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Wunderkammer/Etero o gay pari son

Pubblicato da: Categoria: Editoriale

23
OTT
2015
Reduce da recente matrimonio in qualità di sposa, ora posso dire di aver capito tutto. Mi chiedevo infatti cosa cambiasse in un menage di coppia una volta fatto il grande passo, come mai alcuni facciano benissimo a meno del matrimonio -pur convivendo da anni e magari anche con prole-, e altri invece ne facciano una questione di vitale importanza. Ebbene, il valore aggiunto del matrimonio è il suo carattere pubblico. Niente a che fare con dinamiche interne, con i sentimenti, con i rituali del quotidiano: semplicemente è molto più difficile dopo lasciarsi con un sms. Allora perchè il matrimonio fra persone dello stesso sesso spaventa tanto? Toglie forse qualcosa alla legittimità o alla solennità di una cerimonia etero? Non lo credo affatto, e non lo crede neanche la maggior parte delle persone, di solito molto più avanti della politica e di certe resistenze ecclesiastiche. In fondo stiamo parlando del riconoscimento di un sentimento, che può essere forte quanto uno etero ma anche misero quanto uno etero. 
Quante di noi ragazze, impegnate nell'organizzazione in quello che dovrebbe essere il giorno più bello, giuriamo e spergiuriamo di non cadere nella trappola di tulle, confetti e abito-meringa, e quante alla fine cedono di fronte alla grande verità: il matrimonio si fa soprattutto per essere riconosciuti dalla comunità, ovvero, semplificando, ci si sposa più per gli altri che non per se stessi. L'assunzione di responsabilità nel costruire un amore non è un fattore indotto, uno o ce l'ha o non ce l'ha e non è certo una firma davanti a testimoni ad accrescere o migliorare il sentimento. Eppure, dato che siamo fatti non solo della stessa materia di cui sono fatti i sogni, come recitava un spot, ma anche delle relazioni con altri individui, credo che ognuno abbia diritto al riconoscimento del sentimento che può e vuole provare. In sostanza, ognuno ha diritto al proprio matrimonio.
 


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