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Ma il cielo è sempre più blu

Pubblicato da: Categoria: Attualità

4
GEN
2018

Lo scenario elettorale non promette nulla di buono. In Puglia il sostegno dei governi alle grandi industrie a fronte del ricatto occupazionale non è più certezza di successo elettorale

“Ma il cielo è sempre più blu” è il titolo di una canzone di Rino Gaetano pubblicata nel 1975 e il cui testo appare incredibilmente attuale anche a distanza di quasi quarantatré anni. È così, infatti, che appare la condizione della popolazione italiana che vive di situazioni precarie, incerte, con valore neutro, caduche e illusorie tanto da averne influenzato il pensiero, assuefatto alle incertezze e mutevole a ogni sgargiante segnale. Un popolo aggressivo quanto fragile che non ha mutato molto la propria assoggettabilità. Di questo stato di fatto si nutre il mondo politico che lancia messaggi simili a spot pubblicitari in cui si promuovono formule magiche per il futuro. Il mondo politico composto di esperti demagoghi consci di trovare terreno fertile nelle menti degli italiani, avvezzi al giogo ma poco propensi a liberarsene per timore, per ignavia o per attitudine. In questo trend, il Presidente della Repubblica, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, lasciando nel limbo diverse problematiche irrisolte e da troppo tempo rinviate. L’ultimo giorno del 2017, Sergio Mattarella, secondo la prassi istituzionale, ha pronunciato il suo discorso di fine anno richiamando la nascita della Costituzione, ricordando i ragazzi del 1899 che furono mandati in una guerra da cui pochi tornarono e ponendo fiducia in quelli del 1999 che, per la prima volta andranno a votare. Nel discorso del Presidente c’erano, oltre alle rituali disamine dei mali che attanagliano il Paese, nuove riflessioni volte al cambiamento attraverso il voto. Proprio prendendo spunto dalle sue parole: “Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese. Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese.”, esamineremo la prospettiva elettorale e a chi affidare “le nostre speranze e le nostre attese” con il voto del 4 marzo. Lo scacchiere elettorale non è completamente definito ma a sfidarsi saranno, fondamentalmente, i leader dei principali schieramenti politici italiani: Pietro Grasso, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Ognuno di loro, per esperienza di governo o per espressione pubblica, ha avuto molteplici opportunità di dimostrare le proprie capacità e dichiarare il proprio pensiero ma, in quest’occasione sta proponendo mirabolanti ricette per risolvere i problemi sociali, sperando così di ottenerne il consenso degli italiani. Complice la legge elettorale, nel bene o nel male ci dovremo imbattere in questi personaggi politici, i soliti, che diverranno fautori del prossimo futuro della Nazione. Le loro proposte passano dal becero nazionalismo al limite dell’utopia. Di concreto nulla. Esaminiamo stralci dei programmi elettorali cominciando dal neo raggruppamento di sinistra capeggiato da Pietro Grasso, Liberi e Uguali, composto dagli scissionisti del Pd di Sel, da Mdp, Sinistra italiana e Possibile. Il loro programma, che si propone dai toni civili e pacati, è incentrato sull’allineamento delle pensioni a quelle dei restanti paesi dell’UE, sulla formazione di un nuovo piano per il lavoro che prevede la cancellazione dell’attuale Jobs act, sul rilancio della scuola cui vorrebbero aumentare le risorse economiche, sulla lotta alle diseguaglianze sociali, sulle politiche d’inclusione e su ingenti investimenti pubblici incentrati al risanamento, alla tutela, alla salvaguardia della sanità, del territorio, delle abitazioni e della scuole. Le proposte che si configurano con il programma del leghista Matteo Salvini sono facilmente prevedibili dalle sue esternazioni pubbliche largamente diffuse attraverso tutti i canali di comunicazione ma, come suo costume, mai in sede parlamentare europea dove è, notoriamente, assente. I cavalli di battaglia del Carroccio sono il blocco delle immigrazioni clandestine e dei profughi e, naturalmente, l’espulsione di quelli presenti sul territorio nazionale in rispetto del modello Trump di cui Salvini è grande sostenitore. Il leghista propone, inoltre, l’abolizione della Legge Fornero e l’introduzione di una Flat Tax. Altro argomento è l’intento di partecipare attivamente alle politiche europee per proporre maggiormente l’Italia e le sue imprese. La principale ambizione di Salvini è ottenere la premiership del centrodestra per affrontare le prossime elezioni, aspettativa che si scontra con la coalizione di Forza Italia. I pentastellati promettono dura battaglia attraverso le parole del loro candidato Luigi Di Maio che, rievocando e rimaneggiando un vecchio progetto di Nichi Vendola, rilancia il reddito di cittadinanza. Altre argomentazioni, già ampiamente trattate nel passato dal Movimento 5 Stelle, sono il taglio dei costi della politica, la riduzione delle tasse, il rilancio del turismo, la riforma della scuola e dell’università, un nuovo piano energetico. Dopo aver dato ampia dimostrazione delle proprie facoltà politiche, il PD si ripropone all’elettorato con una coalizione di centrosinistra capeggiata da Matteo Renzi che con Lista Insieme, Civici Europei e forse +Europa, intende riproporre le stesse linee del governo uscente e di quello precedente completandone i progetti e considerandoli, quindi, un evidente successo. Infine ma non ultima, la coalizione fra Forza Italia, Fratelli d’Italia e la cosiddetta “quarta gamba” rappresentata dall’UDC, Fitto, Lupi e alcune forze centriste. In realtà, secondo la legge Severino, Berlusconi è incandidabile ma finge di non esserlo tant’è che si ripropone all’elettorato con un programma tipicamente populista: Flat Tax, tagli alle tasse, eliminazione di alcuni tributi, svincolo dalle direttive europee, riforma della giustizia con una grande innovazione volta a eliminare l’appello alle sentenze di assoluzione in primo grado. Il premier di Forza Italia, quindi, non si è limitato a promettere pensioni non inferiori a mille euro. Nulla di definitivo circa gli schieramenti ma tutto molto chiaro in merito alle volontà. Ciò che emerge è che tutto ciò che è proposto si sarebbe già potuto realizzare se la classe politica fosse stata capace o avesse voluto farlo, perché ne ha avuto il tempo, le opportunità e i mezzi. Oltre la propaganda nulla di differente. Oltre le new entries, comunque composte di politici attuali e del passato, non ci sono figure differenti o nuove cui affidare le speranze per il miglioramento del Paese. È questo lo scenario elettorale offerto agli italiani che, fra breve sarà loro sottoposto alle urne convincendoli di essere, così, gli unici a poter governare il nostro paese. Sino a quando la Costituzione non sarà adottata concretamente e nella sua interezza e non solo usata nelle sue pieghe da sistemi elettorali e governi di comodo, il popolo non sarà mai sovrano e non imparerà mai a esserlo. Di certo c’è che, in risposta ai dati tanto propagandati circa l’aumento del PIL e la diminuzione della disoccupazione, con l’inizio del nuovo anno ci sarà un notevole aumento dei costi per elettricità, gas, tariffe autostradali con pesanti ricadute sul prezzo della spesa al dettaglio. Gli aumenti incideranno maggiormente sui piccoli consumatori come le famiglie, l’artigianato e le piccole imprese, lasciando quasi intonse le grandi imprese e l’industria. Per noi pugliesi la scelta alle urne sarà pesantemente condizionata da un fattore fondamentale: pro o contro Ilva e TAP e di questo i candidati dovranno tenerne conto perché se è facile spacciare ricette fantasiose sul miglioramento della condizione sociale, non lo è per queste enormi problematiche per le quali non è facile glissare con argomentazioni ipotetiche. Per Ilva e TAP è necessario assumere posizioni inequivocabili se s’intende ascendere al governo del Paese e non è possibile soltanto parlarne ma è necessario offrire una soluzione chiara e fattibile. Se a livello nazionale si può raccontare di salari e pensioni rivalutati, di sanità, di scuola, lavoro e ambiente senza presentare concrete soluzioni, qui in meridione non è più impossibile improvvisare. Qui in Puglia il cielo non è “sempre più blu” e il sostegno dei governi alle grandi industrie a fronte del ricatto occupazionale non è più certezza di successo elettorale.



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