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Quelli che… Gridiamo senza urlare

Pubblicato da: Categoria: Cultura

30
AGO
2013
Come un virus, una malattia che si diffonde e sfocia in disperazione, rabbia, paura e sgomento; un cocktail di emozioni e di vivo sentimento. E’ ciò che traspare dalle ragazze di Danza Contact Improvisation, quando ballano sotto la calura estiva, davanti al giardino delle cozze di Mar Piccolo, o al teatro abbandonato del Parco Cimino, o al Parco delle Mura Greche e in tutti i luoghi abbandonati di Taranto, di cui la cittadinanza vorrebbe riappropriarsi. Sicuramente tutto ciò ha un significato, vuole lanciare un messaggio ed è soprattutto propedeutico alla giornata di fine ottobre, quando nel Parco delle Mura Greche (dove si è festeggiata la festa del 1° maggio con il mega concertone) ci sarà una festa in cui saranno proiettate su un grande schermo touch-screen tutte le riprese delle coreografie, fatte presso i luoghi abbandonati della città. A parlarci di questo progetto Simona Tempesta, colei che accende gli animi in preda al virus, lo stesso che è diffuso per la città di  Taranto, a causa dell’usurpazione, dell’indifferenza e del malaffare degli amministratori locali e non.
Simona puoi parlarci di questo progetto? Come nasce e grazie a chi?
«Il progetto dell'evento di fine ottobre è nato un giorno per caso, nel parco archeologico delle Mura Greche di via Blandamura, dove si è svolto il grande evento del Primo maggio, su iniziativa di Landscape Choreography. Tale iniziativa supporta pratiche collettive di giardinaggio urbano e incoraggia una innovativa cultura europea di spazi comuni attraverso un approccio interdisciplinare che integra arte pubblica, architettura del paesaggio, performing art, e l'analisi socio-antropologica. Il progetto coinvolge tre città di tre paesi europei: Taranto (Italia), Cottbus (Germania) e Cluj (Romania) e dura 24 mesi. Il progetto intende sviluppare nuovi linguaggi creativi interdisciplinari, creazione di nuovi orti urbani, la produzione di spettacoli artistici e la loro circolazione e l’analisi comparata nel campo antropologico e paesaggio urbano. L'obiettivo fondamentale è quello di coinvolgere il cittadino nella creazione di nuovo giardino urbano, attraverso laboratori di costruzione partecipativa, mettendo in scena questo processo attraverso performance artistiche: il cittadino è il "creatore" della performance, l'arte sarà solo dare una forma espressiva di queste azioni».
Come nasce la collaborazione tra Taranto Tarantanz, la tua compagnia, e Balletto Civile Landescape?
«La collaborazione tra Taranto Tarantanz e Balletto Civile Landescape Choreography nasce per caso, durante una iniziativa in uno spazio condiviso, libero da proprietari perché area collettiva gratuita, che ci ha visti uniti dagli stessi obiettivi: rivitalizzare gli spazi verdi urbani della città abbandonati dalle amministrazioni dirigenti».
Ci vuoi parlare di questi progetti?
«Tarantanz è una compagnia fondata da me, danzatrice e coreografa. Il laboratorio di Teatro Danza si basa sullo studio del metodo Tanz Teather tedesco di Pina Bausch e Susanne Linke. Propone un percorso creativo di costruzione coreografica facendosi ispirare dal metodo Grotowskiano, approfondisce e rielabora l’interpretazione personale della danza e del teatro di ricerca, la tecnica e la pratica, l’esercizio quotidiano e costante determinando il confronto tra linguaggi coreutici-corporeo-espressivi contemporanei . Lo studio della tecnica di base, la conoscenza delle potenzialità tecnico corporee, lo studio della voce e del suono che produce; l’ assolo, l’improvvisazione, il lavoro di gruppo, quindi la ricerca. La danza contact è una delle tante discipline studiate durante la mia formazione. La Compagnia del Balletto Civile è stata fondata dalla danzatrice e coreografa Michela Lucenti che avevo già conosciuto a Bologna durante gli studi universitari; si tratta di un collettivo nomade di performers con residenza artistica presso la Fondazione Teatro Due di Parma. Landscape arriva a Taranto grazie a un partenariato tra l'associazione di architetti Tarantini "La Buat" e la compagnia di Parma, il partenariato di un progetto finanziato dalla comunità europea».
Perché a Taranto? 
«Taranto perché oramai è conosciuta ovunque; tutta l’Europa è preoccupata della gravissima situazione che viviamo nella nostra città: ansia, angoscia per un disastro ambientale e un genocidio di stato latente e vergognoso. Taranto è una “Emergenza”».
Qual è l’obiettivo? 
«E' davvero difficile raggiungere degli obiettivi in questa epoca sofferente, dove chi più ha, più sottrae agli altri; noi però non ci fermiamo e gridiamo senza urlare il nostro malessere attraverso i linguaggi artistici della danza, del teatro e del video con lo scopo di difendere gli spazi della cultura conquistati e crearne di nuovi. Certo è, che se avessimo la partecipazione cofinanziata dalle amministrazioni locali, il lavoro autoprodotto ( parlo per la comunità tarantina), avrebbe migliore sviluppo e maggiore stabilità».
Come sta rispondendo la cittadinanza?
«La cittadinanza partecipa attivamente, cosi come i residenti al Parco di via Blandamura sono contenti e ci fanno i complimenti per i servizi tecnici e ricreativi che trovano sotto casa, partecipando e interagendo attivamente; allo stesso modo nel Borgo Antico e ciò è pienamente soddisfacente».
 


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