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Raffaele Vecchi/Chiamatemi Priore

Pubblicato da: Categoria: Cultura

28
GIU
2013
Nuova guida, valori di sempre. La Confraternita  di Maria SS. Addolorata e di San Domenico si prepara a un nuovo capitolo della sua storia. Chiarendo anche gli aspetti decisamente più materiali, come le aste della Settimana Santa
 
Carità e trasparenza: sono questi i princìpi su cui porrà le basi per i prossimi cinque anni, il nuovo Priore della Confraternita  di Maria SS. Addolorata e di San Domenico Raffaele Vecchi. Tanti i suoi progetti che coinvolgono la Città vecchia e le fasce socialmente più deboli. 
Qual è il suo stato d’animo di fronte a questa responsabilità?
«Bene, sono emozionato ma al tempo stesso tranquillo, considerando il fatto che ho alle spalle una confraternita forte e importante, con la quale si possono fare tantissime cose».  
Quali sono i pilastri morali sui quali vi basate?
«Noi siamo devoti alla Beata Vergine Maria Addolorata; tramite la Mamma cioè la Madonna, noi tendiamo ad arrivare a Gesù, lei ci guida e ci aiuta a focalizzare il nostro obiettivo e il nostro percorso. La Madonna ci guida nel mondo della carità e ogni azione che compiamo sta a emulare il suo atteggiamento nei confronti del figlio Gesù».
La Confraternita possiede una storia ricca di tradizione…
«Sì, sono 343 gli anni dalla sua fondazione, originariamente come Confraternita di San Domenico; il culto mariano si è innestato in questa confraternita circa 100 anni dopo, quando si è cominciato a celebrare una giornata particolare per la Madonna, il 15 settembre. E’ stato allora che si è definita la Settimana Santa, la cosiddetta “settimana minore”, durante la quale la Madonna esce in pellegrinaggio e va alla ricerca del figlio, precisamente il giovedì notte fino al venerdì mattina che rientra».
Può spiegarci il significato del “bastoncino” che Le è stato donato?
«Il bastoncino dà il senso di guida: colui che ha il bastoncino, il Priore, guida la confraternita. Non è un simbolo di comando».  
In che modo avete intenzione di aprirvi alla città? 
«Il progetto di carità intende partire dai bambini della Città Vecchia. L’idea del Priore e delle persone che gli sono state vicine sino a ora è ben precisa: cercare di aiutare i bambini attraverso il doposcuola, aggregando all’attività del doposcuola quella ludicoricreativa. Abbiamo già trovato dei locali che possono permettere queste attività, il prossimo passo sarà quello di provvedere alla copertura finanziaria con l’approvazione del nostro Consiglio; renderemo nota questa opera di carità alla prima assemblea utile dei confratelli, all’inizio di ottobre, dopodichè  potremo cominciare a operare in questo campo. Le idee sono tante: un piccolo banco alimentare per i poveri e il recupero di alcuni spazi della Città Vecchia che adesso riversano in condizioni disastrose, per farne riappropriare ai cittadini. Poco alla volta cercheremo di venire incontro alle esigenze di tutti: la “carità spot” va bene, l’abbiamo fatta , ma adesso desideriamo avere dei progetti a lungo termine, ovviamente sempre inerenti alla carità».
Cosa pensa del progetto di revisione che vuole adottare Monsignor Filippo Santoro per quanto riguarda l’asta e le modalità caritative proprie della confraternita?
«Monsignor Filippo Santoro ha posto l’attenzione su un aspetto molto importante: far capire a tutti che le confraternite sono parte attiva della chiesa, che vivono nella fede per la carità. E’ importante che la gente sappia cosa facciamo con le offerte. I nostri bilanci sono estremamente rigorosi, sintetici e leggibili, oltre a ricevere il controllo dal priore, dal cassiere, dal Consiglio di Amministrazione, dall’Assemblea, dalla Diocesi e dal Vicario. Esiste un livello di attenzione importante alle spese, ma adesso è bene realizzare questi progetti e dire alla città cosa si fa con questi soldi. Si tratta di offerte fatte in piena libertà in un’assemblea privata di confratelli, per aggiudicarsi e avere l’onore di portare in processione un simbolo. Resta il fatto che l’Arcivescovo ha detto una cosa molto importante: “diamo risposta a chi non sa”, quindi semplificherei in “trasparenza e comunicazione”».
E oltre a ciò, non ha parlato di porre un certo limite alle offerte?
«No, non se n’è parlato,  se non in maniera perimetrale. La Confraternita ha delle spese da sostenere: due cappelle sociali che vanno ristrutturate e tenute in funzione, ma il resto si può destinare in progetti di carità. E’ importante sapere e conoscerle le cose, prima di esprimere delle critiche». 
 


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