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FRANCESCO CONVERTINI: Mettiamoci ai lavori (pubblici)


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Pubblicato da: Categoria: POLITICA

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GIU
2012

 

 
Già assessore con l’ex sindaco Margiotta, l’ingegnere ci riprova con la delega ai Lavori pubblici nella giunta Ancona, fiducioso che questa volta duri di più, anche perché, dice, quando la situazione si fa dura, i martinesi guardano al centrosinistra
 
 
 
 
 
«Ho visto nascere la Prima Repubblica, e forse anche la Seconda. Mi auguro di vedere la Terza.»
Giulio Andreotti
 
Nel 1992 Giuliano Amato fu eletto presidente del consiglio, ma diede le dimissioni dopo soli 304 giorni. Fu sostituito da Carlo Azelio Ciampi, che formò un governo tecnico (anche se composto da parecchi politici). Nel 1992 la crisi monetaria fece diluviare lacrime e sangue, tra finanziarie, tasse e svalutazione. Nel 1992 il terrore tornò all’apice con gli attentati che resero immortali Falcone e Borsellino. Nel 1992 esplodeva il caso Tangentopoli. Nel 1992, per la prima volta, il movimento populista e antisistema Lega Nord entrava per la prima volta in Parlamento.
Ora vediamo il 2012: il governo tecnico di Monti, che ha rimpiazzato quello di Berlusconi, fa piangere e sanguinare gli italiani per fronteggiare una crisi economica di proporzioni bibliche. La paura è tornata a imperversare assieme alla fame, e l’attentato di Brindisi è solo l’ultimo tragico esempio di quanto sta succedendo. I vecchi partiti (vecchi per dire, hanno solo vent’anni) stanno implodendo a causa della sfiducia da parte dei cittadini, ormai stufi degli scandali. Infine il Movimento 5 Stelle di Grillo, populista e guascone come non mai, ottiene un sorprendente risultato alle elezioni amministrative.
Cosa manca? La legge elettorale: nel ’92 nasceva il “mattarellum”; oggi si sta lavorando ad un nuovo sistema che, si spera, sia più equo e giusto. Comunque una cosa è certa: se nel ’92 la I Repubblica Italiana (è un termine non proprio corretto ma indicativo) era ormai sulla via del tramonto, nel 2012, vent’anni dopo, la II Repubblica è nel letto ad agonizzare. 
In quegli anni, nel ’93 per essere precisi, anche a Martina si respirava aria di rinnovo: Martino Margiotta, a capo di una coalizione di centrosinistra, diventava sindaco. Oggi, con la vittoria di Franco Ancona, la storia sembra ripetersi, con la piccola differenza che questa volta le anatre hanno tutte le zampe a posto! (cfr. Martino Margiotta: tutta colpa dell’anatra zoppa, “Extra Magazine”, Anno V, n°49 del 23 dicembre 2011)  
L’ingegner Francesco Convertini, 47 anni, oggi è neoassessore ai Lavori Pubblici, ma già nel 1993 fu designato quale assessore all’Ambiente. Allora militava nella lista de La Rete. Considera una fortuna aver fatto quell’esperienza, molto breve, è vero, ma anche molto bella, che ha segnato le vicissitudini politiche di Martina. Dopo quell’anno da assessore è rimasto in politica, militando in partiti quali l’Ulivo e la Margherita e, talvolta, ricoprendo cariche di responsabilità cittadina. Nel 2007 si è ricandidato, ma non è stato eletto per una manciata di voti. Il risultato fu sicuramente buono, ma non abbastanza per entrare in consiglio. Nel 2012, assieme a Pino Bonasia, ha presentato la lista elettorale del PD. 
Secondo l’ingegner Convertini, questa esperienza è, in fondo, figlia di quella del ’93. Egli afferma che «I semi interrati nel ‘93 stanno germogliati solo nel 2012. E’ molto chiaro come questa esperienza si ricolleghi a quella, sia per la voglia di riscattare la città, sia per il desiderio generale di rinnovo da parte della stessa cittadinanza. Martina ci sta chiedendo di girare pagina, di cambiare profondamente la città.»
Data la forte continuità tra il passato e il presente, scambiamo quattro chiacchiere con chi ha vissuto entrambe le esperienze…
 
Considerando che Martina è sempre stata tendenzialmente di centrodestra, la vittoria definitiva di Franco Ancona è stata una sorpresa anche per chi lo ha appoggiato? Ve l’aspettavate o è stato un fulmine a ciel sereno?
«Come uso dirmi molto spesso, “il senno del poi è una scienza molto esatta”. A posteriori è molto facile affermare che ce l’avremmo fatta e che la vittoria era sicura. Credo che la proposta incarnata da Franco Ancona fosse molto credibile: è stata la risposta di una persona che ha costruito la sua credibilità personale, oltre che politica, negli anni. 
In questi anni d’impegno politico ho notato che Martina Franca ha sempre guardato sempre al centrosinistra nei momenti di difficoltà, quasi a voler riconoscergli un’attitudine a rimboccarsi le maniche. Io sarei contento se Martina cominciasse ad affidarsi al centrosinistra in modo più stabile, ma questo dipende solo da noi. Comunque non direi che Martina sia una città di centrodestra… è una città moderata, questo sì. Il centrodestra ha fallito negli anni e in molti modi: ha fallito in ogni variante possibile. A Martina si è innescato un sano meccanismo d’alternanza e la risposta e il candidato sindaco più credibili sotto tutti i punti di vista alla fine hanno prevalso.»
 
A partire dall’esperienza di Martino Margiotta del ’93, è curioso notare che il centrosinistra abbia vinto sempre dopo il ballottaggio, mentre il centrodestra si è sempre affermato al primo colpo. Forse è il caso di dire che Martina ci pensa due volte prima di affidarsi al centrosinistra…
«Io credo che questa cosa giochi molto la struttura sociale e il meccanismo di voto. Il primo turno è sempre condizionato da legami per così dire “famigliari”, detto con un termine neutro. Direi anche legami “clanici”, se volessi essere più polemico. Sono una caratteristica della nostra società. Per il voto al secondo turno, invece, prevale il senso di liberazione di ogni elettore: si sceglie molto più liberamente e devo dire che in questo caso già al primo turno il messaggio è stato estremamente chiaro e certe vischiosità erano state già state spazzate via, complice anche la crisi economica che ha ridotto gli spazi a chi fa facili promesse.»
 
E riguardo, come diceva poc’anzi, ai semi del ’93 che stanno germogliando solo ora…
«Beh, io sono un po’ di parte (sorride) e non è che negli anni non sia successo nulla nel centrosinistra. Ci sono state alcune altre esperienze molto importanti, in particolare quella di Bruno Semeraro, che ha insegnato a tutto il centrosinistra come sia difficile dialogare con altre realtà politiche non vicine a noi.»
 
Certamente, ma la mia domanda voleva essere un’altra: Martino Margiotta fu il primo sindaco della cosiddetta II Repubblica, termine puramente convenzionale che i giornalisti utilizzano per scandire gli eventi politici. Ora, è evidente che la III Repubblica stia nascendo a livello nazionale (le analogie tra la nostra situazione e quella del periodo ’92-’94 sono davvero tante) e ciò renderebbe Franco Ancona il primo sindaco a Martina Franca della III Repubblica italiana, come Martino Margiotta lo fu della II. Che ne pensa?
«Quando mi riferisco alla situazione nazionale in cui contestualizzare la nostra parlo proprio di questo. E’ come dire che, quando la situazione si fa dura, i martinesi guardano al centrosinistra. Lo dico scherzando ed è una cosa che un po’ ci dispiace perché vorremmo essere chiamati a governare anche nei momenti di espansione. D’altro canto, questo fatto ci responsabilizza, perché ci rende artefici non solo del rinascimento della città, ma anche di quella stessa espansione di cui sopra. Certo, non significa che ci sentiamo pronti a cambiare i destini di una nazione…»
 
Lei auspica che i martinesi si affidino più spesso al centrosinistra. Il nuovo inizio di Franco Ancona potrebbe essere un buono slancio perché Martina cambi definitivamente le sue tendenze politiche, non trova?
«Sì, ma questo dipenderà solo da noi. E con noi intendo la compagine amministrativa, il consiglio e la società al completo. Credo che l’appello che ci viene fatto dalla città sia per l’unità, e non solo unità delle aree politiche ma della stessa cittadinanza. Noi siamo stati per molti anni una città che, merito della sua coesione sociale, è stata in grado di farsi apprezzare e rispettare in Italia e nel mondo, ma nell’ultimo decennio tutto questo è venuto un po’ meno, quindi, quando diciamo che ci impegneremo affinché porteremo Martina al suo antico splendore, diciamo anche che questo si può fare solo unitariamente. Coralmente. La città tutta (non la città di centrosinistra contro quella del centro destra) può raggiungere di nuovo quei livelli. In questo vi trovo che ci sia una certa responsabilità anche da parte delle opposizioni. Di tutte le opposizioni.»
 
Che rapporti vi sono all’interno della coalizione, tra le varie forze politiche che la compongono? Lei, che non ha avuto un’esperienza diretta nella gestione dei rapporti tra partiti, sicuramente può dare un parere più oggettivo.
«Direi che non siano dei rapporti negativi. Ho visto molta consapevolezza e senso di responsabilità. C’è un clima di grande collaborazione e, ancora una volta, come nel ’93 trovo che il centrosinistra sia unito. Ancona non ha “nemici” alla sua sinistra e questo ha un fatto importante, poiché significa che la sinistra martinese ha fatto tesoro delle vecchie esperienze. Da questo punto di vista sono ottimista. Naturalmente ci sarà comunque una sana dialettica, che è sempre meglio avere al posto di una finta unità. Onestamente sono molto meno preoccupato di quanto lo sarei stato qualche tempo fa…»
 
E dei rapporti con le opposizioni?
«Diciamo che adesso non sta a me dire cosa fare agli amici del centrodestra e del centro, che hanno avviato già un loro percorso. Io mi auguro, come ha detto il sindaco, che questo successo del centrosinistra favorisca anche il centrodestra per quanto riguarda quei processi di organizzazione dei programmi. Credo che anche le persone che siederanno tra i banchi dell’opposizione siano consapevoli del momento che attraversa la nostra città. Senza fare retorica, il momento è davvero difficile, sotto ogni aspetto, da quello economico a quello sociale.»
 
Se volessimo stilare una sua tabella di marcia, cosa troveremmo all’inizio?
«Vent’anni, per me, non sono passati invano: in altri tempi avrei indicato degli obbiettivi; adesso ho imparato, anche dalla vita professionale, che farsi prendere dalla frenesia può essere poco utile al fine del raggiungimento di dati obbiettivi. In questo momento sto lavorando molto intensamente con il sindaco e con gli altri colleghi di giunta, col supporto degli uffici, nel terminare una ricognizione delle situazioni che abbiamo in essere. Dobbiamo ricordarci che amministrare è diverso dal comunicare e purtroppo in questi anni, in Italia, la politica è stata solamente comunicazione e, personalmente, mi sento di dare alla cittadinanza la data di un’inaugurazione di qualche opera pubblica piuttosto che dettare ora una lista di cose da fare. 
Più concretamente, in intesa con Tonino Scialpi ho designato interventi nelle scuole come prioritari. L’effetto di una buona amministrazione si misura quando questa è terminata da anni: questa è la nostra ambizione. Ovviamente questo non vuol dire che pensiamo di non ottenere risultati veloci, però per adesso stiamo lavorando sulla scuola e sulle strutture pubbliche che migliorano la qualità della vita, come i parcheggi. Da questo punto di vista, la lista degli obbiettivi è lunghissima: con pazienza e tenacia, caratteri degni della tradizione martinese, noi cercheremo di venire a capo dei problemi, uno ad uno.»
 
Stefano Coletta, Nunzia Convertini, Donatella Infante… la giunta di Franco ancona ottempera al sacrosanto rispetto delle “quote giovani” e della questione generazionale. 
«Certo, ma potrei dire, celiando, che anche un assessore di 47 anni sia quasi un ragazzino, considerando gli standard italiani. Potrei scherzarci, ma io ero il giovane della politica nel ’93. Considero la scelta di Franco Ancona molto lungimirante: avere in forze un mix generazionale di tale stampo è un modo anche per rimanere agganciati alla vita della città. I giovani sono il futuro, devono mettere entusiasmo e devono essere bravi, perché giovinezza non è sinonimo di qualità, così come nemmeno l’anzianità lo è.»
 
C’è una frase che vorrebbe lasciare ai martinesi e che riassuma un po’ tutto lo spirito con cui il nuovo governo intende portare avanti il suo operato?  
«Mi prendi un po’ di sorpresa… noi per tanto tempo abbiamo spiegato alla città che c’era un modo per fare una politica nuova e diversa, capace di intercettare le istanze della città. E’ arrivato il momento di farla e non più di parlarne solamente.»
 


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