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FILO ROSSO/IL DONO DELL´ASSENZA

Pubblicato da: Categoria: Attualità

5
DIC
2018

Dio solo sa cosa darei per sentire ancora una volta il mio nome pronunciato da quella voce. Non è vero che il tempo aiuta a cicatrizzare ferite e vuoti. Chi ha invaso così prepotentemente anni, giorni, caffè, viaggi, alberi di Natale, caminetti accesi e nuotate non può solo banalmente mancare, non crea assenza e ricordi. Chi ti ha parlato per la prima volta dell’amore, quello vero, con gli occhi puntati nella stessa direzione dei tuoi, per evitare l’incrocio, l’imbarazzo, ti è entrato dentro fin giù nello stomaco. E da lì lo riprendi se vuoi, perché lo ritrovi sempre là che ti aspetta ogni volta un po’ invadente e maledettamente saggio. Non ti manca, c’è. E quanto era bella quella sua capacità di capirti dal solo respiro dall’altra stanza, lo sguardo ci bastava, le parole le usavamo solo per scherzare o prenderci in giro. E poi c’erano le lettere. Quelle scritte a mano, in corsivo, tonde, buttate sui fogli di carta dopo un litigio con la scusa di fare la pace. Litigare era bellissimo, era la nostra danza dell’amore. Perché ci scoprivamo sempre più uguali, sempre più uniti, sempre più forti, sicuri di esserci senza sosta l’uno per l’altro. E poi succede che si frena all’improvviso e tutto si ferma. Può accadere un giorno qualunque, a noi è successo la vigilia di Natale. Via luci, via albero e presepe, niente più litigi e lettere, solo un pesante, fastidioso, umido silenzio. Ma perché sei stato così tanto per me? Perché mi hai riempito così nel fondo dell’animo che ora ti ritrovo in ogni piega della mia pelle, perché? Ti ho dentro, ti ho tutto, eppure voglio sentire ancora il mio nome pronunciato da quella voce. Non ho rimpianti né rimorsi perché ho potuto vivere il senso pieno di un rapporto umano unico, vero, tremendamente vero. Mai una bugia, un dopo, un rimando. Sapevamo esserci come pochi. Io e te. Ho avuto un dono grandissimo che mi basterà in eterno. Aver compreso la grande bellezza di una persona mentre la vivevo, mentre l’avevo di fronte. Ho ascoltato, abbracciato e salutato con orecchi, braccia e mani mentre il mio cuore, la mia anima e la mia mente si nutrivano di un uomo straordinario. Mio padre.



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