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2016, vent'anni dopo

Pubblicato da: Categoria: EDITORIALI

30
DIC
2015

Era un giorno di fine dicembre del 1965, in una Sicilia governata dagli uomini e dalle loro leggi. Un giorno come tanti, in cui le donne facevano la loro invisibile parte, costrette spesso a essere oggetto della volontà di potere e dominio maschile. Aveva solo 17 anni Franca Viola quando fu rapita da Filippo Melodia, un ragazzo del suo stesso paese, Alcamo; Franca era in casa con la madre quando il giovane entrò di prepotenza con l'aiuto di dodici amici, devastò l'abitazione e aggredì la madre che tentava di difendere la figlia. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese e poi in casa della sorella di Melodia ad Alcamo stessa; il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", ovvero per un incontro che mettesse le famiglie davanti al fatto compiuto e che facesse accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Il padre e la madre di Franca finsero di accettare le nozze riparatrici ma, d'accordo con la polizia, fecero arrestare Melodia e i suoi complici. Franca, supportata dalla sua famiglia, con il suo rifiuto aveva così sconvolto la morale dell'epoca secondo cui una ragazza "disonorata" come lei non aveva altra scelta rispettabile se non sposare il suo rapitore. Ancora in quegli anni, infatti, la legislazione italiana ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto "matrimonio riparatore", contratto tra l'accusato e la persona offesa. Il matrimonio diventava così merce di scambio con l'onore perduto: era necessario "sistemare" la vittima, che nessuno avrebbe altrimenti voluto, e la legge - scritta da uomini - agevolava la trattativa. La donna, o forse più la sua famiglia, diceva all'uomo: o mi sposi o vai in galera; l'uomo, per salvarsi, diceva alla donna: o sposi me o rimarrai sola e disonorata.
Durante il processo che seguì il rapimento di Franca, la difesa tentò di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d'amore, ma fu inutile. Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere e anche i suoi complici subirono una giusta punizione. Franca sposò qualche anno dopo un suo compaesano, un ragioniere che seppe fare bene i suoi conti: "Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un'altra" le disse, rispondendo così al timore della ragazza per eventuali vendette.
Sedici anni dopo venne abrogata la norma che prevedeva l'estinzione della pena in seguito all'avvenuto matrimonio, e solamente molto dopo lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona". Era il 1996, l'anno in cui fu eletta una ragazza di colore a Miss Italia, in cui si sciolse il gruppo dei Take That, in cui fu distrutto da un incendio il Teatro La Fenice di Venezia. Esattamente venti anni fa.



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