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QUANDO I RATTI PARLANO DI FOGNE


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Pubblicato da: Categoria: EDITORIALI

26
GIU
2015

Domenica sera. Sto guardando distrattamente uno dei notiziari televisivi quando un ascetico figuro dal palco di una festa di partito, a Roma, si lancia in una intemerata invettiva usando queste precise parole “….e questi della destra non si vergognano! Ma tornate nelle fogne dalle quali siete riemersi.” Istintivamente guardo il datario del mio orologio. 21 giugno 2015, solstizio d’estate! Per un momento ho temuto di essere ripiombato al 21 giugno del 1975, anche quello solstizio d’estate. In quegli anni ero a Parma all’Università, i famigerati anni di piombo li ho vissuti sulla mia pelle, come molti di voi penso, segnandomi profondamente. E sono segni che molti portano indipendentemente dal credo politico che professavano e che professano oggi. Quella è stata una tragedia nazionale che ha lasciato solo vinti e nessun vincitore. Ma dov’era l’ascetico Marino al tempo? Il 55 enne primo cittadino frequentava il collegio S. Giuseppe de Merode dei Fratelli delle Scuole Cristiane, una delle scuole più esclusive della Capitale e del Paese, e dubito fortemente che si mischiasse con le sinistre masse di studenti che sequestravano le vie e le piazze d’Italia al grido di “fascisti carogne/ tornate nelle fogne”. Questo rigurgito da extraparlamentare invecchiato male, ci dà la misura del livello di squallore morale ed intellettuale al quale è scaduta un’intera classe politica del nostro Paese. Vorrei sommessamente ricordare all’asceta ligure, trapiantato a Roma, che ricevere il mandato per guidare una città o un paese comporta onori, certo, ma anche l’onere di farsi carico di tutti i problemi, anche i più rognosi, lasciati in eredità da chi lo ha preceduto. Altrimenti, se le cose andassero bene, non si vede perché il cittadino dovrebbe cambiare cavallo. Ho vissuto Roma da giovane, poi per motivi professionali ed oggi per abitarci, fin dalla metà degli anni ’70, dai tempi del mitico sindaco Petroselli, passando per Carlo Giulio Argan (grande storico dell’arte!) fino ai Rutelli, ai Veltroni ed agli Alemanno. Ebbene in questi 40 anni ho assistito sgomento ad una lenta ma inesorabile decadenza, se si eccettuano brevi periodi di “rinascimento”. Ma in questi due anni di vita romana, il degrado della Capitale ha raggiunto livelli non compatibili con quella che dovrebbe essere, ed ancora è per certi versi, una delle più importanti città del Pianeta. Vi invito a percorrere le strade della Capitale, ma non quelle di periferia, quelle del centro storico a partire da Via Nazionale, Via Merulana, Via Labicana, Via dei Fori Imperiali, passando per tutte le strade e stradine che portano al Pantheon, a Fontana di Trevi, a Trinità dei Monti e piazza di Spagna e via dicendo, dove le voragini nell’asfalto e nei sampietrini fanno impallidire i nostri “tratturi”. Il trasporto pubblico è al collasso, garantito, si fa per dire, per l’80% da automezzi vetusti con centinaia di migliaia di chilometro nel motore e disumane condizioni di viaggio per gli utenti in particolare nelle ore di punta. Di giorno e di notte la città è una cloaca a cielo aperto alla quale contribuiscono di buon grado le mandrie transumanti dei turisti che, non si sa per quale strana alchimia, quando arrivano a Roma cancellano le buone regole civiche che osservano scrupolosamente nelle loro città. Eserciti di ambulanti abusivi che occupano vie e piazze costringendo a slalom arditi i passanti. Vi invito a percorrere con me di notte Via del Corso da Piazza Venezia a Piazza del Popolo, passando per Piazza Colonna dove avita il giullare fiorentino, e vedrete ogni portale degli splendidi palazzi e chiese rinascimentali adibiti a monolocali con annessi servizi igienici, sotto le stelle, da plotoni di disperati al confronto dei quali i “miserabili” di Hugo erano delle mammole odorose. Per non parlare delle angherie che la popolazione deve subire ogni qualvolta deve misurarsi con le municipalizzate, come ACEA ed AMA, che si occupano in regime di monopolio della fornitura delle utenze. A fronte di tutto questo il barbuto primo cittadino parla di fogne e ha come unica priorità il benessere dei Rom, per i quali continua a stanziare milioni e milioni di euro. Signor Sindaco lascio commentare la sua filippica a una greve riflessione di Benito Mussolini, così non usciamo dal tema, “Troppi peli per un c….one solo”.  

 

 



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