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Poche idee e pure confuse

Pubblicato da: Categoria: Attualità

9
FEB
2018
Non c’è dubbio che Taranto sia una città penalizzata da una serie di fattori di tipo regionale e nazionale. Detto questo non si può negare che ci sia una tendenza diffusa a piangersi addosso facendo una polemica sovente sterile ma soprattutto arrivando in ordine sparso quando si tratta di risolvere i problemi. E intanto chi balla sul cadavere di Taranto non può che compiacersi di questo autolesionismo
E’ tutto vero: Taranto è una città maltrattata da anni di “baricentrismo”, da un sistema regionale che ci vede come cenerentola di Puglia che non deve pretendere nulla e da una noncuranza nazionale secondo la quale la città ionica deve fungere da ferriera d’Italia (e qualche volta da pattumiera) senza alzare troppo la voce.
Detto questo – e assodato che ciò risponda al vero - non ci si può esimere dall’ammettere che nel contempo anche Taranto si piange troppo addosso adottando comportamenti collettivi che rasentano l’isterismo tipico di chi vuole fare solo sterile clamore o, se vogliamo, muovendosi con l’inconcludenza di chi, quando si tratta di arrivare al cuore dei problemi, non ha una tesi unica, chiara e condivisa ma cerca la pagliuzza nell’occhio altrui per continuare a manifestare una non meglio precisata insoddisfazione.
Questo atteggiamento inutilmente polemico è musica per le orecchie di chi vuole depredarla perché è fin troppo facile non risolvere un problema se chi lo solleva è il primo a non avere le idee chiare o se i “sì però” sono superiori alle istanze.
Prendiamo ad esempio l’emergenza sanitaria: sono anni che sentiamo la solita storia della sanità tarantina abbandonata nel caos, senza strutture, senza personale, senza risorse ed in uno stato di fatiscenza da terzo mondo.
Peccato che l’Onorevole Vico ci faccia sapere che Taranto non ha ancora utilizzato buona parte dei 70 milioni di euro messi a disposizione dal Governo attraverso il tavolo Cis-Taranto in ordine al “Progetto Salute”.
Si tratta, a detta dell’ex parlamentare, di risorse già stanziate per l’ammodernamento tecnologico delle apparecchiature e dei dispositivi medico-diagnostici delle strutture sanitarie pubbliche situate nei comuni di Taranto, Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola oltre che per la formazione e l’aggiornamento professionale del personale sanitario.
Abbiamo una sanità da fare schifo e siamo bravissimi a denunciarlo ma poi abbiamo una classe dirigente talmente inadeguata da non essere capace di fare il compitino nemmeno quando “mamma ministero” ci mette i soldi in mano e ci fa la lista della spesa.
Ma noi continuiamo a fare simposi sulla mala sanità ed a lamentarci - “signora mia dove andremo mai a finire” – trasformando un problema in una parola d’ordine, in uno stucchevole intercalare destinato a rimanere tale in assenza di atti concludenti.
Lo stesso dicasi per le famosissime Zone ad Economia Speciale: ci siamo entusiasmati, abbiamo immaginato il solito futuro basato sulla solita risorsa portuale, reso possibile dalla solita collocazione in un punto strategico del mediterraneo che avrebbe dovuto fungere da volano per la solita valorizzazione della retroportualità che avrebbe attirato i soliti investitori i quali sarebbero stati capaci di dare il solito impulso al solito indotto.
Dopo aver chiacchierato sull’argomento la nostra classe dirigente, al momento di battere i pugni sul tavolo della Regione per pretendere che la procedura delle ZES fosse positivamente conclusa, si è persa nel porto delle nebbie alla ricerca di un nuovo argomento su cui fare chiacchiere costruendo castelli in aria.
Sempre l’Onorevole Vico (vien da chiedersi dove fosse e cosa facesse costui prima di essere colpito dal sacro fuoco della denuncia) ci fa sapere che “la Campania e la Calabria hanno già predisposto i loro relativi piani di sviluppo strategici. Ora, sono in attesa a giorni dell’approvazione da parte della Corte dei Conti del Dpcm sulle Zone economiche speciali. Le due Regioni in questione, quindi, sono già pronte per la presentazione delle loro Zes. Tenendo presente che il piano di sviluppo strategico è un atto preliminare fondamentale, a che punto sono quelli della Puglia per la Zes Adriatica Bari – Brindisi, per la Zes Ionica Taranto, nonché Zes interregionale Taranto-Matera?”.
E poi aggiunge “a che punto è la mappatura relativa ai 4.408 ettari rientranti nelle aree Zes pugliesi? Quanti andranno alla Zes Adriatica e quanti alla Zes Ionica? Quali sono le aree già indicate oltre alla portualità e alla retroportualità dei tre porti? E quali le agevolazioni che la Regione Puglia è obbligata a prevedere nelle Zes? Se ciò fosse complicato, mi permetto di suggerire che basterebbe copiare quello che ha fatto la Regione Campania che ha previsto nel suo piano strategico il seguente regime fiscale: esenzione Ires, Irap, Imu e Tari per i primi tre periodi, oltre alla riduzione sui contributi per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato ed altro. E per le semplificazioni normative, di propria competenza, la Regione Puglia cosa sta facendo? Anche in questo caso suggerirei di copiare le proposte della Regione Campania, come l’abrogazione delle norme che impongono restrizioni o divieti non giustificati all’avvio delle attività, i tetti unici in materia di commercio e attività produttive. Ed ancora: quali sono le proposte della Regione Puglia per la infrastrutturazione nelle aree specifiche? E sulla Zes interregionale Taranto-Matera a che punto siamo? Il presidente della Regione Puglia ha definito l’intesa con il presidente della Regione Basilicata? Compete, infatti, alla Puglia accettare la proposta con la quale la Regione Basilicata chiede di associarsi alla Zes Ionica. E il presidente Marcello Pittella, ha proceduto ad avviare le procedure in tal senso?”.
Insomma, chi è fuori dai giochi denuncia gravi inadempienze mentre chi ancora ci sta dentro dorme beato come se nulla fosse: bisognerebbe che qualcuno studiasse nel profondo le turbe psichiche della classe dirigente tarantina perché il fenomeno è esponenziale oltre che atavico e rischierebbe di modificare molte teorie sullo studio dei comportamenti umani collettivi.
Diceva Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. Ed ecco il terzo indizio.
E’ stata chiesta per anni. Sembrava una impresa impossibile mentre oggi la copertura dei giganteschi parchi minerali dell’Ilva di Taranto, entra nella fase realizzativa. Sarà ultimata in 24 mesi e sarà un’opera imponente e unica al mondo. Sarà un investimento di 300 milioni, avrà una lunghezza di 700 metri e una larghezza pari a 254 metri.
Le due costruzioni che copriranno il Parco Minerale e il Parco Fossile saranno composte rispettivamente da 53 e 56 arcate. Ogni arcata avrà un’altezza esterna di 77 metri e interna di 67 metri per consentire il movimento delle macchine che vengono utilizzate per prelevare le materie prime stoccate all’interno dei parchi. Per la realizzazione saranno utilizzate 60 mila tonnellate di acciaio, 200 mila metri cubi di calcestruzzo, 10 mila tonnellate di armature e 24 mila metri di pali di fondazione, per un totale di 700 mila metri quadrati di copertura. 
Le due strutture saranno dotate di importanti impianti tecnologici come il sistema di illuminazione ordinario e di sicurezza, il sistema di nebulizzazione e ventilazione naturale, il sistema di segnalazione per ostacoli volanti, il rilevamento e segnalazione incendi per l’edificio e per le macchine bivalenti, il sistema di gestione dell’illuminazione e una nuova centrale elettrica per l’alimentazione dedicata dei nuovi impianti. Per quanto riguarda i parchi fossili, in aggiunta ai sistemi sopra citati saranno attivi anche i sistemi antincendio e di rilevazione incendio con termocamere, il sistema di rilevamento e monitoraggio gas e un sistema di rilevamento e spegnimento automatico degli incendi più complessi.
Cosa si chiede in questi casi dopo che il provvedimento era stato reclamato a gran voce per tutelare le popolazioni del quartiere Tamburi? La prima domanda magari potrebbe essere relativa all’eventuale presenza di una pavimentazione sotto la copertura dei parchi minerari atta a prevenire l’inquinamento del terreno e delle falde o magari rassicurazioni sugli ulteriori interventi che la nuova proprietà vorrà porre in essere per sfatare la leggenda secondo la quale le polveri provenienti dai parchi minerari siano l’unica fonte di pericolo per la salute dei tarantini. O forse si potrebbe polemizzare sul fatto che l’opera verrà realizzata con colpevole ritardo rispetto a quando il problema è stato denunciato.
Insomma, ci sono mille domande da fare alle autorità competenti e mille recriminazioni possibili giustificate da questi anni difficili di wind days. 
Invece a Taranto l’obiezione che va per la maggiore è quella relativa al panorama: pare che ad insindacabile giudizio di qualche fine esteta la struttura andrebbe a turbare lo skyline di Taranto il cui profilo non sarà più lo stesso a causa delle dimensioni e dei colori usati per la struttura.
Prima l’urgenza era sanitaria mentre adesso ne facciamo una questione di gusto. Poche idee e pure confuse.
Si vabbè, allora ditelo.

 



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