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Libertà e liberticidio


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Pubblicato da: Categoria: Attualità

9
AGO
2018

Ovvero, quando un ministro della Repubblica Italiana, pur di giustificare le proprie finalità, propone di abolire un importante baluardo della Costituzione

Il liberticidio è la soppressione della libertà. È questo un termine che riappare ciclicamente ed è, spesso, adottato in modo inappropriato. Sempre più frequentemente, è definita liberticida qualsiasi limitazione che ostacoli i desideri soggettivi contro i bisogni comuni. Secondo questo principio, quindi, qualsiasi legge sarebbe discrezionalmente liberticida. Partendo dal postulato che la libertà soggettiva può essere tale solo se non limita quella comune, si può asserire che la libertà assoluta contrasta con il concetto di comunità. Neppure gli anarchici penserebbero d’invocare la libertà assoluta come metodo di pacifica convivenza tant’è che mirano a un livello di evoluzione dell’individuo così elevata da permettere l’abolizione dello stato precostituito e con lui la miriade di leggi che, non sempre in modo equo, regolano il sistema. Nella vita ci sono azioni che si evitano perché, per scienza ed esperienza, si sono dimostrate dannose e, pertanto, devono essere assolutamente escluse e impedite tanto che, laddove non sia sufficiente raccomandarlo, è necessario vietare un comportamento dannoso a se stessi e agli altri. In una società civile, infatti, si mette in atto la tutela come necessaria protezione per la comunità. Evidentemente, la necessità di osservare delle regole è generata da principi primordiali che con l’evoluzione sono divenuti sempre più specifici. Evitando di fare ricorso a sottigliezze giuridiche che non ci competono, partiremo da esempi lapalissiani. Un soggetto dotato di logica e capacità di discernimento non pone una mano sulla fiamma per scoprire che si brucerebbe, perché gli è sufficiente affidarsi all’esperienza di chi l’ha già fatto ottenendone pesanti conseguenze. Nonostante ci si appelli al buonsenso, è frequente leggere indicazioni apposte su oggetti di uso comune che preavvisano il potenziale danno alla salute o il rischio per la propria incolumità. Sembrano esempi scontati ma sono necessari per spiegare come gli eventi negativi della vita inducano ad azioni atte a evitare il rischio che si possano ripresentare in futuro. Molte leggi si basano su questi principi elementari. Il concetto stesso di società si basa sulla tutela della vita e la sua continuità, pertanto proibire ad esempio l’omicidio, ha questa finalità. Diversamente, chiunque fosse in contrasto con un suo simile, si sentirebbe autorizzato a sopprimerlo. Da queste norme basilari è nato il bisogno di proibire ciò che si è rivelato palesemente dannoso per la società pertanto è insensato definire liberticidi leggi che vietano azioni lesive. All’accusa di liberticidio, pertanto, si deve fare ricorso solo nelle reali condizioni che limitano palesemente la libertà e non dove si attuino azioni di tutela largamente condivise. È ancora meno opportuno richiamare il liberticidio a scopi speculativi come denunciare un allarme ingiustificato come la presunta invasione del Paese da un’orda di criminali stranieri. La visione di libertà cambia con il mutare delle scelte che una società ha intrapreso per regolare lo sviluppo, la sussistenza e il governo della stessa. Il 2 giugno 1946 gli italiani hanno votato un referendum indetto per determinare la forma di governo da dare all’Italia dopo la seconda guerra mondiale. In conseguenza, è nata la Repubblica Italiana e, il 1° gennaio 1948, è entrata in vigore la Costituzione tuttora vigente e che deve essere rispettata da tutti i cittadini presenti sul territorio nazionale. Sino a quando la maggioranza degli elettori affermerà che gli articoli in essa contenuti sono validi, nessuno sarà autorizzato a definirla liberticida. In tal senso, proprio per definire il netto distacco fra la Repubblica e il precedente regime, la XII disposizione della Costituzione recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.” e per affermare il principio, sono state promulgate la legge 20 giugno 1952, n. 645, meglio conosciuta come legge Scelba e, in seguito, la legge 25 giugno 1993, n. 205, legge Mancino, che sanciscono il divieto di costituzione del partito fascista, sanzionano e condannano gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, oltre a punire l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici. Ribadirlo è stato necessario per impedire scappatoie giuridiche che permettessero a corpuscoli neofascisti di costituirsi anche se, nonostante la Costituzione e due leggi lo avessero esplicitamente vietato, in Italia sono presenti movimenti e partiti d’inequivocabile ispirazione fascista. Per l’eccessiva tolleranza dimostrata nei loro confronti, come se una fiamma senza controllo possa scaldare piuttosto che bruciare, c’è chi nel nostro Paese pensa che la legge Mancino sia liberticida. In sostanza si ritiene una limitazione delle libertà, l’impedimento all’espressione di gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali e l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici. Secondo Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia e le Disabilità del Governo Conte, la legge Mancino deve essere abrogata perché: “…il problema è che ormai, tutto quello che non si uniforma al pensiero unico e al mainstream globalista, diventa razzismo. Così è passata l'equazione che chi è contrario all'immigrazione incontrollata sia razzista. Ma fermare l'invasione e difendere la propria cultura non sono forme di razzismo. Sono legittime scelte politiche che non possono essere negate per legge”. Non si tratta, quindi, della dichiarazione contorta di un libero cittadino ma quella di un ministro della Repubblica Italiana che, pur di giustificare le proprie finalità, abolirebbe un importante baluardo della Costituzione. Evidentemente, l’intento dei Padri Costituenti, il contenuto della Costituzione della Repubblica, la legge Scelba e quella Mancino non sono stati sufficienti per sancire che il fascismo è un reato e come tale deve essere perseguito e combattuto con ogni mezzo. Abrogare la legge Mancino permetterebbe la libera espressione del fascismo. Quello che il ministro definisce “pensiero unico” è, di fatto, la volontà della maggioranza dei cittadini che lui può cercare di mutare ma non può ignorare abolendo un provvedimento che difende la Costituzione italiana. In una repubblica democratica i motivi per i quali il fascismo deve essere combattuto sono diversi ma ci limiteremo a citarne solo alcuni. Il fascismo in Italia si è dimostrato una pessima forma di governo che, anche altrove, ha indotto la deresponsabilizzazione del popolo, divenuto più incline a obbedire che a concorrere allo sviluppo sociale. La figura dei dittatori quali concentrato di virtù e conoscenza tali da sostituirsi alla moltitudine dei pensieri collettivi, nella realtà, è irrealizzabile. Nella natura di molti uomini che detengono il potere, è insita l’onnipotenza che culmina con il delirio. Come racconta la storia, questo porta inevitabilmente al fallimento con pesanti ricadute sulla popolazione. Si potrebbero raccontare molti episodi legati a dittatori in preda al delirio di onnipotenza. Uno fra i tanti, ha avuto come protagonista MuÊ¿ammar Gheddafi. In Libia si adottava l’ora legale con le nostre stesse finalità ma in un giorno in cui sarebbe dovuta subentrare all’ora solare, il dittatore libico, colpito da un eccesso di tirannia, nel timore che il cambiamento potesse alterare il suo sonno, la abrogò sino a nuovo ordine. Questo per affermare che se l’autocelebrazione è un fenomeno deleterio tale da spingere alcuni parlamentari a perorare cause personali poco confacenti alla maggioranza, si può immaginare cosa determini negli accentramenti di potere. L’abrogazione della legge Mancino, giustificata da ragioni false e pretestuose, è solo un tentativo di favorire la svolta autoritaria nel Paese, così come lo sono le altre proposte avanzate dallo stesso ministro, puntualmente, persecutorie e liberticide. L’aggettivo liberticida in questo caso è assolutamente adeguato. Non vi è nulla di più assurdo che appellarsi al liberticidio per promuovere azioni che limiterebbero la libertà. Chiunque in Italia voglia stravolgere il senso della democrazia deve farlo secondo le vie istituzionali e non adoperando motivazioni fuorvianti come l’orgoglio di appartenenza o la presunta invasione degli stranieri. Questo vale anche per i tentativi di modificare maldestramente gli articoli della Costituzione così com’è avvenuto con il referendum imposto dal precedente governo Renzi. Per ora e per volontà della maggioranza degli elettori italiani, la legge Mancino resta in vigore.  


 



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