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La bellezza dell'asino!


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Pubblicato da: Categoria: Attualità

19
APR
2013

 

Nel mondo dello sport il destino dei record è quello di essere realizzati per essere battuti. Da qualche anno, nell’agone politico nazionale, si aggira un malinconico personaggio che ha deciso di passare alla storia patria battendo tutti i record di scelleratezza strategica.
Pierluigi Bersani da Bettola è un piacentino tipico di questa autentica terra di confine che non si sente più emiliana e che non riesce ad essere integralmente lombarda come aspirerebbe ad essere riconosciuta, eternamente schiacciata dal complesso di inferiorità nei confronti della splendente ed elitaria città Ducale, a sud, e il respiro mittleuropeo della città Meneghina a nord. La tipica espressione del “vorrei, ma non posso”!
Ebbene il “nostro” rozzo Pierluigi ha ereditato le sorti dell’ultimo grande partito storico del nostro Paese (mi piacerebbe continuare a chiamarlo comunista, perché tale è rimasto nell’animo, ma rischierei di urtare suscettibilità troppo delicate) in un periodo di massimo consenso popolare, come non si vedeva dai tempi del compianto Enrico Berlinguer. Complice l’oggettiva inadeguatezza dell’ennesimo gabinetto Berlusconi, probabilmente il peggiore tra quelli da lui presieduto, la congiuntura internazionale pervicacemente recessiva e il crescente malumore dell’opinione pubblica nei confronti di una tecnocrazia economica delle istituzioni europee ai limiti della dittatura finanziaria, nel novembre del 2011 Bersani si è trovato servito su un piatto d’argento un consenso popolare che si aggirava intorno al 36% dell’elettorato e con un trend decisamente in ascesa, mentre il suo maggiore competitor, Berlusconi appunto, era politicamente finito.
Cosa avrebbe dovuto fare il nostro PiElle per raccogliere i frutti di una pesca che si annunciava miracolosa? Semplicemente avrebbe dovuto occultare la sua anima comunista, accantonare una nomenclatura culturalmente e fisiologicamente bolscevica, raccogliere alcune delle innovative intuizione di un giovane toscano genialmente sfrontato e associarlo nella scalata a palazzo Chigi invece che demonizzarlo, guardare con maggiore attenzione a ciò che accadeva alla sua destra piuttosto che rincorrere un’estrema sinistra marginale, anacronistica, spudoratamente settaria ed elitaria (Vendola docet!). Dal novembre 2011 ad oggi, nel breve volgere di un anno e mezzo, il signor B, nuovo emulo di Mr. Bean, ne ha combinate più di Bertoldo. Ha perso oltre il 6% del suo elettorato (oltre 3 milioni di persone!); ha perso ignominiosamente le elezioni politiche che avrebbero dovuto essere una pura formalità, senza sentirne la responsabilità politica e morale rassegnando le dimissioni un minuto dopo; ha compiuto un vero miracolo resuscitando Lazzaro-Berlusconi che era tumulato ormai nel sepolcro delle sue pendenze giudiziarie; ha preteso, ed ancora pretende, di formare un governo autarchico non avendo né i numeri, ne il carisma, ne l’autorevolezza per fare il Premier; insegue il consenso di un pagliaccio che si è posto l’obiettivo, dichiarato, di cannibalizzare il PD (molti dimenticano che, per altra strada, Grillo aveva già tentato quattro anni fa di diventare il leader del Partito Democratico brigando per partecipare alle primarie per diventarne segretario); ha dimostrato, con la sua ostinazione, di non avere il senso dello Stato condannandoci allo stallo istituzionale in cui siamo a quasi due mesi dalle elezioni. Vorrei dire al segretario PD: signor Bersani, faccia non uno ma dieci passi indietro perché, vede, non è una vergogna non avere la statura dell’uomo di Stato ma è assolutamente vergognoso non avere dignità. Il professor Virgilio Corrente, mio compianto docente di italiano, latino e greco ai tempi del liceo, avrebbe stigmatizzato questa situazione con una frase lapidaria seppur greve: “Pierluigi, sei un ciuccio!”
 


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