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Rosso relativo

Pubblicato da: Categoria: Editoriale

17
MAG
2013

 

Ha ragione Emilio Fede quando cita Spadolini: «La riconoscenza è solo l’attesa di nuovi favori». Ora che favori non può elargirne più, l’ex direttore del TG4 è divenuto l’emblema della sfigosolitudine. Stesso destino attende Gianni Florido, presidente di Provincia dall’affollata anticamera, espertissimo nell’arte di soddisfare tutti con un «sì, va bene», salvo poi sistemare giusto gli amici suoi, gli amici degli amici e –a quanto pare- gli amici dell’Ilva. Sono uomini, questi, tenuti buoni nel momento del privilegio ma ampiamente dileggiati nella disgrazia. Non si condannano loro tanto le malefatte, le connivenze e i favoritismi: quelli si lasciano passare sotto silenzio, come qualcosa che forse –in fondo- chi non avrebbe compiuto occupando la stessa poltrona?  Piuttosto a colpire è questa straordinaria capacità tutta italica di abbassare repentinamente l’indice di gradimento del malcapitato beccato con le mani nella marmellata. Vi è ancora l’aspettativa di nuovi favori? E qui (come nel film Sliding doors o, per i nostalgici, come nelle storie a bivi di Topolino) si aprono due possibilità: 1) Sì, c’è ancora da cavarne qualcosa, quindi tanto vale tacere e/o prendere le parti della difesa. Nel caso di politici si continua anche ad accordare il voto. 2) No, nessuna attesa, neanche un ragno dal buco, quindi pubblico disprezzo a go-go. Florido è uno dei tanti e neanche il peggiore: ve ne sono molti altri che ancora si ammantano di un potere prima o poi utile verso cui non si può manifestare biasimo, almeno fino a quando ci sarà la possibilità di ottenere qualcosa. In seguito, svelata la magagna, il meschino sarà oggetto non solo della rabbia arretrata ma anche dalla  violenza amplificata del singolo quando entra in una logica di branco. E tutti a dare addosso al miserabile, come tante tricoteuse in prima fila a godersi lo spettacolo della ghigliottina. Quanto sarebbe invece più opportuno esprimere il proprio sdegno non con il senno di poi, ma qui e ora verso quei politici e amministratori che hanno svenduto l’anima (la loro, ma questo poco ci importa) e l’ambiente. 
A proposito di disprezzo, dispiace costatare che siano avuti moti di disapprovazione verso l’espressione “furbizia orientale”, usata da Ilda Boccassini nel delineare il ritratto di Ruby, e nessuno abbia invece condannato il titolo dato da Libero per commentare la richiesta di condanna di Berlusconi: “Alla Boccassini manca il pistolino fumante”. Ora, lungi dall’essere orientale o occidentale, Ruby non è certo un’educanda ed è appropriato definirla “furba”, ma attaccare un magistrato sfruttando il clichè della donna brutta e sessualmente insoddisfatta è disgustoso.  Le mancate reazioni dei politici dell’una e dell’altra parte a un fatto che richiama il buon gusto oltre che l’appartenenza partitica, denunciano quale sia la massima aspirazione dei nostri rappresentanti in Parlamento: tirare a campare, stando bene attenti a non turbare ulteriormente l’equilibrio già precario del governissimo. 
 


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