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SIMONE PEROTTI /EREMITA 2.0

Pubblicato da: Categoria: Attualità

10
OTT
2018

Lui è uno scrittore e marinaio che vive dividendosi tra il mare e l'entroterra ligure. La sua parola d'ordine è "Downshifting", scalare marcia, rallentare, e con i suoi libri ha dato voce alla generazione che vuole cambiare vita

Simone, sei uno dei leader del downshifting in Italia. Ci vuoi spiegare se ti riconosci davvero in questo termine e come lo intendi?
"Non credo sia un movimento o un partito o qualcosa del genere, dunque non ci sono leader. E anche ci fossero mi sottrarrei a questo ruolo. Io cerco solo di riflettere e ragionare sulle grandi questioni della vita. Una volta si chiamava filosofia, ed era preziosa, lo è sempre stato. oggi il desiderio di risposte sbrigative, la tentazione di “basta con tutte queste balle”, porta dritto verso una visione e una mentalità tecnocratica, in cui conta essere molto sicuri di tutto, riferire tutto come “semplice”, appiccicare qualche slogan volitivo, e il gioco sembra fatto. Ma l’uomo resta uomo, le sue domande non deve mai smettere di porsele. Ad esempio quelle su come viviamo, cosa vogliamo, quali forme di benessere autentico riusciamo a immaginare, prima, poi a progettare, e infine a realizzare. Per me le definizioni, che sia downshifting, che sia cambiamento, che sia altro, non contano niente. Io non sono catalogabile, censibile, interpretabile secondo le regole analitiche semplificate del marketing, degli studi sociodemografici che si effettuano per poi riuscire a vendere qualcosa di inessenziale a qualcuno che si indebiterà per comprarlo. Io mi muovo, mi comporto, scelgo secondo regole che il mondo della produzione e del consumo non conoscono, non sanno neppure intuire o immaginare. Lo vedo dalla pubblicità, che ammicca costantemente alla libertà, alla natura, alle scelte riguardanti il tempo libero, ma si vede che qualcuno ha detto ai pubblicitari che è un “trend che tira”, ma senza comprendere di cosa stiano parlando. Non sanno ciò che dicono. per questo non sono efficaci. Io sono fuori da quel mondo, ciò che interessa a me non è acquistabile sul mercato, e anche fosse presente come prodotto, io me lo costruirei da solo. Cerco solo di rimanere un essere umano, il più vicino possibile alla consapevolezza del tempo, alla natura, al pensiero, alla concatenazione stretta, indissolubile, tra pensiero e azione. Tutta roba lunga, difficile, che richiede impegno, metodo monastico, risorse interiori. Poi, che lo si chiami come si vuole. Non fa differenza. Un uomo che pensa, soprattutto sente, e cerca di assumere il minor numero di compromessi possibile facendo ricorso alla sua vera grande arma, alla sua vera e profonda e inesplorata ricchezza: la sua energia vitale, la sua capacità di usarla per scegliere. Pagando sempre volentieri ogni prezzo che ne consegue".

Come è cominciato tutto? Quando hai deciso di “cambiare vita”?
"Quando mi sono accorto che a me non mancava niente, andava tutto bene, avevo lavoro, denaro sufficiente, ma non stavo vivendo secondo l’idea che avevo di me nel profondo. Io volevo scrivere e navigare, stare nella natura, godermi il tempo, dedicare tempo a persone e cose che fossero davvero importanti per me. Ma non lo stavo facendo. E allora sono partito da quella constatazione e ho iniziato a pensare se quella che facevo fosse l’unica vita possibile. Ce n'erano molte altre. Bastava mettersi lì e ragionare diversamente".

Il tuo rapporto con il denaro. Per essere liberi, ma allo stesso tempo non schiavi del bisogno materiale, avere del denaro a disposizione è fondamentale. Come concili la tua scelta di “scalare marcia” con le necessità reddituali?
"Quella della necessità spasmodica di molto denaro per essere felici è una favoletta, uno slogan che i padroni del campo d’internamento diffondono con i megafoni 24 ore su 24. E tutti l’hanno interiorizzata, nessuno la mette in discussione. Io vivo con pochissimo denaro, e almeno a me, per come sono fatto io, ma forse non solo a me, ho dimostrato che si può uscire da quella scala di valori, che mette il denaro al primo posto. Sono quasi undici anni che vivo diversamente, cioè un quarto degli anni, circa, che avevo a disposizione quando a 41 anni ho scelto di cambiare vita. Vediamo fino a quando regge tutto questo. Secondo me reggerà fino alla fine. Ma vedremo. Intanto unidici anni sono andati così, cioè bene, nel tentativo di essere libero, largamente riuscito. Contano i fatti. Come si sta. E io meno denaro spendo, meno devo far ricorso al denaro, e meglio sto. Il denaro spesso è un ostacolo alla vita serena e all’equilibrio".

Una vita estremamente libera, girovaga, può creare problemi se si sceglie di avere una famiglia. Cosa pensi di questo aspetto del downshifting? Dove finisce questa libertà individuale?
"Smettiamola di agitare la famiglia come se fosse una clava minacciosa che passa sopra le nostre teste. Se si fanno scelte, si pagano le conseguenze, sempre. Io ho una moglie, come me, identica a me sotto questi profili, e non abbiamo alcun problema relativo a queste questioni, anzi, facciamo economie di scala. Conosco molta gente che vive diversamente anche con figli. Chi vuole andare a nord si industria e alla fine va a nord. Chi non vuole andare a nord inventa alibi e scuse per il fatto che sta andando a sud invece che a nord. La storia è questa, è semplice, e tutto dipende da noi. Almeno al netto di malattie mortali, fulmini o altre calamità. Ma a me interessano gli anni PRIMA di quelle calamità. Che facciamo adesso che quelle calamità non ci sono? Poi quando deve finire finirà".

La nostra società sembra essere dominata dall’avidità. Credi che la tua scelta personale possa imporsi su larga scala, contribuendo a far cambiare direzione al nostro modo di concepire il rapporto con i beni e la ricchezza?
"Dubito. Anche se certamente ogni uomo che cambia e testimonia la possibilità di una differenza, cambia il mondo intero. La malattia di questa società è fortemente cronicizzata, e come sappiamo quando qualcosa si cronicizza, anche una cosa da nulla, diventa un problema maggiore, difficile da estirpare. Però ripeto: un uomo, una donna, normali… hanno risorse infinite. Se lavorano un’ora al giorno a un loro originale modello di vita (ma un’ora al giorno tutti i giorni, intendo) nessuno li può fermare".

Autore, ormai presente anche nelle trasmissioni televisive più quotate: in definitiva sei anche un uomo di spettacolo. Quanto è importante sapersi vendere per riuscire?
"Io non sono affatto quel che descrivi. Mi viene il dubbio che tu abbia capito bene con chi stai parlando. Io sento la responsabilità della comunicazione, perché la filosofia e le scelte di vita, in questa epoca, vanno testimoniate, non valgono esclusivamente per se stessi, e questo è il mio contributo sociale. C’è chi va alle manifestazioni, c’è chi fa politica o è attivo nell’associazionismo. Io penso, scrivo, comunico. Se mi chiedono un contributo in tv o in radio, su temi che mi interessano e riguardano, lo do. Sono tutti contributo video e audio gratuiti, non guadagno una lira, purtroppo aggiungerei. Ma hanno il grande valore di comunicare su cose molto importanti. Io scrivo libri, e ovviamente spero che tutti li leggano. Se poi questo mi porta qualche soldo è utile. Ma non è il punto, il denaro. Io dai libri, dagli articoli, guadagno in un anno quello che guadagnavo in qualche settimana, prima di fare le mie scelte. Sarebbe aver fatto un ben magro cambio, se fosse per denaro. Non solo: scrivo cose seguendo il mio bisogno, le mie ricerche. Vuoi che un autore non sappia cosa dovrebbe scrivere per vendere tanto? Beh, io non seguo quei driver. Aver fatto così fatica per cambiare per poi oggi dover “vendere” qualcosa, che sia io stesso in tv o ciò che sento e penso nei miei libri, sarebbe alto tradimento di me stesso. Ma a questi temi proprio non penso affatto. Vivo altrove, come pensiero, come valori, come mondo interiore".

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
"Continuare a cambiare. Vivere ancora più ritirato. Creare molte cose, che siano coi mattoni delle parole, con quelli del legno trovato su una spiaggia. E sentire, il più possibile, qualcosa di vero e umano e buono e originale dentro di me. Come vedi, la libertà è un lavoro che richiede tutto il tempo disponibile".

 



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