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Bye bye vecchie guardie


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Pubblicato da: Categoria: Attualità

8
MAR
2018

Ingovernabilità è la parola che più di ogni altra diventerà familiare in questo bestiario post elettorale. Alla fine, per forza di cose, una quadra bisognerà trovarla. Ma siamo sicuri che i grillini saranno della partita?

Vi verranno a raccontare che la sostanziale ingovernabilità di questo Paese è la vera sorpresa che viene fuori dalle urne: fatevi una risata e sappiate che trattasi di una colossale fandonia perché questa legge elettorale era fatta apposta per favorire i mischioni post voto.
Peccato che i due principali sponsor delle grosse coalizioni nazareniche siano usciti fortemente ridimensionati dalle urne non potendo contare su numeri tali da permettere loro di guidare il gioco degli incastri (che in qualche modo – per forza di cose -  ci saranno ugualmente).
Da nord a sud ha perso il filo europeismo: quello di Berlusconi che sponsorizzava Tajani e quello del PD che ostentava la sindone di Gentiloni, premiando invece i movimenti più ostili all’Europa (i Cinquestelle al sud e la Lega nel centronord). Al sud hanno preferito votare in massa per chi gli prometteva il sussidio mentre al nord si sono orientati verso chi propone ricette economiche nuove e un diverso approccio al problema della sicurezza e dell’immigrazione.
La Puglia, quella stessa regione che fino ad oggi si era mostrata diffidente verso il Movimento Cinquestelle, ha smesso di ubriacarsi con il Rum Cubano grazie al quale erano stati impalcati i compañeros Vendola ed Emiliano preferendo in questo frangente il limoncello fatto in casa da Giggino ‘o webmaster in arte Di Maio.
Hasta la vista comandante Michelone, il tuo futuro è segnato così come quello del tuo prode fuoriclasse “Ronaldo” Melucci per il quale il Consiglio Comunale da adesso in poi sarà la Baia dei Porci (a parti invertite) di castriana memoria.
E addio anche al compagno D’Alema, quello tanto bravo a dividere, il quale, a furia di distruggere tutto, non ha trovato di meglio da fare che autoeliminarsi perché, diciamocelo, a baffino stanno tutti sulle palle, finanche sé stesso.
Se Atene piange, Sparta non ride: il centrodestra aveva una grande opportunità davanti a sé, una prateria infinita zeppa di malcontento verso una sinistra che aveva fatto male (in particolare a Taranto) unito ad una naturale diffidenza verso i grillini che non avevano attecchito - soprattutto in riva allo Ionio - per le posizioni ondivaghe in tema industriale.
E invece forse la solita superficialità della destra sulle candidature è stata determinante a catalizzare il “cappotto” senza appello che assegna ai pentastellati un risultato bulgaro nella città bimare.
Anche in questo caso escono di scena capi bastone della portata di Tamburrano e Chiarelli letteralmente asfaltati dagli amici di Beppe che si impongono più per demerito degli avversari che per merito loro.
Molte volte su queste stesse pagine abbiamo sostenuto che Taranto fosse irrilevante sullo scacchiere politico perché dotata di una classe politica indegna di questo nome, senza una visione chiara di futuro ed incapace di incidere su scala nazionale.
Sicuri che adesso sia cambiato qualcosa?  Se è vero che un terzo degli elettori italiani ha premiato il Movimento Cinquestelle, è altrettanto vero che due terzi degli italiani ha optato per una soluzione “altra” rispetto ad un ingresso di Di Maio a Palazzo Chigi.
In queste ore serpeggia all’interno del Partito Democratico la pazza idea di ripetere la figuraccia fatta da Bersani allorché tentò di approcciare il Movimento Cinquestelle. Il tentativo dovrebbe rimanere un mero auspicio a causa di un veto del segretario dimissionario del PD il quale però potrebbe trovarsi a dover fronteggiare una fronda interna che già sta forzando la mano per ottenere l’alleanza con i grillini.
L’abbraccio, qualora si consumasse, sarebbe suicida per tutti perché relegherebbe i Democratici a forza subalterna ai pentastellati cancellando ogni residuo di credibilità e di dignità e nel contempo metterebbe anche Di Maio nella spiacevole evenienza di dover spiegare in cosa si sostanzi la diversità del suo Movimento se poi fa alleanze con l’odiata casta come un democristiano qualsiasi.  
Se così dovesse andare – se cioè i grillini non dovessero ricevere l’appoggio del PD - Di Maio non avrebbe i numeri per governare in solitudine e contemporaneamente non avrebbe neppure il mandato per entrare in maggioranze improvvisate in Parlamento.
Nessuno si aspetti invece soccorsi da parte della Lega che – appoggiando Di Maio – rischierebbe la ritorsione del centrodestra in Regioni come Liguria, Lombardia e Veneto oltre che una colossale brutta figura.
Da ciò si evince che il boccino è nelle mani del Pd (o di qualche scissionista improvvisato) che è l’unico Partito in grado di spostare gli equilibri o a favore dei Cinquestelle rischiando il ridicolo governativo (più di qualcuno si aspetta il reddito di cittadinanza) o a favore del centrodestra con l’ennesimo compromesso.
Questo implica che con il suo risultato rotondo e paffuto la compagine pentastellata sarà probabilmente destinata a non toccare palla anche se sarebbe bello che gli Italiani vedessero questi campioni all’opera per saggiare gli effetti collaterali del suffragio universale.
E la delegazione monocolore tarantina? Cosa faranno i nostri grillini in trasferta a Roma? Resteranno muti per il primo anno cercando di orientarsi nelle ovattate stanze onde poi accorgersi di essere irrilevanti? Cosa è cambiato allora? Taranto sarà irrilevante come prima o forse più di prima.



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