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Il seme dell´odio

Pubblicato da: Categoria: Editoriale

7
SET
2017

Il metodo più efficace per creare discordia fra persone unite che condividono più di un pensiero è proprio insinuare l’odio attraverso il falso. Quello che in piccola scala è il pettegolezzo e la maldicenza può divenire uno strumento sistematico in ambiti molto più vasti

Fra il turbinio di emozioni che l’essere umano affronta nel corso della vita, quello che appare il più insensato è l’odio. L’odio è un sentimento che verte alla soppressione dell’oggetto che procura avversione e si può manifestare con la misoginia (odio verso il genere femminile), misandria (odio verso il genere maschile), omofobia (odio verso gli omosessuali e perfino timore di divenirlo), misantropia (odio verso la razza umana) o, in senso più espanso e astratto, l’odio viene espresso nei confronti di una nazione, di un ideologia, di una fede religiosa. Più contorto e apicale è il razzismo quale odio espresso verso etnie.
Mentre misoginia, misandria, omofobia e misantropia sono ossessioni con fondamento patologico proprio perché fobie, l’odio verso una nazione, una religione, un’ideologia o un’etnia sono costrutti della società che derivano dall’esasperata volontà di prevaricazione fra gli individui. L’odio fra il genere umano è insensato, proprio perché espresso verso i propri simili quindi, verso la propria radice.
Tralasciando quelle che possano essere le manifestazioni di odio nei paesi ove vige un regime politico totalitario, causa di un inevitabile scontro sociale, è molto più complesso analizzare gli atteggiamenti di profonda ostilità nei paesi democratici. La democrazia, infatti, è per definizione la forma di governo dove il potere è esercitato dal popolo tramite i suoi rappresentanti.
Il perfezionamento della democrazia è un obiettivo molto lontano da raggiungere perché basato sulla maggiore condivisione possibile d’intenti. Questo è possibile solo quando le opinioni, anche se non assolute, convergano verso un’unica soluzione, oggettiva e dal modello quasi matematico. In teoria, la democrazia dovrebbe crescere con il progresso perché tutto quello che si conosce con certezza è difficilmente confondibile. Ciò che è ignoto, infatti, spesso incute timore.
La democrazia non è sempre una forma di governo accettata incondizionatamente e, proprio essendo un percorso molto lungo e faticoso, è spesso interpretata in modo soggettivo. In Italia, ad esempio, la democrazia è in perenne mutazione perché adottata da pochi decenni. Spesso è un ostacolo all’ambizione, insita nell’individualismo degli italiani difficilmente disposti alla condivisione e che sognano il raggiungimento delle vette senza aver scalato le pendici.
Così posta, la democrazia potrebbe apparire in conflitto con il libero pensiero ma è sufficiente leggere gli scritti di Baruch, Spinoza, Sant’Agostino, Giordano Bruno, tralasciando volutamente le filosofie moderne, per scoprire che la democrazia necessita di pace, conoscenza e ragione.
È evidente come in Italia, dalla nascita della democrazia sino a oggi, la diffusione della conoscenza, la ragione e la pace siano poco diffuse. Viviamo, quindi, una fase di transito verso una democrazia ancora molto lontana. Oltre al nesso fra pace e ragione, quali elementi essenziali al raggiungimento della condivisione, c’è un’evidente volontà di ostacolare il corso democratico e non sempre a cura di chi predilige altre forme di governo ma proprio da chi ritiene di detenerne il controllo della forma e dei contenuti.
È qui che subentra nuovamente il concetto di odio quale sentimento che, se diffuso pubblicamente, riesce a dividere anche le società tradizionalmente molto coese.
Semplificando, il metodo più efficace per creare discordia fra persone unite che condividono più di un pensiero è proprio insinuare l’odio attraverso il falso. Quello che in piccola scala è il pettegolezzo e la maldicenza può divenire uno strumento sistematico in ambiti molto più vasti.
Un popolo diviso e in conflitto è più facile da controllare. Esattamente l’opposto di quanto prefisso dai principi della democrazia.
Nel passato l’odio nella popolazione s’induceva attraverso la distribuzione territoriale di sobillatori, che con metodo sistematico si confondevano fra la folla propagando false accuse e insinuazioni tanto da ottenere manifestazioni d’intolleranza, ostilità oppure, paure e incertezze. Al culmine del caos interveniva un governante ricco e potente a ristabilire l’ordine e l’equilibrio incrementando il suo potere. Questa condizione affiancata al bisogno e alla povertà si è sempre rivelata efficace per il controllo delle masse e lo è tutt’oggi.
L’incredibile disponibilità di strumenti di comunicazione capillarizzati sul territorio hanno favorito ulteriormente questo modo di frammentare la popolazione su argomenti fondamentalmente poco conosciuti o del tutto sconosciuti. Una piccola insinuazione diviene, nell’arco di poche ore, ragione di scontro fra favorevoli e contrari che si prestano al sordido gioco di alcune parti politiche e delle lobbies finanziarie. Perché un popolo diviso e in conflitto è più facile da controllare. In questo momento i sobillatori si chiamano troll, haters, shitstorms e cyberbullying e il loro operato si manifesta con bufale o fake news diffuse in rete. Non sono soltanto piccoli terroristi informatici ma mercenari al servizio della malapolitica, degli speculatori e delle mafie.
Il motivo per cui bufale e fake news trovino una così elevata forma di attecchimento sulla popolazione dei cybernauti risiede nella frequente abitudine di acquisire le notizie tout court senza, quindi, ragionare sui contenuti o verificarli da più fonti attendibili. È simile a quando si sfogliano i libri guardando solo le figure e ci si sofferma sui titoli o le prime righe dei motori di ricerca. Non è solo pigrizia consolidata ma trova radici più profonde nella pessima diffusione della cultura e dell’apprendimento storicamente operata da qualsiasi governo nazionale. La cultura, infatti, non è mai stata dispensata in modo esteso, efficace ed equo.
È, infatti, sufficiente un titolo falso o tendenzioso che l’odio inizi a insinuarsi.
Evidentemente la soluzione risiede nella ragione seguente alla conoscenza che è acquisibile solo attraverso la cultura diffusa. Libri, giornali, internet e televisione nelle loro espressioni migliori, forniscono lo incipit necessario al ragionamento critico.
L’odio indotto da terzi, volontariamente o involontariamente, rende l’uomo simile a un burattino privandolo, di fatto, di una mente pensante.
È impensabile che gli esseri umani possano sempre condividersi ma le energie impiegate per l’odio sarebbero meglio canalizzate nell’ironia o, al più nell’indifferenza. Entrambe, però, richiedono  maturità, equilibrio e, ancora una volta, cultura.
L’uso della satira per colpire un soggetto che è palesemente negativo alla società è la massima forma d’ironia, sempre che sia espressa con stile e correttezza. È sicuramente più efficace ridicolizzare i lati deleteri di un individuo, ad esempio un politico, piuttosto che auguragli la morte trasformandolo, agli occhi del pubblico, da aguzzino a vittima.
Come ogni seme, quello dell’odio richiede il giusto substrato che sarà sempre ben curato da chi trae vantaggio nel diffonderlo. Al contrario, non cedendo alle provocazioni mediatiche, ignorandone i contenuti, isolandone gli autori, ci si difende, costringendo i tenaci sostenitori della violenza a desistere per non essere estromessi dalla società.
La pace e la ragione, però, proprio come prevede la democrazia, si possono solo insegnare, proporre, diffondere e mai imporre, perché nessun uomo può elevarsi a detentore della verità assoluta. Ciò comporta umiltà e confronto ma anche fiducia in chi si dimostra palesemente più competente, traendo da lui accrescimento culturale, molto differente dalla sottomissione incondizionata. 



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