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IL SINDACO GUADAGNOLO E IL DIRITTO AL PENTIMENTO

Pubblicato da: Categoria: Attualità

12
OTT
2017

Facciamo il punto sulla classe dirigente di Taranto che fu, che è e che sarà. Per capirci qualcosa in più, per traguardare un futuro prossimo senza troppe certezze

Sono ore delicate per la città di Taranto queste, si sa. Sia sotto il profilo economico che sociale. La più importante fabbrica d’acciaio d’Europa sta cambiando volto (e capitali) sacrificando in nome del sacrosanto diritto al profitto alcune altrettanto sacrosante tutele per i lavoratori. E in tutto ciò pare che la politica e le istituzioni locali stiano a guardare, subendo il corso degli eventi, senza avere la capacità di far sentire la propria “voce”, il proprio peso sui tavoli che contano.
Non c’è dubbio che la politica abbia perso smalto, ultimamente. Le scuole politiche sono scomparse, le ideologie e i vecchi valori anche, di lotte appassionate nei consigli comunali non c’è più traccia. Semmai ci si ritrova a fare il sindaco “dalla sera alla mattina” e solo perché ci si è distinti nella società come un buon medico o un buon dirigente d’azienda: elemento necessario, ma non sufficiente per dirigere una città complessa come quella dei Due mari.
Non lo diciamo solo noi, ma è – a quanto pare – quello che emerge da un importante intervento di alcuni giorni fa sulla stampa locale dell’ex sindaco Mario Guadagnolo, volto storico del socialismo tarantino e studioso di storia per professione.
Un intervento di alto profilo etico e ricco di interessanti spunti storico-culturali che ripercorrono pedissequamente, decennio per decennio, le tappe dello sviluppo economico e politico locale (secondo lo stesso vanno di pari passo), con cui rivendica l’orgoglio delle proprie battaglie del passato ma che suona invece quasi come un “mea culpa” sulle scelte politiche del presente. E su questo non si può che prendere atto dell’onestà intellettuale che rende onore a un politico di lungo corso.
Secondo il prof, probabilmente, ‹‹a Taranto non è mai esistita una classe dirigente degna di questo nome perchè non sono mai esistiti né una borghesia come quella del nord in grado di trasformare i piccoli borghi in grandi realtà né una classe operaia capace di essere spinta propulsiva della città››. Quindi borghesia e classe operaia sono sempre state due classi anomale perchè assistite dallo Stato, che per secoli ha fatto impresa: nell'800, prima, investendo nell'Arsenale, e nel secondo dopoguerra, dopo, investendo nell'acciaio di Stato. Dagli anni '90 la situazione è poi andata sempre più deteriorandosi in quanto in termini di amministratori pubblici, a suo dire, ‹‹non ne abbiamo azzeccata una››.
Premesse ottime, su cui va fatta però qualche osservazione non di poco conto.
Solo per un breve tratto, intorno ai primi anni del Duemila, la borghesia “rampante” ha avuto le idee chiare. Tra tutte: riqualificare il Borgo e rivitalizzare la Città Vecchia. Tanto che in pochi anni la città di Taranto cambiò certamente aspetto divenendo finalmente un città moderna (con l’Università, con un’architettura rinnovata, grazie al Progetto Urban, con un Palamazzola nuovamente funzionale, con nuovi punti di svago quali Giardini Virgilio e Pineta Cimino, con un porto inalveato sulla via dello sviluppo e i primi passi compiuti verso la crescita del turismo). E per la prima volta un sindaco - donna per giunta - veniva riconfermato quasi “a plebiscito” per il secondo mandato. Poi la storia è andata come è andata, ma questo è un altro bel paio di maniche.
Resta che fare il sindaco oggi, o meglio amministrare un città, è certamente più difficile rispetto al passato quando era lo stesso Stato a dirigere – oltre che l’impresa – anche la stessa politica e ad essere più bravo era il sindaco che spendeva di più (oggi quello più bravo è quello che sa spendere di meno).
Ma, salvo questo breve appunto, non possiamo che tornare a concordare sulle conclusioni del sindaco Guadagnolo.
Probabilmente con i vecchi politici del passato mai Taranto sarebbe divenuta una “provincia” di Bari. Mai un sindaco si sarebbe consegnato spontaneamente alle autorità regionali, istituzionali e politiche, per giunta dello stesso partito di appartenenza. Mai un sindaco avrebbe perso la sua autonomia in fatto di nomine, né un vicesindaco avrebbe mai avuto la residenza in provincia di Bari. E questo non per provincialismo, ma per atto d’amore e di rispetto verso le competenze e le professionalità che proprio la stessa città esprime. Ha ragione Guadagnolo e aggiungiamo.
Forse la vecchia politica qualche idea sul futuro ce l’aveva e sapeva dare del “tu” ai propri riferimenti nazionali. E non solo. Forse oggi avrebbe anche uscito quel quid in più che serve nei tavoli istituzionali e nelle delicate trattative tra pubblico e privato, in una drammatica fase storica di lacrime e sangue come quella che stanno vivendo nel tempo reale migliaia di lavoratori Ilva.      

 



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