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THE INDEPENDENCE DAY


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Pubblicato da: Categoria: EDITORIALI

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LUG
2015

Luglio rischia di diventare il mese simbolo, a livello planetario, del riscatto di molte popolazioni. Il 4 luglio si celebra l’indipendenza degli Stati Uniti, il 5 luglio è il giorno della dichiarazione d’indipendenza dell’Algeria, il 9 luglio si celebra l’indipendenza dell’Argentina, il 14 luglio, ça va san dir, è la festa della Bastiglia e l’inizio della rivoluzione francese, il 17 luglio si ricorda la guerra civile spagnola, il 25 luglio è il giorno della caduta del fascismo, il 26 luglio cade l’inizio della rivoluzione cubana, il 28 luglio lo scoppio della Grande Guerra. Non vorrei apparire enfatico ma penso che il 5 luglio 2015 potrà essere ricordato, nei libri di storia, come la data in cui i popoli europei cominciarono a dare una spallata per abbattere la dittatura tecnocratica dell’Unione Europea che per tre lustri ha oppresso, offeso ed umiliato centinaia di milioni di cittadini continentali. In se l’evento del 5 luglio scorso è minimale, addirittura potrei dire banale, perché si è trattato di un episodio che dovrebbe rientrare nella fisiologia della vita democratica di ogni Paese di cultura e civiltà avanzate, ovvero riconoscere al Popolo il diritto di esprimere con il voto il proprio volere in materie che riguardano il benessere e la salvaguardia della Comunità a cui si appartiene. In realtà, ad una analisi meno superficiale, il referendum greco della scorsa domenica ha in se una forza dirompente per ciò che simbolicamente ha rappresentato e rappresenta. Il governo ed il popolo di una nazione di appena 11 milioni di abitanti hanno rivendicato il diritto alla propria autodeterminazione ed alla propria sovranità in materie che riguardano direttamente la vita o la morte per strangolamento dei propri cittadini. Lo hanno fatto nella maniera più civile e pacifica che possa esistere, la consultazione popolare, dando una lezione di dignità e senso di responsabilità, andando contro a tutti i poteri forti della finanza che dominano il nostro continente, rigettando tutti gli odiosi e squallidi ricatti che i suddetti poteri hanno messo in campo contro di loro. Io non voglio entrare nel merito delle ragioni degli uni e degli altri, e di certo non sono schierato con la visione ideologica dell’attuale governo greco da cui mi separano anni luce. Ciò non dimeno sento forte l’imperativo morale di combattere, a fianco del popolo greco e di ogni altro popolo che vorrà seguirne l’esempio, una battaglia di civiltà contro lo strapotere di quelle autentiche organizzazioni a delinquere rappresentate dalla cosiddetta TROIKA, in nomen omen avrebbero detto i latini, ovvero Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea (non me ne voglia Mario Draghi, forse il meno colpevole di tutti). Due parole meritano i maggiori protagonisti di questa drammatica vicenda, sei personaggi in cerca l’autore. Junker, Presidente della Commissione, si è comportato da tragico burattino qual è, messo in quel posto da chi per più di dieci anni, quando il nostro era primo ministro lussemburghese, ha goduto dei privilegi fiscali messigli a disposizione dal più clamoroso paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. Un delinquente che vuol dare lezioni di etica economica. Di Mario Draghi ho accennato pocanzi, personalmente si è speso per ammorbidire le posizioni dei falchi della BCE e, nei limiti delle sue prerogative, ha fornito aiuti concreti alle traballanti finanze di molti paesi dell’Unione. Merkel e Tsipras, i duellanti, meritano il massimo dei voti perché, ognuno nel proprio campo, hanno dimostrato di essere dei leader credibili. La Merkel ha fatto, e continua a fare, gli interessi della propria nazione compito per il quale ha ricevuto mandato dai suoi cittadini fin dal 2005. Qualcuno ha detto, e sottoscrivo, che sarebbe bello se i tedeschi ce la prestassero per un quinquennio, in Italia avremmo finalmente uno statista. Tsipras ha fatto e cerca di fare gli interessi dei propri cittadini, partendo da una posizione di oggettiva inferiorità ma dimostrando una determinazione ed un coraggio ammirevoli pari a quelli del suo popolo. Infine Hollande e Renzi. I Gianni e Pinotto della politica europea non si sono smentiti anche questa volta recitando la parte a loro più consona: gli utili idioti.    

 



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