
E quelli di oggi dove si recano per fare i bagni?
Scomparsi gli stabilimenti della Città Antica del Lungomare e alcuni di San Vito, oggi  i tarantini possono operare la loro scelta dividendosi fra le spiagge del versante orientale e quelle del versante occidentale della città.
Tali spiagge si possono raggiungere soltanto se si è automuniti, soltanto le spiagge di San Vito, di Gandoli e di Leporano sono raggiungibili con i mezzi pubblici.
Chi sceglie le spiagge del versante orientale deve mettere in conto ogni giorno lunghe file di auto perché la viabilità non è idonea a sostenere il forte flusso di veicoli; al contrario coloro che scelgono le spiagge di Lido Azzurro, Chiatona, Castellaneta Marina e Marina di Ginosa, sul versante occidentale della città, beneficiano di una viabilità a scorrimento veloce come la 106, la statale che arriva fino a Reggio Calabria.
Fino ad ora non abbiamo parlato di costo di una vacanza al mare.
Ebbene, da una indagine da noi condotta, è emerso che una famiglia tipo composta da 5 persone tra cui figli minorenni per soddisfare l’esigenza di una vacanza al mare deve spendere mediamente 50 euro al giorno considerando in tale somma il costo della benzina, il costo dei servizi resi dagli stabilimenti balneari come l’ombrellone e la sdraio, il parcheggio per l’auto, l’inevitabile consumazione al bar. Pertanto una famiglia media dovrebbe spendere 1.500 al mese per una vacanza in riva al mare.
Sappiamo bene che non tutti se lo possono permettere e per questo abbiamo voluto inserire in parentesi quel “quasi” con riferimento a chi ha difficoltà economiche, agli anziani, agli ammalati, agli impediti per varie ragioni e anche a chi con il proprio lavoro consente che noi possiamo goderci le nostre belle vacanze.
Allora, cari lettori, tutti (o quasi) al mare e, attenti ai colpi di sole e a qualche balenottera che potrebbe spingersi fino alla riva del mare!



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