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Densi dialoghi/Ripensando il territorio

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

23
MAG
2014
Abitare/attraversare consapevolmente l’ambiente. L’Ammirato Culture House di Lecce lancia una residenza artistica incentrata su confronto e condivisione
 
Quale rapporto lega la comunità al territorio? E’ possibile una sintesi tra itineranza e stanzialità? Questi quesiti sono al centro della residenza “Densi Dialoghi/Dense Dialogues” in corso presso l’Ammirato Culture House di Lecce.
Il progetto, curato da Luigi Negro (sociologo) e Lorenzo Madaro (critico), mira a coniugare conoscenza e riflessione sul Salento, analisi sociologica e produzione artistica, prendendo le mosse dall’esplorazione compiuta dagli artisti Riccardo Arena e Jonatah Manno, che, a bordo di un camper, hanno girato in lungo e largo il capoluogo. La seconda fase (13 e 17 maggio) ha previsto invece alcuni laboratori aperti, nell’ambito dei quali i due hanno potuto incontrare e confrontarsi con altri artisti e con la collettività. Così ha presentato l’evento lo staff dell’ACH: «alla base delle singole sessioni vi è un’idea dilatata di densità, di sviluppare un dialogo fra differenti visioni e urgenze percepite, ma anche quella di seguire la necessità di rendere visibile i campi di ricerca degli artisti, così utili a svelare il segreto del mondo contemporaneo. Per questo l’indagine diviene radicale e nello stesso tempo rigorosa e in condivisione, in dialogo, appunto, anche con la comunità più vicina». 
Questo percorso di studio e scambio è culminato il 19 maggio con l’inaugurazione della mostra ”How early men believed that all things that move are alive”, aperta fino al 31, che ripercorre il viaggio dei due artisti  tra i siti megalitici del Salento, attraverso la raccolta di materiale fotografico, sculture, disegni e mappe stimolate dalla suggestioni registrate strada facendo. L’incontro tra Manno e Arena è particolarmente felice e fecondo, forse proprio in virtù dell’apparente distanza che caratterizza le loro esperienze pregresse. Il primo è nato a Lecce nel 1976, e vive e lavora a Berlino. La poetica dei suoi lavori è incentrata sulla concezione dell’individuo come entità storica, da cui si sviluppa uno studio che intende essere antropologico e filosofico al tempo stesso. In quest’ottica l’arte offre suggestioni semiologiche e vie di fuga che rendono l’opera un motore capace di evocare e generare molteplici significati.  Fra le ultime mostre personali di Manno si segnalano: “Dimethyltryptamine”, presso Museo Apparente (Napoli, 2013) e “Perisphere. Emre Hüner/ Jonatah Manno” (Milano, Brown Project Space, 2009).  Nel 2008 ha partecipato al CSAV- Artists Research Laboratory presso Fondazione Ratti (Como), con Marjetica Potrč come Visiting Professor, e nel 2012 al progetto “Laboratorio” presso Artisti in Residenza, (Roma). L’artista è inoltre curatore del progetto itinerante “Persistence is all.”
Arena è invece nato a Milano nel 1979, vive e lavora tra il capoluogo lombardo e Buenos Aires, e nel corso degli anni ha realizzato progetti in diversi Paesi del mondo. Il primo, “Il quattro volte albero”, ideato durante una serie di viaggi in Cina, è stato esposto nel 2008 a Shanghai nella galleria 1918ArtSpace, e nel 2009 a Milano nello spazio Mayr3 e nella galleria Allegra Ravizza Art Project.  A questo è seguito  “Duplice morte Ellero ed ecosistema visivo”,  che ha visto la luce in un villaggio tibetano del Sichuan, svilupparsi tra Argentina e Bolivia, per poi essere presentato nel 2011 a Buenos Aires nella galleria Wussman e nel 2012 nel MAGA, in occasione della vincita del XXIV Premio Arti Visive del Museo di Arte Contemporanea di Gallarate. 
L’ultimo progetto in ordine di tempo, “Vavilon”, iniziato nell’estate del 2013 e attualmente  in fase di realizzazione, ha al centro l’arcipelago di isole Solovki distanti 160 km dal Circolo Polare Artico. Come spiega lo stesso Arena, nei suoi lavori «tornano spesso temi legati alla scienza, alla metodologia della classificazione, alla tradizione e religione, alle visioni utopiche, alle mitologie popolari, a teorie fondate e infondate, agli immaginari catastrofici intesi come atto creativo di riorganizzazione, evoluzione e metamorfosi; questi fili tematici sono tramati nel tentativo di delineare un paesaggio mentale sovrastato da un eccedenza di percezione, la cui oscillazione tra razionale e spirituale, si dissolve in favore di una dimensione evocativa, visionaria e poetica». 
Gli archetipi e la loro influenza sull’immaginario collettivo rappresentano il filo rosso che, unendo il percorso dei due artisti, ha costituito l’elemento di (ri) partenza da cui è nato “Densi Dialoghi”. Un’iniziativa, questa, che rappresenta un ulteriore tassello nel progetto di ascolto e ri-definizione condivisa del tessuto urbano salentino portato avanti dall’ACH, sempre più punto di riferimento prezioso nel dibattito socio-culturale. 
 
 


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