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COUCHSURFING/Molto più di un divano

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

26
LUG
2013
È la nuova tendenza low cost per viaggiare nel mondo, incontrare contesti culturalmente differenti, stringere legami e amicizie. Nel primo meeting tra couch surfer, noi abbiamo intervistato l’organizzatrice, Anna Delli Noci
 
Lo slogan dei couch surfer recita: "il mondo è più piccolo di quello che pensi!". La nostra redazione non poteva mancare al primo incontro organizzato nel centro storico di Taranto, da Anna Delli Noci, che ci spiega come “zompare da un divano all’altro”. 
Puoi spiegarci cosa è il couchsurfing? 
«The world is smaller than you think”* è la frase che apre il sito di CouchSurfing (letteralmente “saltare da un divano all’altro”) che è una piattaforma online su cui opera un’omonima rete di ospitalità. L'idea originaria risale al 2004 quando Casey Fenton, insieme con altri tre soci, si mette in testa di dare vita a un network internazionale che consenta ai viaggiatori di entrare in contatto con i cittadini del luogo di destinazione.  Un’esperienza, quindi, che offre la possibilità di conoscere gente in tutto il mondo, vivere nelle loro case, stringere amicizie, condividere un atteggiamento culturale e viaggiare a basso costo. Tali opportunità raramente capitano se viaggi in modo ‘tradizionale’ da turista». 
 
Come funziona? 
«Parlare di vacanza a costo zero è riduttivo e svilente, in quanto Couchsurfing si è rivelato un manifesto sociale a cui oggi quattro milioni di persone diffuse in 230 Paesi nel mondo aderiscono entusiasti, di cui 115mila in Italia. Ci si può iscrivere selezionando l'opzione che più si confà al proprio stile di vita: è possibile ospitare o in alternativa dare semplicemente la disponibilità a liberarsi per un caffè, si può indicare quante persone possono essere accolte in casa, le eventuali preferenze di genere, di età e di provenienza».   
 
Come si fa a chiedere ospitalità? 
«Diventare couchsufer è molto semplice, basta iscriversi al sito, compilare una sorta di scheda di presentazione che verrà inserita in un database e che permetterà ai vari utenti di avere delle informazioni più o meno dettagliate sul couchsurfer in questione. Consideratelo una sorta di menù dove scegliere quello che più vi piace o quello che più si avvicina alle vostre esigenze o desideri. Una volta iscritti, il nostro profilo appare tra le opzioni da considerare in corrispondenza della destinazione. Ogni profilo personale è composto dalla propria descrizione e da tutte le referenze lasciate dalle persone incontrate». 
 
Vizi e virtù di questo fenomeno? 
«Tra i lati negativi di Couchsurfing ci sono poca privacy, e possibilità di incontrare ‘scrocconi’ con la sola voglia di condividere il tuo divano. I lati negativi, tuttavia, non scalfiscono affatto gli effetti benefici come la possibilità di conoscere subito e da un punto di vista più ravvicinato la realtà locale».
 
Come sei diventata una couchsurfer? 
«Mi sono iscritta nel 2010, durante il mio gap year a Brighton, ho iniziato a partecipare ai meeting organizzati una volta alla settimana, sempre in un pub diverso. A ogni incontro partecipava gente da tutto il mondo. Anche grazie a questa esperienza, il mio bagaglio culturale di ritorno è diventato più ricco. Ho iniziato a ospitare quando sono andata a vivere da sola, e sul divano del mio mini appartamento hanno dormito ragazze provenienti da Illinois, New Zeland, ecc... Sono rimasta in contatto con tutte loro. Oltre a essere una finestra sul mondo, CS è uno strumento di incontro con i propri vicini grazie ad eventi culturali, scambi linguistici e altre esperienze aperte a tutti. La realtà pugliese è super attiva e organizzata, e anche Taranto nel suo piccolo sta cercando di ‘emergere’. In questo momento più che mai, la città ha bisogno di nuovo humus. Voglio ridare indietro qualcosa alla mia città, ‘trasformandomi’ in ambasciatore locale per far vivere a chiunque voglia condividere un pezzo del suo viaggio qui, un’esperienza autentica e di valore. In nessuna scuola si insegna a come essere ospitali, Noi tarantini ce l’abbiamo nel DNA. Anche attraverso la rete, si sta creando un ecosistema in cui riscontro tanta voglia di miglioramento e collaborazione, all’interno di un contesto di turismo sostenibile». 
 
Non hai paura di ospitare estranei in casa? 
«L’ospitalità è interazione che abbatte i muri della diffidenza. I principi su cui si basa il couchsurfing sono fiducia, rispetto, ospitalità, scambio. Per garantire la fiducia all'interno del sistema, il network del Couchsurfing si fonda sulla responsabilità di ciascuno e sul reciproco cross-control. A ogni utente corrisponde un “valore reputazionale”. È chiaro che la corrispondenza on-line e i feedback vi aiuteranno a valutare la persona da cui andrete o che pensate di ospitare, però alla base c’è comunque una scelta di fiducia, concetto elastico che si basa sulla possibilità di valutare l'altro in base a regole trasparenti e condivise che ne decretano il livello di affidabilità. Sono gli stessi couchsurfer a decretare l'affidabilità dell'ospitato e dell'ospitante attraverso recensioni e commenti che ciascuno è tenuto a scrivere sul profilo dell'altro subito dopo averne fatto la conoscenza. Questo contribuisce a definire la reputazione di ciascun partecipante e a collocarlo all'interno di un ranking autodeterminato fatto dei giudizi di tutti. Ogni volta che si riceve una richiesta di ospitalità o si intende essere ospitati da qualcuno, il profilo della persona conterrà le informazioni utili a compiere la scelta migliore. Lì si potrà sapere in anticipo se la casa dell'ospitante è in centro o in periferia, se ha un cane, se russa di notte o se c'è sufficiente igiene in bagno. Allo stesso modo l'altro potrà sapere tutto ciò di cui necessita su di noi e optare per darci ospitalità o meno. Lo scambio si fonda sul principio del "dono", una modalità di incontro tra valori d'uso in cui dare e ricevere si incontrano in maniera non strumentale all'arricchimento o al benessere dell'uno rispetto all'altro. In fondo è lo stesso principio che muove il baratto, gli swap party, i mercatini di scambio, il carpooling e tutte le altre forme di incontro che vanno sotto il nome di sharing economy. Quando si parla di couchsurfing a essere oggetto di condivisione è molto più di un divano scomodo e smollato: sono esperienze, parole, viaggi, racconti, vino, cibo, amore, sentimenti, passioni, hobby, etc.».
 
Raccontaci una storia o aneddoto. 
«Tra le varie esperienze stupende, vorrei ricordarne una in particolare. Dopo un bellissimo pomeriggio trascorso presso l’associazione le Sciaje (couchsurfing friendly) in città vecchia, che ha contribuito a creare un’atmosfera vibrante e multiculturale tra noi ‘hosts’ tarantini e alcuni surfer proveniente da New Zeland e India, abbiamo concluso la serata con una cena sotto un albero di limone, durante la quale un melting pot di lingue, culture, storie e cibo hanno dato vita a una danza di lingue, linguaggi, e good vibes». 
 


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